POLLI EVA ( nata il 9 aprile 1953 a S.Giustina BL residente a Malè TN)
Sul mio nome si è giocato anche il rapporto con la poesia nata da un bisogno di introspezione; non c’è che dire è un nome destabilizzante che sembra fatto apposta per creare incertezza;però in fin dei conti mi diverte pure giocherellare con il mio nome che anagrammato mi fa risalire fino ai tempi di Cesare, l’imperatore s’intende. Lui si faceva salutare con AVE Cesare, io potrei farmi dire AVE Eva anziché BUONGIORNO. Bisogno di dar lustro alle proprie origini? E perché no?
Insegnante dal 1976, sto ancora cercando di capire se questa era o non era la mia “vocazione” ma ormai è giunto il momento di smettere di chiederselo; nel frattempo la mia insoddisfazione m’ha spinto dal 1988 a fare i conti con l’attività di corrispondente del quotidiano Trentino.
Nonostante questo nuovo impegno mi abbia portato via molto tempo, non ho smesso mai di scrivere poesie che è la prima espressione artistica cui mi sono dedicata. Di solito, quando mi coglie l’impressione di perder tempo scrivendo versi, fra me e me brontolo: se m’è venuto spontaneo farlo, qualche motivo ci sarà! Del resto se è capitato che per qualche tempo abbia trascurato l’attività poetica, poi il richiamo si è fatto sentire costringendomi a ridarle spazio affiancandole anzi per un certo periodo la passione per la pittura.
Intervista
Eva: ormai questo nome fa parte del mio DNA. Come first Lady però non mi sento a mio agio forse perché è un ruolo che nessuno mi ha mai riconosciuto. Magari, semplicemente, non sono la punta di diamante di nulla e provo un po’ d’invidia per chi lo è. Mah!
Ah già, mi chiamo anche Polli/Poli; anche in questo caso c’è un’ambiguità che si mette di traverso. Mio padre lo voleva con “UNA ELLE” ma per non litigare con tutti gli uffici del mondo non l’ho utilizzato neppure come nome d’arte.
Nel solco della sfida con il peccato rievocata da EVA si è sviluppato il mio bisogno di scriver poesie inizialmente autobiografiche, poi dedicate alla donna e ora incentrate sul ruolo imprescindibile di quel galeotto di un tempo da cui dipende ogni percezione di realtà.