AVARO

Arde di lucrosa la sete                            
E muore stringendo                                
Ciò che non ha                                     

 


PENSIERI  

Si inchinano i pini al mare
Ed i pensieri umani
Annegano in esso

 

LO SCAPOLO

Ciglia ansiose e nella notte            
Guarda giostra impudica               
La virtù si oblia                         
annegando in un bicchiere         
L’oro sudato a braccia 

AVARO

E sempre in lui il desiderio
di ricchezza e nasconde
i suoi averi senza spendere.
Infine muore attaccato a quel tesoro
Ormai senza valore.
E come se non l’avesse

 

PENSIERI

Il Maestrale piega sul mare la cima dei
pini che scaricano in esso i pensieri
umani rimasti intrappolati fra i rami

LO SCAPOLO

Libero, guardia con ansia nella notte
il via vai di amori mercenari
e si dimentica il vivere onesto,nel vizio
e nel vino dilapidando il denaro
guadagnato con sudore e con fatica..


GIUGNO

S’indorano le messi
al tuo calor crescente,
sollecito ad oriente
s’alza splendente il sol.

Le rondinelle vanno
su nell’azzurro cielo;
è rifiorito il melo
nell’orto accanto a me.

La barca spinge in mare
il pescator contento,
le vele spiega al vento
cantando amore amor.

Le scuole son finite
ed i fanciulli a schiere
vanno alle riviere
le membra ad imbrunir.

Giugno, mese di sole
di rose e di mimose,
son le speranze nuove
il cuore a rallegrar.

Io, sol’io soltanto
co’miei pensieri neri
che cercan cimiteri
per dar pace al mio cuor.

E’ inutile ch’io chiami,
non mi rispondi amore:
con questo mio dolore
da te presto verrò!

 

AL CIRCEO

Com’eri bella
Quel quindici di Agosto

Sulle rupi del Circeo
Il sole ci riscaldò
Il cuore stanco

Complice la Maga
Fummo felici quella notte

Memore al tuo partire
Scrissi sul muro
Col pennarello bianco:

NOI ANCORA VIVI 1987

 

IL PRIMO AMORE

Eppur mi amasti! Eppur ti amai
        Poi ci allontanò la sorte

 

        Sulle tue labbra verginali
Dei baci il desio ancor m’assale

E mi sovvien l’antico ardore
        Che ancor mi punge

        Se dietro all’omero
Mi volto a riguardare
Della gagliarda Gioventù
        Cosa mi resta

Fuor che il rimpianto d’allor
        Mesto e sconsolato?

        Quel che si è avuto è dato
E’ questo il premio della vita?

 

LATINO

Lingua che fu dei nostri padri un vanto
E’ora diventata una nemica
Degli studenti che per studiarla un tanto
Sudano forse più d’una camicia

Nei compiti di casa e quelli a scuola
Volano i tre i quattro ed anche gli un,
Sembrano i fogli con quei segni viola
Reduci dalla guerra di Nettuno!

E maledicono Cornelio, Cicero e Catullo
E Cesare che diè le Gallie a Roma
Maledicono i versi di Tibullo

Cui per l’Arte incoronare la chioma
Vorrebbero al ministro far protesta,
Pur tuttavia il latino ancora resta!

 

PREGHIERA

Onnipotente Signore del Creato
Perché non mi facesti cane?
Perchè tal privilegio non m’hai dato?
Chè se il cane uccide è sua natura.
Per l’uomo no! Se uccide paga!

Non valse di Sodomia far brace
Né il grande allevio
Le colpe a risciacquar
Giorno, dopo giorno ancor si compie
Il sacrificio Umano sull’altar (*)

Dopo una vita senza gioie e grama
Nera e furtiva Atropo giù dal monte(**)
Colei che tutti uguali rende,
Per aver commesso un sol peccato
Crudele farà calar la lama…

Poi in Caìna (***) ti condurrà e Caronte
Pronto a trasbordar ti prende
E per l’Eternità sarà per quel reato
Il tuo destino infame!
Onnipotente Signore del Creato
Pechè non mi facesti cane?

(*) Ogni giorno durante la messa
     Si compie il sacrificio di Gesù
     Fattosi uomo.
(**) Atropo: La Parca che tagliava il filo
       Della vita cioè la Morte
(***) Caìna = Inferno      
 

 

CLESSIDRA

Se non t’è dato, Clessidra
I piedi e l’ale
Delle danzanti vergini ore
Arrestar danza fatale
E il corso frenare dei fulgidi corrieri
Per i cieli immensi incontrastati regi,
Almeno per te cortesi
Siano le inclite dee.

Non fia lor grave poiché l’umana vita
E’ un battito d’alinell’età del tempo,
A noi dedicar, ridenti e liete, lor cure
Tra il saettar contento,
D’ogni piacer Cupido.
Poiché, l’oscura prole del Fato Atropo,
Già ci recise i nostri primi amori,
Poiché, la sua germana ingrata,
Mal fece passar di nostra vita il capo,
Voi d’Iperiore sempiterne ancelle
Voi vaporose, eteree, tra gli iridati veli
Siate con noi cortesi, e noi
Vi innalzeremo sino al cielo canti di gioia.
Orsù, Clessidra,
Dei nostri amori sospiri e pianti
Fidata amica,
Ti preghiamo d’esserci compagna.
Ma,se così non sarà cosa potremo dir?
“Che un fulmine ti schianti!”
Roma 29 agosto 1958

Note: Il occasione del compleanno di Marina il 29 agosto ho regalato alla mia fidanzata un orologio implorando la Dea Clessidra di farsi interprete presso le Ore, ancelle del Dio Sole al fine di ottenere una vita serena e felice dal momento che Atropo recise il filo, anzitempo, dei nostri genitori (Nostri primi amori)

 

AMICO VINO

Fa freddo, piove, soffia tramontana.
Il cielo è rotto da bagliori vivi;
Romba il tuono ed il fragore s’allontana
Come inghiottito intra gorghi e clivi.

Ma io non tremo se mi stai tu accanto,
Dolce compagno d’ogni mia tristezza.
Quando ti bevo fai svanir d’incanto
Ogni rancore, ogni mia amarezza.

Frizzante, dolce, profumato e biondo
Dentro al cristallo tu m’inviti a bere,
Ed io bevo, bevo, bevo fino in fondo
Finchè non vedo il fondo del bicchiere

Torpor soave mi prende e m’allontana
Da questa vita che mi è sempre ostile
Dove “Giustizia” è una parola vana
Dove fortuna bacia a chi è più vile.

Sogni soavi! Che stupenda saga
D’immagini mi appar e che colori!
Te vedo col tuo sorriso dolce vaga
Donna mia! Or non se più: riposi!

Lacrime calde vanno nel bicchiere,
E vino e pianto mando giù d’un fiato
Questa è la vita? E continuo a bere
A che serve soffrir, perché son nato?

Presto verrò laggiù, sotto un cipresso
A farti compagnia, giovane amica
E tu m’aspetterai, lieta, all’ingresso
Dell’eterna pace, di un’eterna vita.

Addio a domani, addio, dolce liquore.
Mi brucia il petto e già la testa chino
Hai ucciso in me, un poco, il mio dolore.
Grazie di cuore, grazie amico vino!

Oneglia 21 febbraio 1944

 

IL TEMPO CHE PASSA

Fra mille e mille vago
Eppur son solo.
Turba di immagini mi segue:
E’ il mio passato.
E sono immagini di bimbi, di adolescenti
E son di adulti, d’amici.
Vedo di ieri l’ombra mia più bella:
Mi guardo nello specchio,
E già l’imago mia non è più quella;
Nello spazio di un dì son già mutato.
Vedo a valle danzar gli anni bambini.
Vedo i vent’anni spensierati,
Ed altri ancor agili e snelli:
Li vedo in grigio verde di soldato:
Un ciuffo bianco m’appare fra i capelli.
Eccone altri ed il passo è un po’ più stanco
Sfiducia nel volto e dentro il cuore
Hanno le maniche nere d’impiegato!
Oh! Ecco i trent’anni che tengono per mano
Una bambina bionda.
Figlia mia, mio dolce amore.
Il ciuffo fra i capelli è ancor più bianco.
Quante ombre, quanti ricordi.
Vorrei gridare “Andate via!”
La gioventù che serve ricordare?
Vi prego “Andate via!”
Con voi non posso stare
Spietate le ore mi tiran via
Ed io impotente vado!
Svaniscono in cielo i desideri
Son come bolle di sapone che spinge il vento.
Ma una ad una scoppian tutte.
Solo una goccia cade e il sol l’asciuga.
Il bene sperato, tanto desiderato
Solo un’illusione!
Come un secchio d’acqua versato sulla rena:
Resta solo un alone e nulla più!

Roma 8 luglio 1962     
    

IL PARCO DELLE RIMEMBRANZE

Forse avresti preferito riposare
Là sotto il poggio
Che sovrasta il fiume
Sotto il pruno dove
Interrammo il pettirosso,
Poi che ti si spense in mano.
Dal ramo irto era caduto
Dentro al fosso,
Era bagnato e lo scaldasti invano.
Ed era quel sito il nostro nido
Ai Parioli nel Parco delle Rimembranze
Che vide fiorire il nostro amore
Ed era là che trepidanti
Quando di potea, mano nella mano
Fra un bacio e una carezza
Costruivamo castelli in aria
Quante speranze,
Che sogni dolci di vita.
Ed era lontano il dì di tanta pena!
Ancora lì sul tronco
Un po’ più su di allora, un po’ sciupato
C’è un cuore trafitto; e par che pianga:
L’avevi fatto tu!
Oggi t’avrei voluto accompagnar quassù
Io solo, passo, passo, senza lena,
Lentamente, dietro l’urna bianca
Come quando (C’era la guerra), lungo
I tornanti che vanno al Col di Nava
Dopo le preci, al camposanto
Su un carrettino e un cavallino bianco
Portammo Angelo ed io
Quel nostro camerata
Ucciso sotto i castani.
Noi due soli, Marina mia,
Nel nostro nido
Come a quei dì lontani
Senza frastuoni
Senza il pianto di tanti
Soltanto io col mio dolore,
La mia mano nella tua mano inerte
E rimirar il tenue tuo sorriso nel pallore.
Forse avresti preferito riposare
Là sotto il poggio
Che sovrasta il fiume
Sotto il pruno
Col sole a riscaldar le zolle
E il sussurrar del fiume
Da mane a sera,
E col fruscio del vento tra la fronde
E il cinguettio dei rosignoli
E il frignar delle cicale
Come a cantarti la ninna nanna
Con la luna tenue a rischiarar
Le notti eterne.
Invece tu stai all’ombra
Dei cipressi muti
Fra tante tombe austere e la notte
Dall’urne rischiarate da poche faci
Odi bisbigliar tra loro
Le ombre dei grandi per rimembrar
I fasti e le battaglie, gli onori
Le ricchezze lasciate
E la perduta gioventù
E tu non dormi!
Tu, quando la sorte
E non m’importa quando
Chiuderà i miei occhi
Al sole ed alle stelle
Uscita dall’urna
Mi aspetterai per prendermi per mano
Carissima mia sposa
E più dolce sarà venir
Sull’altra sponda!

 

IL DIALOGO FRA
CUORE E INTELLETTO

IN       Ah! Ma allora sei proprio incretinito
          Ti sei un’altra volta innamorato.
          Credi, forse che non t’ho capito?
          Son mesi che ti vedo imbambolato

CU      Ma cosa vai dicendo, sei impazzito?
          Ti sei svegliato male stamattina?

IN       Lo credo bene: non ho mai dormito
          Ridevi, cantavi un po’ in sordina.
          Da qualche tempo in qua fremi, e sbuffi
          Speri, disperi, ti vedo assai sfasato
          Sospiri come se morissi
          Mi fai pietà, no sembri un mentecatto
          E non venirmi a dir che non è vero
          Io so tutto di te: son lIintelletto
          Quel che ti passa dentro bianco o nero
          Tutto registro, ciò che è scritto o detto!

CU      Sì, hai ragione: Sono innamorato;
          Ma dei fatti miei che te ne cale?
          A risolvere problemi tu sei nato
          Io invece son sentimentale!
          Pompare sangue da mattina a sera
          Senza fermarmi mai, senza mai posa.
          Ti rode se impazzisco in Primavera
          Per una donna dalla bocca rosa?
          Ha il viso dolce come cerbiatta
          Biondi i capelli come fili d’oro
          Ma se si arrabbia è peggio d’una gatta
          Vivacità le sprizza d’ogni poro!

IN       Ma come fai se a te piace Puccini
          La Tosca, la Boheme ed il Tristano
          La Casta Diva del pallido Bellini
          Invece a lei la Berti Villa e Cementano?

CU      Se sto con lei è come se sentissi
          Dolce soave solenne melodia!
          Che paradiso, mio caro, se sapessi
          Organo non sa eguagliar tal sinfonia
          Ah! Se potessi accarezzarla un poco
          Sfiorare i suoi capelli, il suo musetto
          Sol se ci penso già m’avvampa il foco
          E batto forte sbatto dentro al petto!

IN       Come potessi? Ancor non l’hai baciata?
          Ancor non sai se t’ama e ti desia?

CU      No, non so, ancor non s’è svelata
          Forse per lei è solo fantasia!

IN       Tu sei malato dammi retta
          Tu finirai male, l’asciala andare
          Sei giovane, hai troppa fretta
          Verrà il dì propizio per amare!
          Il tuo male, mio caro è grave assai
          Io mi credevo fosse un raffreddore
          Che ti fa piangere, sì, ma senza lai
          Che viene e va senza cure né dottore!
          So quel che dico: io sono l’Intelletto!
          In questi casi è inutile soffrire
          Datti una chiodata in mezzo al petto
          Per vivere così meglio morire!

CU      Questo è l’aiuto che mi dai? Benone!
          Sei l’Intelletto ma sei anche un gran fesso
          Hai l’intelligenza di un cappone:
          Se io mi fermo tu mi vieni appresso

 

TEMPO LONTANO

Come è lontano
Quel giorno!

Ero un cerbiatto
Fra la criniera
Irta di ginestra
All’Alpicella
In faccia al mare
Rosso per il sol morente
Fitto di lampare.
Ed io saltavo
Ad acchiappare
Lucciole da osservare
Nella piccola mano.

Come è lontano
Quel giorno!

Timido, spaurito,
Col grembiulino bianco,
Ed il fiocco azzurro,
Ben pettinato con la riga,
Me ne stavo buono,buono
Dentro al banco,
E ti cercavo, mamma
Oltre ai vetri
E tu, pian, piano
Salutando andavi.

Come è lontano
Quel giorno! 3206510468

Era un meriggio
Di primavera
E stavamo lieti
All’ombra di un olivo
Lungo la via
Che va alla Costa
Fu il nostro primo bacio,
Laura!
Io tremavo e tu tremavi.
Quale emozione
Calda, viva
Ti stringevi a me
Come alla vita
Ecco! Ero appena uomo
E mi sentivo un Re!Come è lontano
Quel giorno!

Ti aspettavo
All’uscita della scuola
E mi correvi incontro
E correvamo
Mano nella mano
Fino in cima al molo,
Sotto il faro,
Sopra uno scoglio scuro
Incrostato di patelle.
Gli occhi nostri
Si riempivano di mare
E l’aria salsa e il sole
Ci arrossavano la pelle.
E strideva, si rideva
E s’annullava il tempo,
E si scordava la guerra.
Che pensieri soavi,
Che progetti, che speranze.
E mi perdevo nel fondo
Dei tuoi occhi grandi,
A volte tristi,
A volte presaghi.
Un giorno! Un giorno!
Mi avevi appena detto ciao
E l’allarme ululò sui tetti.
Cadde dal cielo
Il ferro nemico
E si inzuppò di sangue
La tua blusa.
Laura! Laura!
Quattordici anni avevi!
Rimasero i tuoi occhi
Aperti nel nulla
E la tua mano schiusa
Come se afferrar volessi
La fuggitiva Giovinezza
Nessuno sa quanto
Di me è sceso
Fra le oscure zolle
Che hanno ricoperto
La tua eterna pace!
Quel giorno ho perso te
Ed il sorriso
E Dio

Come è lontano
Quel giorno!

Fischiando
Correva via la vaporiera
E piano, piano spariva
All’orizzonte
Il saettar di
Ciminiere fumanti
E l’immagine di silos
E di boschi d’ulivo
E di mare azzurro
E di lampare.

Come è lontano
Quel giorno!

Quel giorno in cui
Parte di me
E’ rimasta là a Oneglia!
Oh! Laura! Laura! Povera figlia!
Forse era meglio, chissà,
Seguire la tua sorte!

Come è lontano
Quel giorno!

Dio mio!
Come è vicina la morte!

Roma 31 dicembre 1947

 

 

 

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