Ernestina Garofalo

Tempo di vita

Lunghi anni silenti
Per costruir la Vita
Notti di studio e di fatica
Ad imparar della mente l’essenza,
Sconfinati sentieri

E poi…….

Parvenza di mete
Lungamente sognate
Cuore or incantato
Or stanco ,deluso,affaticato
Attimi di gioia infinita

E poi…..

Un attimo, come in uno specchio,
Inatteso, dolce ricordo,
Nostalgia del passato,
Torni indietro nel tempo:
Son sequenze di sogno:

E poi….

Ecco anni giovani, sereni, spensierati,
Felicità per povere piccole cose,
Sogni semplici, innocenti,
Sguardi timidi, teneri,
Quasi un volo d’ali.

E poi….

Lettere scritte nel cielo,
Immagini di giovani visi sorridenti,
Studenti di un tempo lontano,
Puri,felici,mano nella mano,
Amici fieri e veri.

E poi….

L’oggi,schemi sociali,
Vita che incombe
E non dà quiete,
Voglia di cercar le radici,
Di presente con ombre del passato.

E poi…..

Ricordi: versioni di latino
Canti a memoria per la prof.d’Italiano,
I lazzi e le battute di Goffredo,
Angoscia per i voti,
Sorrisi per urla di Giacomantonio.

E poi….

Mio caro indimenticabile compagno,
Ernestina ti riscopre e ti scrive,
e come in una fiaba del tempo lontano
Ritorna il passato,
per ritrovare compagni ed amici
Per dar senso alla vita.

Cosenza l1/12/2005, a Vito, ad Alfonsino, a tutti i
ragazzi della IV E 1954

 

Ninna Nanna della nonna

Dormi mio piccolo Amore,Amore mio grande,
sogna un giardino incantato,
vivaci colori di splendidi fiori,
lievi dolci sussurri,sbatter d’ali,
cori stupendi degli Angeli
dal cielo infinito:

Dormi mio piccolo Amore, Tesoro mio grande.

Una nuvola soffice sia la tua culla,
di cielo e mare l’azzurro più splendente
sia un manto che ti accolga,
su di te scenda una pioggia di stelle risplendenti.

Dormi mio piccolo Amore, Amore mio grande.

E nel sogno tu sei tra le mie braccia,
io ti proteggo con la forza del mio Amore,
dormi sereno mio bambino adorato,
rifugio certo son per te le mie braccia,
su di te veglio, per te ritrovo forza.
Dormi, mio piccolo Amore, Tesoro mio grande.

Un tepore nuovo, tenero, dolcissimo,
la mia vita che cambia, per una nuova vita:
esser di nuovo Madre, una Madre diversa, più vera,
è poco dire Nonna, non mi basta,
è troppo poco, per questo miracolo di Amore.

E allora Madre voglio sentirmi ancora
Per Te, per te, che sei parte di me,
della mia vita,
per Te,che la di là del mio tempo
vita avrai.

Si acquieta il pianto tuo tra le mie braccia,
il mio pianto cancella il tuo sorriso,
sereno e in pace sei, se anch’io lo sono.

Dormi mio piccolo Amore, Amore mio grande.

Liardi , Aprile 1993
Ai miei adorati nipotini Ale, Maki, Francy

 

Primo giorno di Scuola
" Alunno Rom "

II tuo sguardo e’ attento, indagatore,
col tuo silente linguaggio tu mi parli
e subito comprendi se son capace o no,
se so ascoltare le tue mute parole,
se so capire l 'urgenza del tuo cuore.
Ed io comprendo questa lingua strana
perché e’ da sempre che con te voglio
parlare;
tu una maschera indossi,
a protezione di te, della tua vita
dell' ignota tua ricchezza infinita,
che sei disposto, con gioia, a donare
soltanto a patto che io sappia capire.

Perché già conosci il dolore del rifiuto;
troppo spesso ti hanno ignorato, umiliato,
perciò tu sei guardingo, diffidente;
rassegnato sei già all’ indifferenza,
nulla da me ti aspetti, però non vuoi soffrire.

Dammi la mano, non aver paura
affronta con  fiducia un mondo nuovo
rispondi alla mia stretta col sorriso
cammina insieme a me su questa strada,
fatta d'amore e di amicizia infinita:
voglio che per te sia un giardino incantato,
mai più un triste luogo appartato.

L 'angoscia cancella dal tuo cuore
per queste mura che ti stanno strette,
per questi luoghi che ti sono angusti
e...sogna, sogna gli spazi infiniti,
L 'azzurro di un cielo sconfinato,
Lo splendido brillar di mille stelle,
la dolce nenia di musica zigana.

Fanno parte di te ,della tua storia  antica,
di quella cara alla tua fiera gente,
ad un  popolo privo di una patria sola,
del mondo intero cittadino vero.

Perché  nel cuore ha sempre dei Rom  la bandiera:
L' azzurro cupo di uno splendido cielo,
L’ intenso verde di immense praterie,
il rosso fuoco delle ruote amiche.

Sventola in mezzo al campo la bandiera,
splendono nel buio le fiamme di più fuochi,
scalpitano i cavalli nella notte;
nel campo tutto tace, tutto e’ pace.

Vedi, io so tanto di te, delta tua gente,
di come sei, di ciò che sogni e temi,
perciò apri il tuo cuore, rispondi al mio sorriso.

Se anche son 'Gagge', son pur tua amica,
figli noi siamo dello stesso Dio,
insieme scopriremo un mondo nuovo:
tu capirai il mio ed io il tuo;
sarem veri fratelli, uniti dall'amore, vero,unico bene
universale.

Lanciano 2/09/1995

 

Ale

Notte, tepore del tuo corpicino,
a me quasi abbarbicato,
mentre una manina , come cieca
stringe, accarezza il mio viso :

“Nonna, sussurri felice, raccontiamo le fiabe, quelle
che tu sai inventare
dalla tua testa ,
dopo che a te un nome ho suggerito :
“pesciolino” ti va? Puoi iniziare?

Certo amore mio, ascolta,
c’era una volta, tanti anni fa,
un pesciolino d’argento ,
che nel mare nuotava, nuotava disperato ,
perché perduto aveva la sua mamma,
il suo papà,la sua dolce casetta
e così, affannato li cercava da solo ,
nel mare sconfinato.

Nuotava, nuotava in mezzo ai coralli ,
in grotte oscure e buie ,
a cavallo di onde paurose ,
tra milioni di pesci di mille colori ,
sfiorando appena le temibili balene ,
sulla scia di leggiadre meduse ,
sfuggendo, lieve, ai tentacoli malvagi
di polipi brutti e minacciosi…

La tua vocina tenera , quasi addormentata
si fa sentire d’improvviso :
“Nonna, non ho paura sai, perché ci sei ,
perché lo so che il pesciolino azzurro
troverà certamente la sua mamma ,
la splendida casetta di corallo ,
la forza sicura del papà adorato.
Affrettati, però , chè ho tanto sonno e dimmi:
il pesciolino azzurro aveva la sua nonna?

Il mio Ale bambino ora è cresciuto,
oggi studia con impegno ed attenzione
italiano, matematica, storia e scienze ,
è lui che mi abbraccia e quasi mi sostiene,
che, premuroso, domanda se sto bene.
Io rammento quando tra le mie braccia
lo cullavo ,quando , disperato mi chiamava,
quando, felice, stretta mi abbracciava.

Ora sono io che a te chiedo:
“Raccontami una storia
di quelle che tu sai ,
inventala , così , dalla tua testa …”
Tu mi abbracci stretta
ed inizi a raccontare :
“C’era una volta una nonna ,
che perduto aveva il suo nipotino…”
Racconti con dolcezza infinita,
col tenero sorriso di
un bimbo  già cresciuto ,
che sa , immagina , comprende
che consolare deve la sua nonna,
perché si rassicuri ,
perché non abbia più paura,
perché non senta d’esser sola ,
perché d’essere amata sia sicura.

Cosenza li 23 gennaio 2005

 

Come nasce… una stella
(A Rosellina)

Posto sconfinato, cielo turchese, brillante,
bianca distesa di sabbia rovente,
fiori e colori mai visti sulla terra,
tavolozza di un Pittore misterioso,
creta da un Artista eccezionale plasmata,
soffici banchi di nubi lievi e trasparenti.

E’ il luogo dove nasce la Vita,
senza camici bianchi, alambicchi ed ampolle,
maschere verdi, che nascondono il viso,
luci accecanti che squarciano il buio:
è il punto da cui sgorga la vera sorgente,
dove il piccolo uomo non conta perché c’è l’Eterno.

Forme di vita diversa,sconosciute,
a mondi di ombre e di luci destinate;
nel silenzio assoluto del cosmo infinito,
fra gli astri, i pianeti,le scie luminose,
il nostro pianeta, la terra,
punto piccino, sperduto, solitario,
oceani profondi, acque pronte alla vita.

Come ogni artista tra tanti lavori
sol di rado crea un capolavoro,
così anche Chi lassù dà vita,
volutamente, immagino, si fermi,
ogni tanto,per una creazione originale,
che di Spirito eletto dia testimonianza.

Soffici piume ad onde spumeggianti rubate,
da Zefiro docile, nell’aree dolcemente cullate,
per offrir materia evanescente, magica, radiosa;
dal sole raggi d’oro splendente, l’argento della luna,
dagli abissi del mare gli splendidi colori,
dal soffio dell’Artista  intelligenza e cuore .

Poi, per completar l’opera creata,
pochi tratti decisi, lievi pennellate,
che lascian segni di ulteriori doni:
fascino, simpatia, voglia di conoscenza,
sottile ironia, un pizzico di melanconia,
capacità di dare,forza di rifiutare.

Cosenza li 15/02/2006

 

Calvario

Una raccolta di... scherzi
dolce, affettuosa ironia, che non... perdona,
che, col sorriso, intende allentare le tensioni,
che ridimensionare vuole ansie vane o sciocche ragioni,
confini chiaroscuri, dipinti lievi o amari,
di ciò che forse è ... bene o forse... male,
segreto velo che nasconde il cuore.

Mi è caro questo dono sofferto,che viene dal dolor e
mi è caro un tragico sorriso,che è pur pianto,
il prezzo ne conosco:ciò che vivi
in lunghi giorni infiniti in notti insonni.

Io so quanto sia grande il peso della mente,
che, con caparbio affanno, istante per istante,
folle di angosciosi pensieri, tragici eventi
desidera annientare e salvare ... i più lievi,
che fanno meno male,
fingere di non soffrire per... continuare a vivere.

Lo so perché conosco il tuo cuore e la tua angoscia,
che tu ,gelosamente, custodisci,
che è parte di te, essenza vera di una vita vera,
che a pochi soltanto è dato intravedere:
per gli altri niente o quasi perché non san capire.

Quanto é grande la forza che viene dall’ affetto,
quanto stretti sono i suoi lacci ,dolci le sue luci:
possono tante ombre scivolar via
e, dolcemente, dar sollievo al cuore.
E quando é troppo forte il peso del tragico Destino,
quando urge, con forza, il pianto a lungo muto.
Una persona amica è di conforto,
basta lasciarsi andare e… stringere una mano.

L' essere grata e fiera per ogni pur piccola conquista,
la forza necessaria a riacquistare,
palmo per palmo,il tempo della vita
e,con amore infinito,ricomporre
altri affetti cari,da un atroce Destino separati.

Se quanta leggi ora turba il tuo cuore,
se ancor non sei pronta a guarire,
se ancora troppo ti segnano e ti fanno soffrire
della tragedia l 'angoscia e l 'immenso dolore,
accetta allora, questo nuovo modo d'esser Madre,
simile a quello della Madre Divina,
che mentre piange un Figlio, gli altri pur ama.

Cosenza, Giugno 2003 Adattamento di “Ad un’amica carissima” scritta a Cosenza il 3 Luglio 1992

 

Felicità

Felicità….
attimi di vita serena,
dipinti di mille colori
del Divino Pittore,
verde smeraldo di Pace e Speranza,
cobalto, di bianco striato, del mare,
turchese brillante di cielo lontano,
oro del sole, chiarore di luna,
di Amicizia il calore.

Felicità….
lieve, dolce carezza di brezza marina,
ardente fuoco di rosso tramonto,
bianco puro ,accecante, di soffice neve,
piccole, tenere, timide gemme di rose,
volo alto di passeri nel cielo:
sfrecciano tra alti rami dei pini,
dorme ancora la terra arida e fredda,
….emozione di oggi e di ieri.

Felicità…
si perde, poi rapida riappare
se gli occhi san guardare,
se son capaci di vedere splendidi dipinti,
se al cuore giungon dolci note
di struggente musica armoniosa,
se il corpo ne diventa parte lieve,
se cogli di Natura il risveglio,
… di felicità assapori, brevi, magici istanti.

Cosenza, 25/03/2008

 

Figli

Per anni ho aperto a poco, a poco
uno scrigno prezioso,
custode di un intimo mondo segreto,
che chiedeva, con forza ,
di svelare ogni cosa,
di lasciare a chi resta eredità del passato.
Di voi figli ho solo accennato,
per pudore di affetti sacri,
perché costa troppo svelar se stessi,
per paura di non saper raccontare,
di non trovare le giuste parole,
di sminuire l’immensità dell’amore.
Figli, parte vivente, pulsante
di questo mio cuore affaticato e stanco,
di questo mio corpo, che sta inaridendo,
della mia mente, che ancor non vacilla,
di una pianta ancor viva..

 

L’ombra

Ombra vigile, attenta, misteriosa,
evanescente eppur reale,
amica, nemica
in silenziosa attesa,
or ti allontani ,
or più vicina sei.

Soffia lieve una brezza,
la mia pelle sfiora appena,
un brivido mi avverte
che implacabile attendi
lo scorrer del tempo già dato,
la resa finale, l’ultimo saluto.

Troppe volte ti ho visto
tra lacrime amare, singhiozzi disperati,
con cuore affranto di dolore,
gelida maschera su spenti visi
dei miei Cari Defunti,
che avevi appena sfiorato.

Troppe volte ti ho odiato
per avere strappato alla vita
senza pietà alcuna
i miei affetti più cari;
ti ho visto sui petti squarciati
di giovani al macello mandati;

ti ho visto su terre insanguinate
da guerre insane e folli,
nei campi minati, in città distrutte,
nei corpi martoriati di bimbi innocenti
in braccio a mamme straziate,
che al Cielo chiedevano aiuto;

ti ho visto negli occhi senza luce,
nei visi devastati da fame e stenti,
di bambini, vecchi indifesi e stanchi,
di malati che ancora speravano,
di altri che ti invocavano
e temevo la tua forza e il tuo potere.

Ora avverto di più la tua presenza,
sento vicino il freddo del tuo tocco,
l’ombra a volte si dipana
ed appari come da sempre sei descritta,
un lungo velo nero, un teschio,
una falce luccicante e minacciosa;

è solo negli incubi di lunghe notti
che così ti vedo e temo,
come da sempre sei raffigurata,
ma se mente e cuore
oggi la tua presenza avvertono,
non sei certo maschera di “Morte”.

Chissà se dovrò anche invocarti,
se, ridotta a solo simulacro umano,
prigione senza sbarre e catene,
che una Vita trasforma in rottame
ti bramerò, cercherò la tua gelida mano,
per liberarmi e dignità ridarmi.

Oggi, ombra misteriosa, minacciosa,
so che ci sei, ma non ti vedo,
so che sola sarò quando verrai,
nessuno potrà darmi aiuto;
sii tu, allor, misericordiosa
e se anche avrò paura, accettarti saprò.

Forse i miei Defunti mi soccorreranno,
forse tu, Angelo di Morte
mi darai la mano e l’altro mio Angelo,
la mia Anima in Cielo condurrà
ed allora si compirà il Destino
mentre io sognerò… la Pace ed il Mister Divino.

Cosenza, 12/02/07

 

Speranza

Parole lievi come carezze, dolci sorrisi,
sguardi attenti, affettuosi per "l'altro":
giovane, anziano o vecchio,
indebolito, spaventato o depresso,
da poco ed a fatica emerso
da notti buie e lunghi, infiniti giorni,
con dolore ed angoscia vissuti:

e ciò che l'ammalato sogna e brama
ed è ciò che solo in rari posti trova
ed egli spera, disperatamente spera
e cerca dell'amicizia il calore,
vuole con I'allegria di cui un altro fa dono,
dimenticare il dolore, l'urlo soffocato,
che urge in cuore
e fede di vita vera, normale, ritrovare.

La sente, la vive, t' assapora,
solo se chi lo cura sa anche ascoltare,
se sa parlare al suo cuore infermo e stance,
se I'aiuta a capire, per ritrovare la forza
di lottare:
contro la forza bruta del dolore,
contro angoscia, solitudine, paura,
e ciò che si era prima, infine, ritrovare.

Voglio, oggi, dare testimonianza,
spero di riuscire a dire quanto grata io sia
per questa splendida, unica, "isola felice",
nella tempesta di una Sanità ”
spesso a sua volta ammalata.
Grazie per le cure, per le attenzioni ,
per i sorrisi e per la simpatia;
grazie per il calore umano che ci aiuta a guarire.

Fate che quei sorrisi non vengan mai meno,
continui nel tempo il vostro saper dare,
e sia la bellezza dei vostri giovani visi,
specchio sereno per vera fonte di vita,
per deboli, affaticati, stanchi cuori.
Nella mia terra lontana, la Calabria aspra e bella,
sempre ricordero’ Voi, così diversi eppur simili a noi.

Con stima e gratitudine Bellano -Lecco - 10 aprile 2001

 

Notte

Buio, gelo, nebbia
nel cuore e nei pensieri,
freddo di un 'anima morta
povere, distrutte sembianze
con solo parvenza di vita.

Amaro profondo
di chi ha sognato,vanamente cercato
invisibili raggi di luce,
in nera notte di vita sprecata.

Ansie, lotte disperate,
vani, distrutti furori,
tempeste folli, devastatrici,
distruggi, cuore, se non vuoi morire.

Perché non puoi cercare
il dolce, sicuro porto delta Morte,
non puoi pensare alla tua pace privata,
ritrova forza per chi hai generato.

E traggo vita dalle vostre ansie, figli,
perdono per il vostro pianto,
perdono per le vostre angosce
per le paure che turbarono sogni di fanciulli,
che segnano ancora, oggi, i vostri anni.

Cosema-2.1.1985

 

Volare

Eterno sogno dell’uomo legato alla terra,
Madre matrigna,che libertà non concede,
che, senza pietà alcuna, a sé lo incatena,
che tutto gli ha concesso…rubandogli le ali.

Il figlio alla madre si ribella e vuol…volare,
è il sogno, la chimera,l’eterna illusione,
che Icaro sollevò nel cielo infinito,
troppo vicino al sole e dell’ardir suo fu…punito.

Ma l’uomo nella storia sogna sempre il volo,
perché ciò che ha non gli basta,
perchè ha voglia di spaziare nel mistero,
di affrancarsi dai terreni lacci del suo corpo.

Danza librandosi leggero nell’aria,
scivola come saetta nei campi innevati,
si tuffa al volo nell’azzurro del mare,
volteggia lieve,etereo, sul ghiaccio e sulla neve:

è sempre la voglia di volare,di rischiare,
di conquistar,senza timore,un pezzo di cielo,
di guardar da vicino soffici nuvole,stelle remote,
di svelar dell’Universo l’infinito mistero.

C’è chi, di notte, sogna soltanto di volar felice,
poi l’incubo del precipizio, l’orror della caduta,
un brusco, amaro, sconfortante risveglio
e, di nuovo,…la voglia mai spenta di volare.

C’è invece chi ha avuto fortuna e nei cieli ha volato,
pur dopo tanto penare,dopo fatiche immani,
dopo aver conquistato, vittoria, per vittoria,
il proprio pezzo di cielo, lungamente ambito.

Dalla magia ammaliato, al rombo dei motori,
su,sempre più su, nell’eterna, umana sfida,
contro barriere dalla Natura crudelmente poste,
fra banchi di nubi,minuscolo punto fra gli astri.

A pochi soltanto è dato di librarsi in volo,
al ritmo dei motori regolare i battiti del cuore,
sentir la fiera potenza di un’aquila forte e sicura,
sfiorar soltanto …l’Eterno Mistero.

Cosenza 15/03/2006, dedicata a mio cugino Salvatore De Fazio illustre comandante pilota dell’Aereonautica italiana,che seppe perseguire e conquistare mete,che a tutti gli altri sembravano irraggiungibili

 

A’ vurpe

Na vurpe ‘ncamata e ‘ncazzata
na gallinella sana se sonnava,
tri o quattro  pullastrelle,
e ppecchinnò puru …nu gallu:
era de l’animale  nu dirittu ,
na legge de natura,
ud’era curpa sua,s’ era de razza…

Aspettàu l’umbruliare
e quando arrivau l’ura,
izàu la capu ppe miegliu sentire
nu filu d’adduru speciale,
chi u vientu portava,
chi parìa distinatu,
ed illa ‘mbacante collava….

Sapìa de pinne e pulicini,
de gallinelle tennare e ‘ntostate,
era nu bbene e Dio ,
na vera grazzia,
chi rasu terra ‘a fice scigulare;
se fermava ogne tantu ed addurava,
mamma chi   pranzu  l’aspettava!

Finarmente vidìu le gallinelle sue,
troppa grazzia parìa,
ch’ eranu assai,
quete,ferme, senza starnazzare,
senza ‘u re e senza pulicini,
cumu rassegnate
a nu malu destinu.

A vurpe un ce cridìa,
ud’era ciota,ma furba de natura,
ma allura  ’a ‘mbroglia dduv’era,
ca ‘e galline nun parìanu ‘mpazzite,
zumpandu cumu papare zoppe,
faciendu ‘a rota ccu na  sula scilla aperta,
e guardandu de sbiacu.

A vurpe se spagnau,
chianu,chianu strisciando campìau :
mbece de nu gallinaru ccu nidu e ‘ndianu,
ccu terra,erva e granu
c’eranu tante celle,quasi ‘ncastrate,
de duve sporgìa la capu de galline,
carcerate cumu latre e assassine.

Beccavano ogne pocu,
cumu drogate, nu miscugliu puzzolente,
chi parìa concime sminuzzatu
e forzi se sonnavanu ‘ncantate
quando razzuliandu ‘u pratu,pratu,
trovavano nu… verme sapuritu,
o na maniata de granu profumatu

 

“Povere gallinelle prigioniere”,
pensàu la vurpe “ e povera a mìe,
ccu ssu pitittu chi me torce lli stentìni,
ma puru ca  ‘e potìa  acchiappare
de chilla carne cchi mi ‘nde facìa,
riestu ‘ncamata, libera e…’ncazzata,
ca si Dio vò  ,pue arriva la furtuna.

Ppe mò, me muzzicu a nu labbru
e signu abbutta
miegliu ‘a panza chi arrumba ‘mbacante
ca  china de nu schifu de mangime,
puru ccu… cloru,cioè ccu varichina!
libera signu e me puazzu arrangiare,
a caccia tuarnu,guardu all’affinu :
me suannu o  è beru,
….ud’è nu cunigliellu chillu chi vijiu?!!

Cosenza li 03/06/200

 

 

Rimpianto

Tristezza, compagna di questo mio tramonto,
è tardi, sai, non c'è più tempo di grandi speranze,
è tardi, non c'è più tempo per belle follie,
rimane, dunque, solo il dolore.
Acuto è il rimpianto di ciò che volevo e non feci.
Quanto son pochi gli anni, che poco tempo è la vita:
attimi che ti volan tra le dita.

Guardare indietro non vale,
ricordi, speranze, pene, illusioni:

vuoto assoluto è, dunque, questo mio tempo di vita… eppur volevo, speravo, sognavo.

Ma il tempo non mi bastava mai,
urgevano le piccole necessità della vita
e non potevo alzare gli occhi al mio cielo.
Almeno avessi avuto un cuore più duro,
almeno fossi stata padrona della mia stessa vita:
forte abbastanza per lottare gli altri
per impedire a chiunque di ferire
la mia vita, i miei figli, il mio stesso soffrire.

Tanto tu sei, prima d’altro,
una mamma,una moglie,
sei anche sorella, amica, figlia:
che vuoi di più, ciò che ti spetta hai.
E piangi solo se puoi,
soffoca l’urlo che ti urge in cuore,
difendi i tuoi figli con la forza dell’Amore
e se non basta, insegna loro a soffrire,
confessa che sei incapace di lottare.

E spera, spera soltanto che possano dimenticare il male,
che possano, soltanto, ricordare il bene.

Se potessi essere certa, figli,
che voi avete imparato,
che sarete capaci di conquistarvi
il vostro pezzo di cielo,
allora soltanto potrei perdonarmi
e non mi costerebbe più tanto
rinunciare ai miei dipinti, alle mie poesie:
mi basterebbe…sognare.

Cosenza, gennaio 1986

 

Don Cicciu u’ piscature

L’ha’ vistu mai nu’ piscature verace,
chi pare gualu,pricisu cumu l’autri,
chi na barca tena cumu na Ferrari
e quando a cala a mare e nente vò sapire,
u’ mundu po’ sparire a pocu, a pocu,
u’ piscature jietta a mare a rizza ed è felice.

Ma nu piscature normale u fa’ ppe mistiere,
pensa alli pisci chi pisca, a na rizza china,
a na jiurnata bbona, chi po’ fruttare :
‘u mercatu,nu buanu guadagnu,’u ripuasu,
tirare ‘a barca a riva,alla casa tornare,
e pue allu bar l’amici e nu bicchieri ‘e vinu…

U piscature, mbece,’e n’atra razza,
quando è a mare, pare cumu unu normale,
cauzi vecchi,nu cappellazzu ‘n capu,
giubbottu plasticatu, ‘e sacche chinu,
stivali d’acqua ‘e mare e rina ncrostati,
de sule, de l’onde e da scuma se ‘mbriaca.

Jietta a mare ‘a rizza e parra sulu,sulu,
si,però cce su ‘ cumpagni,i tena allegri,
ccu  spiritu mordace cunta fisserie,
pue ogne tantu cce mina nu dittu de latinu,
nu la quale, chi tutti fa ridere de core,
ed a na’ vota,seriu, u codice civile e penale.

Ogne tantu si è sulu mmienzu u’ mare,
a varca, cumu na culla, l’annàca chianu, chianu,
Cicciu,u’ piscature, chiude l’uacchi e …ciuma,
sente na musica chi do’ Paradisu,forzi, vena,
scanta a na vota e vide na bellissima sirena,
certu do Ioniu vena, ‘u chiama e li fa mossa e se iettare.

Ma Cicciu parca è fissa,cumu dicìa De Marco,
ohi quante vote si l’avia sonnata,quante l’avìa circata,
senza nente conchiudere,cumu ccu’ na fantasia malata
e mò te para ca se jietta a’mare, aru Tirrenu, ppe ssa sirena,
chi forzi, vò jiocare e ‘ntra l’onde u vò vidìre,
e doppu, chine tu dice, si ciù vò puru …..affucare.

U piscature, cumu Ulisse, circa ‘e nun sentire,
spalanca l’uacchi, ppe sse risbigliare,
a vuce auta cita articoli, commi e sentenze,
na frase de cchiù belle e conchiuse de latinu,
“melius est vivere re vera, sine dubio,
quam per somnum vidère”, grida alla Sirena,
pue, ccu forza, verzu a riva se minte a remare.

Quando ‘u Patreternu, sempre sia lodatu,
stu piscature unicu ha vulutu allu mare rigalare,
signu sicura ca nu pocu ccià penzatu :
voliendu fare na criatura diversa, originale,
ha ‘mpastatu de l’uacchi l’azzurru, tanta simpatia,
na mente profonda, nu core nnamuratu.

Nnamuratu  sempre de fimmine cchiù belle,
l’uacchi ncantati,’ngenui cumu nu piccirillu,
a guardarle tutte, a suspirar d’amure,
a cce cuntare na barzelletta de …culure,
ccu la speranza de cce fà sentere l’ardore
e ccussì na storia sempre nova cuminciare….

Don Cicciu u’ piscature, mò Giudice de Pace,
puru maestru è statu, pue Direttore ‘e scola
Presidente e commissariu alli concorsi magistrali,
quante ndà cumbinatu ccu’ le povere candidate:
ccu faccia seria e guardava e cuminciava:
“a prescindere…..” e chille, povarelle ,
‘u riestu aspettavano tremando : …nu misteru!

“a prescindere “fice llu giru ‘e tutte ‘e commissioni ,
se passavano ‘a vuce,ed autre ‘nde ‘mbentavanu,
i temi correggìanu,trovando ‘ncunu…fiore,
“lo gioco è un bel trastullo, chi te fa scialare”,
ccussì tra cose serie ed autre menu assai,
sula nascìa n’aria de goliardìa fra tanti amici veri .

Don Cicciu,’mpatti, nu gran meritu tena,
chillu de rigalare l’Amicizia,,
ca è n’amicu veru, sinceru, nun cumpunde,
nun ‘mbroglia, nun malu capisce, carma,
ccu na battuta  ridere te fa,cumu nu frate,
cumu nu magu chi sciunde lu dulure.

Ntra mare s’ha sonnatu, allu passatu è tornatu,
s’è ricordatu de quandu giuvane era e biellu,
quandu, cumu dicìa chilla Santa da Mamma sua
“figliu, cumu te vulle llu cerviellu…”,
daveru li vullìa ppe mille cose, gioventù, amore ,
voglia de suanni de gloria, “irraggiungibili” mete,
e intantu mmienzu l’onde ,a riva a varca tira .

Tu m’ha ricordatu nu’ giustu dittèriu, vale ppe tutti,
ppe tie,ppe mie,ppe lli tanti amici do’ passatu:
“Non c’è maggior dolore che ricordarsi
del tempo felice nella miseria”,rifletti,cce piensi,
dole assai,u’ piettu stringe,te manca llu respiru,
l’unica è nun cce pensare e…guarda u mare!

Forzi sta poesia,amicu mio, nud’è cumu ‘a volie,
forzi t’aspettave na lirica possente, trascinante
o strofe sulu chine de battute, risate e d’allegria,
ma allu poeta,u sai, nun cce pue ‘mparare
chillu chi de scrivere ha, puru ca è cosa tua,
pecchì po’ sulu sentere musica ‘e rime de lu core.

Cosenza 23/04/2008

 

‘A vecchiaia è na… carogna

‘A vecchiaia, è dittu anticu, è na …carogna,
circhi ,fissiandu,fissiandu ,’e ta scordare,
ma illa ‘un te dà pace
e,faccitosta, sempre te stuzzica e campija ,   (1)
mò mascarata de stanchizza ,
mò de voglia de” lassame stare”,
d’amure e d’odio ppè  na sulità,(2)no voluta.

“Sulità …Santità  “ Mamma mia bella dicìa,
ppe cunsulare le vecchierelle,
ma illa ‘ntantu  era cuntenta ,
pecchì ancora giuvane era,ccu la casa china (3),
e quando ‘u tiempu puru ppe d’illa
s’allongau e la…..carogna arrivau,
se scordau la “Santità” ed odiau la “Sulità”.

Cumu è amaru ‘u tiempu ‘e na cumpagna sula,
sta strega chi ‘un te lassa mai,
chi te fa perdere ‘u sorrisu,
chi t’ inchie de taluarni e guai;
te passa la voglia de vivere,de scrivere e cantare,
sienti nu’ pisu ‘mpame (4)nu bisuagnu mai provatu de carizze,
na fitta pungente  ‘ntra lu core.

L’anni da gioventù dduve su ghiuti,
duv’è finita l’allegra brigata de l’amici,
de pranzi ,de canti e de li balli,
de barzellette e de’ battute pronte,
de parodie cantate a squarciagola,
insiemi ,però,a studiu,ricerca e fatica.

Na cosa  me cunsula,’ntra stu mare de  pensieri ,
haiu avutu na vita ricca d’amici,
de “,mete” volute ,trovate e vissute,
na famiglia chi m’ha adoratu,
maestri e scolari chi bene m’han volutu,
all’urtimi anni ,puru… poeta signu conosciuta ,
perciò me ….fricu ‘e tie,brutta carogna!!

Cosenza li 18/04/2007
Note.
Si intravede (3) piena
solitudine (4) infame
Solitudine (5 )infame.

 

Fatte cchiù llà

Mina lu’ vientu, acqua senza cuntu ,
l’arvuli se torcenu cum’ anime dannate,
misi sani chi ‘u cielu ‘u  nduna pace
e chiove, chiove, chiove, senza fine
jiumare ed acquari de muntagne alli valli
spaccanu ‘a terra, strascinanu ogne cosa .

Vùllenu cumu ‘a lava de’ vulcani,
‘a terra d’acqua abburdacata trema,
sparina cumu na crema sdirresciuta,
mprima chianu, chianu, pue ‘a nna vota
ccu’ la forza  violenta de nu terrimuatu ,
sbunda  muri,spacca vie, tuttu  se ‘mpesa..

Supra nu’ chianu, de muri riparatu
c’è nu picculu campusantu de paise,
viali, cappelle de marmi rilucenti,
tombe de petre e de cimentu, jiuri ,
ritratti ‘e piccirilli,’e giuveni e de viecchi,
viali ccu filari virdi de cipressi.

Mmienzu allu solitu, cupu silenziu
tra ‘u sgrusciu de l’acqua e do vientu,
se sente cumu nu richiamu, citu,citu:
“—ps, ps, pssss, dicu a ttie, rispunde,
cum’è sa cumpidenza c’ha pigliatu,
fatte cchiù llà, ca me manca llu jiatu!

Anni sani vicini e rispettusi simu stati,
ognunu ‘a parte sua, ‘u pratu ,’a bellavista,
lumìni mpila, ordinati e no’ ‘mbiscati,
‘u giustu largu ppe parienti ed amici,
supra ogne marmu ‘u ritrattu, ‘e date,
scritture “mmemoria eterna” de chi resta.

E mò ssa novità, me vieni ‘ncuallu,
t’abbicini, me tuacchi senza scuarnu,
i marmi truzzanu, se ‘ncroccanu ‘e cruci,
mancu ccà, me tocca llu riposu eternu
e tuttu ppe nnu vicinu chi nun’ha misura,
chi dà fastidiu puru all’urtima dimora.”

Trema llu marmu ‘e na tomba vicina,
quasi sciollata e storta a causa d’alluvione,
se sente na vuce  e fimmina ‘ncazzata:
“Uhè, cumpà, chi va diciendu,
cchi t’ha misu ‘ncapu, cumu te permetti,
io era na fimmina stimata,sperta ed onesta!

E puru na bella fimmina,guarda ‘a fotu,
autru ca nu vicinu ‘e tomba quietu  e rispettusu,
io, te viegnu ‘ncuallu….ciuatu fricatu !!!
Si surdu cumu na campana …a muartu
un sienti ‘a timpesta, un vidi le lavine
nun capisci ca stamu franandu senza fine!

N’attimu de silenziu , pue passi strascicati,
parra sulu sulu do campusantu ‘u guardianu,
ripete do Signor Sindacu l’Ordinanza:
“Vistu ca la timpesta nun s’acqueta,
ca puru le case do paise stau franandu,
Ordino do campusantu la chiusura mmediata”

Allura u muartu chi ppe primu avìa parratu,
scunsulatu ,dispiaciutu e rassegnatu
dice alla vicina :”Perdunnamme cummari,
se sciollanu do tuttu ste nostre povere mura,
ancora cchiù bruttu da morte è lu destinu,
u Sindacu ha ordinatu,do capmpusantu ‘a chiusura !!

Rispunde la cummari, stavota carma e ‘ndolerata:
“ne caccianu puru ‘a gioia ‘e salutare
i muarti frischi, aggiornati,  chi prima ne cuntavanu, fujitine, matrimmoni, corne , chianti e risate ,
do paise nuastru l’urtime nove scanusciute.
Cumpà, sicundu tie, si u campusantu è chiusu,
i muarti nuovi, se…sarvanu intra ‘u stipu?

Cosenza 13/02/09, Febbraio 2009

 

La valigia

Il tempo è… senza tempo,
a volte allungato a dismisura,
altre veloce come un lampo,
che fulmina, brucia, dissolve,
che ti travolge senza pietà alcuna,
in tragico vortice mortale.

Tu resistere vuoi
solo con la forza del tuo cuore,
della tua mente vigile ed attenta,
se pur dalla ricerca sfinita
di giuste mete invocate, inseguite,
del senso unico e vero della Vita.

Spietata vaghezza di sogni
smarriti negli anni,
in mondo di ombre e di luci,
squarci preziosi nel buio
di un’Anima triste, rassegnata,
che la giusta strada ha smarrito.

Ora la nebbia avvolge il cuore,
a fatica cammini in un mondo irreale,
non sai più chi sei, cosa vuoi,
voci e parole non comprendi,
guardi smarrita bocche per te mute,
più non senti lievi, dolci carezze.

Forse il tempo è giunto per partire,
per il lungo misterioso viaggio,
che ti conduce a mete sconosciute,
di mistero avvolte, di angoscia, di paura,
se pur mitigate dalla Fede,
dalla speranza di un mondo migliore.

Prepara allora l’ultima valigia
per un viaggio senza più ritorno,
riempila di perle, d’oro e di smeraldi,
di turchesi e diamanti risplendenti,
dei doni più ricchi e più vari
da consegnare a Chi Lassù ti attende :

il sorriso di un bimbo che la manina porge,
per dirti grazie perché, per strada, ti sei fermata,
per una carezza, per parole buone ,
il grazie appena mormorato, in lingue sconosciute,
gli occhi colmi di Amore dei tuoi tanti alunni,
l’affetto grande dei tuoi tanti Amici;

il  Bene che hai donato con sorriso,
condivisione di gioia e di dolore,
l’Amore immenso per i tuoi cari,
per i  figli ,parte vera di te, della tua vita ,
per il Padre, compagno nel lungo cammino,
per i nipoti, doni stupendi a te riservati;

Rispetto, Amore, Riconoscenza
per chi più non ha vita terrena,
per una Madre ed un Padre adorati,
per il nostro Angelo, per la sua Vita stroncata,
per i tanti Amici già perduti,
per Chi su di noi da sempre veglia;

le Preghiere al Cielo rivolte
per chiedere aiuto, pietà, misericordia,
per impetrar perdono, per supplicar grazie,
Pace ed Amore universali
in un mondo dal male sconvolto,
per soccorrer bimbi affamati o violati ;

infine un quaderno, una raccolta di fogli,
di strofe, di versi, di “Racconti del cuore”,
di lettere scritte a persone care,
di memorie legate al passato vissuto,
testamento lasciato da chi la Vita ha amato
a chi le ha voluto bene ,per un dono d’Amore.

La mia valigia sia colma di questi umili doni,
che alla mia vita  han dato autentico valore;
vorrei sulla terra lasciar, se possibile ,il male,
ciò che non feci,ciò che ignorai per omissione,
un sorriso negato ,una giornata perduta,
il perdono per orgoglio negato.

Chiudi allor questa valigia ,attendi un treno speciale,
per un viaggio solitario,senza amici e persone care:
il momento è arrivato,rivolgi dunque un saluto
a chi ti ha conosciuto,a chi bene ti ha voluto,
ai tuoi cari, agli amici,che son tanti,
che alla stazione ti hanno accompagnato,
a tutti un Grazie di cuore ed una preghiera:

non siate tristi per me, il pianto asciugate,
di me serbate il ricordo di persona serena,
i cori ricordate, le allegre battute, l’ amicizia,
i miei “liberi versi”, l’Amore per la Vita
e sia questo ricordo un altro dono per me,
da consegnare a Chi Lassù mi attende.

Cosenza, 17/05/2007

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