Ernestina Garofalo

 “A Suveritaneide” di Moisè Asta

Con struggente nostalgia il poeta ricorda il paese che non c’è o, meglio, che non c’è più, perché il tempo inesorabile ne ha profondamente mutato i tratti, le forme, lo stile di vita.
       Lo scorrere degli anni ha crudelmente cancellato sogni innocenti, ritrosie di giovinette immature e timorose, le “furracchielle”, sospiri, speranze di focosi innamorati, inutilmente pronti a vittoriose conquiste, ma….” mancu li cani, non c’era pietà”.
       Il poeta rivede come in un sogno dolce, incantato,la Soveria di un tempo, il muretto della piazza, centro di vita sociale, luogo di ritrovo per giovani innamorati, quasi un confessionale: sembra di sentire i sussurri di chi confida ad un amico i segreti del cuore,le pene di un amore forse corrisposto, ma senza speranza nemmeno di un “vaso a pizzichilli”.
 Intorno al muretto la splendida natura della nostra terra, l’ombra fresca di lussureggianti tigli, lo scorrere allegro di una fontanella, la dolcezza rasserenante del verde dei “valli”, il fruscìo dell’acqua, il canto delle ranocchie.
       Si dipana così, di strofa in strofa, un racconto in versi,che ha l’evanescenza onirica di una nostalgica visione, una realtà perduta che, se pur crudele per i tanti divieti, per la brama di una libertà agognata, ma testardamente negata dai pregiudizi e dai falsi moralismi, era pur sempre ricca di fascino; quando ci si rassegnava a fare “cumu vò Ddiu”, si scopriva il gusto di assaporare le bellezze del paese:dal campanile ai Mannelli, Cilla, Adami,la vetta ardita del Reventino, i suoi misteriosi boschi e,ancora, Portapiana, la Colonna, le valli, i verdi prati.
       Poi se finalmente l’angoscia si acquietava ed un pianto liberatore “te venia”, quasi religiosamente doveva essere deposto a Cilla, luogo che, insieme alla vicina Gargiglia, sembra far parte dei posti più reconditi e cari all’anima del poeta/cantore:luoghi quasi mistici,solitari,accoglienti; un rasserenante boschetto di cerri, olmi e castagni, il volo degli uccelli, il fruscio di piccoli serpenti, il ronzio delle vespe, l’infaticabile lavoro delle formiche.
       Le strofe finali sono un ancora più esplicito inno d’amore, dove l’amata “fimmina bella….sorridente e nnamurata” si trasforma e si identifica in un giuoco di ruoli e di rimandi in Soveria ,“bella, culurita e frisca”, paese che ha visto il poeta crescere,amare, piangere, il cui nome vuole portare con sé nella tomba, insieme a quello del suo angelo, il paese che ha voluto cantare ed onorare,la cui storia ha narrato attraverso tre personaggi femminili e che, ora, diviene “femmina” esso stesso, perché della natura femminile condivide la mutevolezza, la profondità, il fascino e, soprattutto, la capacità di esprimere simultaneamente amore e crudeltà, di essere insieme croce e delizia.
       Il poeta chiude questo accorato cantico di amore “chjicandu mfinu ‘nterra li jinuacchi” e con questa immagine stupenda,evocatrice di rispetto oltre che di amore,si chiude la “suveritaneide” ed il lettore affascinato, commosso, totalmente immerso nella fantasia poetica, riemerge a fatica dal sogno, per ritrovarsi un po’ sperduto, nella realtà del proprio tempo..
       Grazie Moisè per questo sogno di amore e di poesia, per gli accorati ricordi, per le immagini delicate, dipinte con i colori del cuore e la forza della passione.

Ernestina Garofalo


 

SCUOLA e VITA
Periodico del mondo della scuola, la Ionia Editrice di Cosenza
n. 5 del mese di maggio 2005
LA VOCE POETICA DI UN’EDUCATRICE
Dr Ercole Posteraro

Ernestina Garofalo
I racconti del cuore
Soveria Mannelli Rubbettino Editore, 2005.

“….con un sorriso, un canto ed
uno scherzo, divertendo insegnava
 ad amare”.

            C’è un fervore culturale, da un po’ di tempo, dalle nostre parti. Si susseguono pubblicazioni di opere letterarie: romanzi, racconti, raccolte di poesie ed anche pregevoli saggi.
Gran parte di tali impegni intellettuali provengono dal mondo della scuola: è un buon segno, malgrado la crisi a più dimensioni, che attraversa la società italiana ed il meridione in particolare, vuol dire che l’interesse per la cultura è vivo e vitale.
            “I racconti del cuore” di Ernestina Garofalo ne sono una significativa testimonianza.
E’ una pregevolissima raccolta di poesie che presenta una rievocazione appassionata e commossa della vita dell’autrice, rivissuta con un lirismo che non ha mai una caduta o uno sviamento retorico. E’, nello stesso tempo, uno squarcio di vita della società meridionale dagli anni trenta ai nostri giorni, colto negli aspetti di più alto valore: affetti familiari, sentimenti di amicizia e di solidarietà , di amore e di umana comprensione per le debolezze che ci travolgono.
Sono poesie dense di contenuto, veri “racconti” di fatti, di accadimenti, di personaggi che si muovono nelle forme di vita del loro tempo e che l’intuito finissimo e la sensibilità artistica dell’autrice trasfondono in immagini poetiche costruite con un linguaggio forte e colorito.
Spesso la poesia moderna, nella sua ricerca di libertà di espressione, riduce al minimo i contenuti ed i riferimenti alla realtà, presentando solamente pennellate di colore e armonie di immagini , nate dalle emozione dell’autore chiuso in se stesso .
            Non è così nell’opera di Ernestina Garofalo. In lei l’intensità dei sentimenti nasce sempre da un riferimento concreto alla realtà della vita. I suoi personaggi non sono mai astratti ed isolati, ma costruiti nella concretezza del tempo, inseriti in un contesto sociale ed umano che li rende vivi e veri. Nella sua poesia forma e contenuto sono amalgamati saldamente in una unità di espressione densa di armonia , derivante da un linguaggio corposo e deciso , spesso arricchito da una aggettivazione martellante, ma mai esagerata.
            La vera poesia nasce non quando c’è nell’animo un tumulto di passioni, ma quando si rivivono con serenità emozioni e sentimenti. Essa è, quindi, memoria e ricordo. La poesia di Ernestina Garofalo è narrazione della sua vita interiore , legata  al suo lavoro intellettuale , agli affetti familiari, all’amicizia ed alla solidarietà; è rievocazione del passato espressa con nostalgia, ma anche con estrema sincerità.
            Tanti sono i ritratti che la nostra autrice disegna con mano sempre sicura. Stupendo è quello della madre, collocato in uno scenario di vita rurale, fatto di dura fatica, ma anche di gioia , di allegria, quando dopo il lavoro, si stende sull’erba la “bianca tovaglia, fresca di bucato” e su di essa il pane scuro ed i fiaschi colmi di vino. Collocata in un mondo diverso, ma dipinta con la stessa efficacia è quella del padre. Figura tratteggiata con straordinaria partecipazione è quella di “Donna Mimì”, ma forse la più bella resta quella di “Angelo”, figura dolorosa, drammatica , raffigurazione di una morte atroce. In “Rimpianti” c’è il ritratto di se stessa, fatto con profonda e totale sincerità. Nel “Saluto alla maestra” troviamo commovente e piena di tenerezza la descrizione dei bambini, mentre in “Memorie , la rievocazione degli anni della  seconda guerra mondiale ci ricorda Fellini di Armacord.
            “Il maestro e la sua storia “è il ritratto splendido nei particolari della scuola di una volta, mentre le altre poesie di argomento scolastico, come “Amici miei vi scrivo…” sgorgano dai ricordi della vita professionale. Particolarmente deliziose, per la carica di affetto che esprimono, sono quelle dedicate ai nipoti, mentre le poesie in dialetto rivelano un tratto quasi nascosto della personalità dell’autrice :una intelligente e sottile ironia.
Un grazie di cuore ad Ernesina Garofalo per il conforto spirituale che ci offre con la sua poesia: ne abbiamo tanto bisogno, oggi , in questo mondo così banale, così distratto e superficiale così falso e bugiardo, così sporco ed arido, fatto di spettacoli stucchevoli, sgraziati ed insignificanti.


 

Da “Il quotidiano della Calabria”
Domenica 03/07/2005

Le poesie di Ernestina Garofalo
“I RACCONTI DEL CUORE “
Recensione di Moisè Asta.

Spianata dall’attenta, forbita, affettuosa “prefazione” di Silvana Sirianni, la lettura de “I racconti del cuore “di Ernestina Garofalo (Rubbettino, aprile 2005, euro 8,00)è divenuta immediatamente - come dire?-tanto appetitosa da imporne l’usufruizione di un solo fiato. Una scelta indovinata, che, intanto, ha imposto una successiva rilettura, più attempata e più …attenta. Tempo sempre prezioso, non perso; anzi….dal contatto con la pregevole silloge , in primo luogo ,emana la conferma che Liardi, allietata dallo sciabordìo dell’acqua fresca che sgorga da Gargiglia, sublimata dalle giaculatorie di tanti poeti dialettali (e la Garofalo è pure questo) è culla , oltre che di poesia , anche di autentici ragionatori in versi che , cardiocentrici nello spirito , alla fantasia antepongono la memoria ai voli pindarici ( che pure non le mancano ) prediligono i “passaggi” veri dell’esistenza, gli affetti remoti e prossimi , la pluralità dei “ mestieri” esercitati (di figlia, di madre, nonna, consorte, amica ,maestra…).
Già, perché Ernestina Garofalo va annoverata , con forza e senza paure di contestazione (che non vogliano essere pretestuose o cattive ) tra i virtuosi della poesia –racconto (mai titolo di una raccolta di componimenti poetici così indovinato , interpretativo e pregnante!)
Ed è esperimento poetico che propone una validità individualizzata nelle singole liriche , ciascuna delle quali sta a sé” , anche se –per quel che riguarda la Garofalo- non si fa fatica a cogliere, in profondità , quel sottile filo rosso, che corrisponde alla fede in alcuni valori di quella parte della tradizione nostrana , che ha dato cospicui contributi alla Storia di quaggiù , della Calabria , da non dimenticare ed amare.
Struggente, poi, il modo di “raccontare in versi certi sentimenti, certi bozzetti di altri tempi, certe esperienze vive che danno l’impressione di essere stati a lungo, quasi per gelosa custodia, nei più profondi recessi , nei più ascosi anfratti dell’anima e della mente di una poetessa che, alla fine , se ne è liberata più per le affettuose pressioni di chi le stava intorno, che per un’esigenza propria, portata, come appare e forse come è sempre stata, a perpetuare la riservatezza  la discrezione, il semi-isolamento psicologico, geneticamente e pedagogicamente ereditati dal padre, il non dimenticato Don Michele.
Al pavesiano “mito del sangue” la Garofalo aggiunge , però , quelli del lavoro ( il proprio e quello degli altri , anche il più umile ed il più umiliante), dell’amicizia (Donna Mimì , Padre Fedele , Vincenzo Incarbone , Domenica Caputo ,’ Ndindo…) e, poi, ancora, la scuol , la scuola, la scuola….le maestre, le maestre, le maestre…gli alunni, gli alunni, gli alunni…Sul piano dei personaggi incontrati nelle liriche, questo prezioso scrigno , dal dorato rosario di versi , è veramente policentrico.
Si apre con la celebrazione della genitrice. Più giù il ricordo del padre , con le sue memorie delle sofferenze di emigrato.
Sempre identici i toni e le attenzioni che Ernestina Garofalo riserva agli altri suoi “miti” (pavesianamente intesi) tra cui quello dell’infanzia, ravvivata dal ricordo del vecchio villaggio agreste, che la vide fanciulla, ora così diverso.


 

OGGI FAMIGLIA periodico mensile Cosenza
n. 24 agosto/settembre 2005
CENTRO SOCIO_CULTURALE “V.BACHELET”

RECENSIONE di “ I RACCONTI DEL CUORE “E.Garofalo
A cura di Domenico Ferraro.

La poesia di Ernestina Garofalo scandisce le fasi più importanti della sua esperienza esistenziale e ne costituisce la sua dimensione ideale.
La quotidianità nella sua espressione poetica si sublima ed assume quelle caratterizzazioni che la elevano a profondo sentimento , che oltrepassa la soggetività per identificarsi nel desiderio umano universale.
I ricordi del passato, le persone care, le esperienze, i desideri, più profondi, le amarezze, le delusioni, le aspirazioni, gli amori, le visioni soprannaturali, la tenerezza degli affetti costituiscono l’ispirazione del suo linguaggio poetico .
Le sofferenze, i crucci, il dolore, le ingiustizie si trasformano in un afflato soffuso di speranza che si estende oltre le possibilità personali ed investe l’intero assetto sociale e culturale .
            La trasparenza delle immagini la luminosità dei pensieri, le riflessioni sofferte, le visioni, che accompagnano la concretezza delle sue interpretazioni poetiche, si traducono in un appassionato cadenzario, che si sostanzia sempre di una ritmicità vitale, che dà significato e colorazione a quanto riflette nelle sua trepida immaginazione.
            Le persone , le situazioni e tutto ciò che la circonda del suo presente e del suo passato , nella luce della sua creazione poetica , assume una bellezza sempre intrisa di una spiritualità, che oltrepassa l’istantaneità temporale.
            Tutto si eterna nella conflittualità di un animo che affannosamente ricerca l’attuazione delle sue esperienze esistenziali , che ritrovano consistenza e vitalità solo nella sua fantastica creazione , che oltrepassal’orizzonte umano.
            Nella sua poesia si percepiscono con chiarezza tutte le situazioni umane, anche quando appaiono con le connotazioni di un’individualità, segnata sempre da una esasperata irripetibile essenzialità.
            Ernestina Garofalo utilizza una scrittura vigorosa, organica  nella struttura del verso , incisiva , sublime, tenera, affettuosa, aspra, musicale nell’ondulazione dell’espressione: rispecchia le personalità che costruisce . I personaggi sono caratterizzati nella loro psicologia e nelle loro esperienze di vita, defoinitinella loro personalità, alcune volte vigorosi nel carattere , con una volontà ostinata , coerenti ed irreprensibili nella moralità sociale e nella loro cultura, altre volte eccessivamente sensibili e riservati nei sentimenti e nei loro comportamenti.
            Ernestina è affettuosa nel linguaggio dell’ amicizia, nell’amore dei piccoli, tenera nel ricordo dei suoi cari e dei suoi indimenticabili nipotini.
            Per tutti esprime una dichiarata simpatia, un ricordo amorevole, un rimpianto di cose fatte e non fatte e non senza l’eleganza di una raffinata ironia.
            Ella ha saputo veramente ricostruire con penetrante psicologia personalità originali di un ambiente culturale ormai scomparso, persino nella memoria collettiva.
  Alcuni personaggi sono incisi in modo scultoreo , il cui cipiglio o la cui espressività rimane indelebile nel ricordo di chi l’ha scolpiti e nella fantasia di chi oggi vuole immaginarli.
            Cultura antropologica e storia sociale si identificano nella “prosa” poetica di Ernestina , che rivive con passione e rimpianto , molto spesso amaro e sofferto , le esperienze decorse della sua attività di maestra o dirigente scolastica e di esse ci lascia memoria storica.
            Mentre assapori, con intensa partecipazione, tutta la dimensione poetica della Garofalo, ti accorgi che anche tu sei pervaso da un sentimento, che ti stimola a partecipare, con totale coinvolgimento, a vicende che non sono più caratterizzazioni individuali, ma appartengono al patrimonio ideale dell’umanità ed a quello calabrese , in particolare. La semplicità delle espressioni  la tenuità arcana con cui riesce a dipingere, a scolpire le persone che rievoca o le situazioni che descrive, costituiscono la trama su cui si costruisce ed intreccia le sue riflessioni, le sue esperienze esistenziali ed affettive.
            Non si sofferma a ricercare le origini delle contraddizioni , che scandiscono le sofferenze , le aspettative, le gioie del cuore umano. S’inserisce, invece , nella dialettica del suo pensiero, il buio esistenziale di alcune personalità dominate da una rassegnazione storica, da una cultura che non permetteva riscatti, evoluzioni , innovazioni.
            Le parole, allora, si traducono in situazioni , in immagini , in ricordi, in fuoco bruciante.
            Le persone parlano il linguaggio della loro condizione sociale, riflettono le sequenze di una storia , che vive e si sostanzia della quotidianità reale..
            Nelle esperienze esistenziali della Garofalo scorgiamo anche le nostre.I suoi sentimenti si trasferiscono nella nostra percezione..
            Tutti i suoi pensieri si trasformano in una dimensione culturale , che giustifica quanto vive nell’intimo dell’uomo, sia esso una vivificante gioia o una rattristante sofferenza.
            Per Ernestina Garofalo la poesia è un ricordo culturale, è filosofia antropologica, è concretezza esistenziale , è la storia individuale di persone, ma è anche memoria collettiva delle comunità e delle sua umanità.
            La sua antropologia esistenziale vive nel ritmo cadenzato di una spiritualità e di una affettuosità , che  ritrovano concretezza nell’esperienza vissuta .
            Il suo linguaggio si connota come espressione di una poeticità, che non si spegne e non muore nella monotonia squallida delle situazioni reali, ma si perpetua nella continuità dei sentimenti più sublimi, siano essi ricolmi di soddisfatto piacere o di struggente dolore.
            I conflitti individuali, le tragedie sociali, la miseria, l’arretratezza, la sofferenza umana , l’intima volontà di riscatto, ritrovano nella Garofalo un’interprete, la cui forza espressiva e la essenzialità concettuale riescono a rendere vitale una eredità culturale e storica, che ha impregnato la sua esperienza esistenziale e quella della comunità che raccointa.
            Leggere le poesie di Ernestina come interpretazione sociologica e messaggio sociologico, credo, sia il modo più consono al suo forte e complesso temperamento culturale ed intellettuale.
            Lei non intende disperdere le sue ispirazioni, la sua immaginazione nel riduttivo sfogo psicologico intimistico, ma aprirsi a quelle situazioni sociali, che definiscono , in una dimensione più vasta ed articolata, il messaggio che vuole prospettare a sé ed a tutti gli altri.
            In definitiva, la sua poesia è un messaggio umano, è un impegno sociale, non è uno sfogo individuale o un’ evasione fantasiosa, ma è un ottimistico riscatto, è una denuncia, una condanna , è bellezza , è sogno , è rappresentazione di sentimenti umani , di tenerezza , di passione , di amore per la vita di oggi , ma , anche , di ieri.
            La sua poesia è la vita che si esalta e si eterna nell’immaginazione creativa.
               
Ernestina Garofalo “I racconti del cuore” Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ)

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