Vi informo che giovedì 5 novembre, alle 18,00, presso la libreria "Diffusione cultura" - Via Oslavia, 23 - Sesto San Giovanni (Mi) - si terrà la prima presentazione del mio libro PER UNA STRADA, SBC Edizioni, 2009.
Ringrazio per l'eventuale partecipazione.
Emanuele Marcuccio.
Sono un giovane poeta esordiente di 35 anni, il 26 marzo 2009 è uscita la mia prima raccolta di poesie, di cui v’invierò una copia autografa per una possibile recensione.
Scrivo poesie dal 1990 (116 fino al 24 giugno 2009), 22 sono state pubblicate per la prima volta nell'agosto del 2000, presso l'Editrice Nuovi Autori, di Milano, nel volume antologico Spiragli '47.
Ho scritto anche un poema drammatico, iniziato nel '90, ambientato al tempo della scoperta dell'Islanda, di argomento storico romanzato, non ancora ultimato e non in rima; nel giugno del 2000 ho terminato il IV atto e soltanto il primo atto si estende per più di 700 versi.
Ho scritto anche sedici aforismi, dal 1991 al 2009.
Il 26 marzo 2009 sono state pubblicate tutte le mie poesie, solo quelle scritte dal 1990 al 2006 (poiché alla firma del contratto non avevo ancora scritto quelle del 2008 e del 2009), in un volume che ho intitolato Per una strada (1990 - 2006), dalla SBC Edizioni, di Ravenna, nella collana Il verso giusto.
Per una strada, proprio perché l'ispirazione mi ha raggiunto, per la stragrande maggioranza, per strada: camminando per strada, sull'autobus, ecc...
Una mia poesia, allora inedita, Palermo, è stata pubblicata nell'agenda 2009 Le pagine del poeta, quest’anno dedicata al grande poeta Pablo Neruda, dalla vostra casa editrice.
Nel 2007 un'altra mia poesia, allora inedita, Stelle sul mare, è stata pubblicata nella vostra rivista Poeti e poesia.
Ho anche tradotto in inglese tre mie poesie allora inedite, di cui una è stata pubblicata in America nel 2008, dalla Howard Ely Editor (Owings Mills, Maryland, USA), nella raccolta antologica Collected Whispers ed anche su CD, dal titolo The sound of Poetry, però non sono io a leggere quella che ho tradotto in inglese.
Tra parentesi, so scrivere ma non so parlare in inglese.
Che ironia!
La versione in inglese di una mia poesia è stata pubblicata prima della sua versione originale in italiano.
Sul mio sito www.joetiziano.it potrete leggere le tre poesie, (tra cui una su suggerimento di una poetessa inglese esordiente), che ho tradotto in inglese insieme ad altre mie poesie edite in Per una strada.
Potrete leggerle anche in questo sito americano www.esnips.com/web/joetiziano-Poetry.
Un’altra mia poesia edita in Per una strada, Canto d’amore, sarà pubblicata nell’agenda 2010 Le pagine del poeta, agenda dedicata al grande poeta Mario Luzi, sempre dalla vostra casa editrice.
Nel giugno 2009 sono state pubblicate due mie poesie, una del 2008 ed una del 2009, nel volume Poesia e Vita, 50 autori insieme per aiutare il piccolo Emanuele Lo Bue, che da anni versa in uno stato di coma neurovegetativo.
Lodevole iniziativa di beneficenza organizzata dalla poetessa Gioia Lomasti, per conto della casa editrice Rupe Mutevole, di Bedonia (Pr).
Non scrivo in rima per scelta, per me questa blocca o vincola l'ispirazione poetica.
Se la rima raramente è presente, è solo spontanea.
La metrica e la rima sono solo due dei mezzi, non necessari, per pervenire alla forma della poesia.
La rima non spontanea l'ho utilizzata soltanto in una poesia per puro sperimentalismo stilistico.
Nella mia poetica ci sono tre punti fermi: la spontaneità, la musicalità, la scorrevolezza del verso.
Il mio ideale poetico si esprime nell'essere semplice ed allo stesso tempo profondo, e penso che sia cosa piuttosto difficile non utilizzando la rima.
Cerco anche la musicalità del verso, cosa oltremodo difficile, se non si scrive in rima.
Seguo una struttura su due fasi fin dal 1990: la prima fase è quella che io chiamo il primo fuoco dell'ispirazione, che può giungere in qualsiasi momento con l'affiorare alla mente dei primi versi; quindi mi metto subito a scrivere in brutta copia, e mentre scrivo penso i successivi versi da mettere sulla carta.
La seconda ed ultima fase si riferisce alla ricopiatura in bella copia con i vari aggiustamenti grammaticali e retorici, aggiungendo, a volte, anche dei nuovi versi o parole.
Diverso è stato il caso della mia unica poesia scritta in rima, in cui dapprima è arrivato il primo fuoco dell'ispirazione con i primi due o tre versi, successivamente mi sono dedicato alla ricerca della rima, unita al tipo particolare di rima e non di metrica (forse la più difficile, quella dantesca), ed alla proprietà di linguaggio dantesco con l'applicazione delle figure retoriche più adatte.
Come vedete, in questo caso ci sono state tre fasi, e mi meraviglio che mi sono bastati soltanto due giorni; l'ho scritta mentre mi preparavo agli esami di maturità classica.
Uso le figure retoriche e cerco di usarle in maniera spontanea, cercando sempre la musicalità del verso, senza fare uso della rima; ho usato anche lo zeugma, che usa molto Dante.
La figura retorica che uso di più è l'enjambement.
Alcune curiosità: una mia poesia dapprima l'ho scritta su uno scontrino della spesa, poiché, appunto, mi trovavo per strada; una mia poesia sulla propria ispirazione poetica.
Proprio da questa poesia ho tratto il titolo del mio libro che, come dicevo sopra, è stato pubblicato il 26 marzo 2009, dalla SBC Edizioni, di Ravenna.
Nel 2006 ne ho scritta anche una in piedi sull'autobus affollato, che è l'ultima delle poesie pubblicate nel mio libro.
Di seguito vi do un’anticipazione del mio libro con la lettura della prefazione, che ho scritto io stesso, e pensare che la casa editrice voleva mettere come prefazione solo la mia poesia Per una strada, da cui ho tratto il titolo della mia raccolta.
Prefazione
Non tutti amano la poesia, e sono ancora di meno quelli che
l’hanno in sé e riescono ad esprimerla con dei versi sulla carta.
Quando mi raggiunge l’ispirazione, non sarei in grado di
scrivere una poesia direttamente al computer, i miei mezzi devono
essere una penna e un foglio di carta (anche se sono lento
nello scrivere), non uno sterile foglio di vetro; successivamente
mi servirò di quel foglio di vetro per il fine della pubblicazione.
La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere,
per esprimere i più reconditi sentimenti umani.
Se, invece, vogliamo parlare di espressione umana in senso
generale, la musica per me supera tutte le arti, a patto che sia
musica con la “M” maiuscola.
Ecco perché musicare una poesia è qualcosa che supera ogni
immaginazione.
Quanti pretendono di leggere poesie in maniera letterale;
niente di più errato!
La poesia non bisogna semplicemente leggerla, ma sentirla,
ascoltarla; non nel senso di ascoltare una recita, ma leggerla con
il cuore, interiorizzarla, farla propria, renderla partecipe delle
proprie emozioni.
Le sue interpretazioni non si esauriscono in una sola, non
sarebbe più poesia, ma della prosa travestita di versi con degli “a
capo” dati a caso.
Non è necessaria la metrica e la rima per fare poesia, ma basta
un certo accostamento di parole, di frasi e di suoni, aperti alle
molteplici interpretazioni; bisogna anche che il poeta metta del
suo, anche se in maniera trasfigurata.
Il difficile è saper disporre il tutto in una maniera tale per far
10 - E. Marcuccio
sì che, chi legga o ne ascolti una recita, senta la poesia.
Scrivo poesie dal 1990 e, appena due settimane fa, ho ricevuto
le bozze della mia prima raccolta di poesie con la bellissima
copertina.
Nell’immagine hanno colto in senso immaginifico l’essenza
della mia ispirazione poetica, traendola proprio dalla mia poesia
Per una strada, da cui ho preso il titolo per la mia raccolta.
Per una strada
Per una strada senza fronde
si aggira furtivo e svelto
il nostro inconscio senso,
passa e non si ferma,
continua ad andar via
e non si sa dove mai sia.
Con questa mia, apparentemente semplice poesia, scritta
dapprima su un semplice scontrino, poiché mi trovavo per strada
e non avevo null’altro su cui scrivere, ho cercato di esprimere
proprio il processo misterioso della mia ispirazione poetica.
E pensare che, all’inizio non l’ho compreso nemmeno io il
suo significato profondo.
Quanto mi sembrarono quasi insignificanti quei versi, e invece,
mi sono accorto, con mia grande sorpresa, che nascondevano
il significato stesso della mia ispirazione furtiva e svelta, che passa
e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i
miei versi, che metto sulla carta, passa e vola via, e non si sa più
dove mai sia.
Ho pensato di dare questo titolo alla presente raccolta fin dal
1999.
Questa mia raccolta contiene 109 poesie ed abbraccia un arco
della mia vita lungo ben sedici anni (1990 - 2006); con le mie
sensazioni, con le mie emozioni, con le mie letture, con i miei
studi, con le mie gioie, con i miei dolori, con le mie delusioni,
con le mie nostalgie, con i miei rimpianti, con le mie ribellioni,
Per una strada - 11
con le mie rinunce, con i miei sbagli, con la mia indifferenza per
il proprio dolore, un dolore ben più profondo di quello fisico, e
mai per l’altrui.
Indifferenza, un sentimento che ha attraversato una stagione
della mia vita, durata ben quattro anni, non quattro mesi, e che
ho cercato di esprimere in una poesia, che ho intitolato appunto
Indifferenza.
Tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima,
che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione,
che ho cercato di esprimere con la mia poesia.
Il tutto è sorretto dalla fede, il mio pessimismo, infatti, è un
pessimismo moderato; se non avessi fede, sarebbe un pessimismo
cosmico alla Leopardi, di cui prediligo lo stile delle sue poesie
meravigliose e che non poco hanno alimentato la mia ispirazione.
Ecco perché ho usato quel senza fronde nella mia poesia, da
cui trae nome la mia raccolta; quel senza fronde ha un significato
fisico e personale: si era in autunno, e per strada c’erano gli alberi
senza le fronde, un pomeriggio ombroso, ventoso e senza sole,
che annunciava un temporale.
Quel senza fronde nasconde in sé un significato ben più profondo;
con quel senza fronde ho cercato di riassumere il sentimento
di straniamento e di smarrimento dell’uomo contemporaneo,
che si ritrova privo di valori e di qualcosa in cui credere,
simile ad un albero in autunno, spogliato delle sue foglie.
Sorge quindi il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a Qualcuno
in cui credere, prima che anche le radici vengano strappate
via dalla tempesta dell’inverno.
Emanuele Marcuccio
Di seguito i link delle recensioni:
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139&Frm_Session=4fe146bac50e66309cc5d35b9db34178http://www.librierecensioni.com/libri/per-una-strada-emanuele-marcuccio.html
Ho anche rilasciato un’intervista sul sito libriescrittori.com:
http://www.libriescrittori.com/libri/intervista-a-emanuele-marcuccio/