Origini
Davide Ambrusco nato il 4 novembre 1982 a Torino da mamma casertana e da papà torinese ma a sua volta con origini meridionali in quanto mio nonno era della provincia di Benevento. Penso il mio cognome sia di orgine etrusca. Mia nonna perfetta piemontese della provincia di Vercelli. Fin da piccolo ho vissuto in questi due mondi tra il nord e il sud del paese. Sviluppando attraverso  le caratteristiche dei luoghi : ( costumi , tradizioni , feste e le usanze dei due paesi in meridione nel casertano e nella provincia di Vercelli). Una certa caratteristica espansiva , di bei modi ad essere parte del mio crescere. Mio padre come mio nonno persone molto regolate , austere ci tenevano alla precisione , che le regole fossero rispettate , e all’obbedienza. Di qui la paura nei confronti di papà quando sapevo di essere nel torto. L’educazione da parte dei miei genitori è stata molto determinata e rigida. Pur nonostante papà una persona di cuore , giocherellone , legato agli affetti , alla famiglia e all’amore verso mia madre. L’educazione è sempre stata accompagnata dal buon esempio. Questo mi ha reso una persona di saldi principi e a vedere mio padre come un esempio da seguire che da sicurezze e ad esserne molto legato. Ho ricevuto una educazione cristiana molto sentita e zelante all’inizio mio padre molto immerso nella cristianità decidendo di seguire un percorso di fede in un movimento cristiano. Poi coinvolgendo tutti noi a seguirlo hanno creato in me seppur ribellione. Un sentimento di unità e di famiglia molto sentita. Anche se in me cresceva un senso di ribellione perché volevo far di testa mia. Papà ha sempre voluto l’unità nella famiglia.

Percorso formativo.
Il mio percorso formativo è stato piuttosto movimentato e disordinato in quanto poco dedito allo studio piuttosto faticoso per me concentrarmi e a farmi entrare nozioni. Quindi ho seguito corsi professionali in cui privilegiavano più l’aspetto pratico che quello teorico di nozionistica. Al fine di essere abile a praticare la professione imparata. Alla fine di questo percorso , lavorando come tecnico nel settore dell’informazione (ICT) ho deciso di diplomarmi in elettronica pur lavorando. E’ stato un traguardo non indifferente e di grande soddisfazione per me che ero poco dedito allo studio e che in più lavoravo già a differenza di alcuni miei  coetanei i quali giungevano faticosamente all’esame di stato perché non aspettavano altro che lavorare.
Così questa mia meta è stata segno di partenza verso il viaggio della laurea.
Devo fare una  premessa e cioè di natura sono una persona solitaria a cui piaceva isolarsi dagli altri questo faceva si che si sviluppasse in me un senso di interiorità nei sentimenti. Quasi sconsolato agli occhi estranei ricordo al compimento dei 18 anni la professoressa di letteratura mi disse presentandomi <<”..ecco Ambrusco sembra depresso ma non lo è..”>>. Infatti i 18 anni posso dire che sono stati l’inizio di un forte cambiamento.  Prima di intraprendere il viaggio di fede guidato da mio padre ero molto negativo e pessimista seppur bambino , volevo isolarmi volevo essere come Leopardi chiuso in una grande libreria  interpretando le luci e i colori del mondo esterno con una vena negativa-malinconica. Quasi a dire che ciò che è fuori non mi appartiene o che è tutto falso. Un senso di inerzia regnava in me e mi rendeva alieno alla società proprio come se vivessi in un altro pianeta. Questo ha sviluppato in me un senso di permalosità a volte eccessiva e di scarso senso dell’ umorismo. Anche se quando ero in mezzo agli altri avevo successo. Per questo riconoscevo  a me stesso l’esigenza di amici , gente della mia età che come me avevano i problemi e i sogni dell’età. Il fatto di lavorare e studiare mi aveva portato a stare a contatto con gente adulta spesso sposata e con famiglia lo stesso anche sul posto di lavoro era così. Arriva l’anno del diploma , per questo a maggior ragione è stato un  motivo forte di cambio di direzione , l’università iniziata poi poco dopo un po’ per gioco o per sfida personale nei confronti degli altri. Forse anche per spavalderia tanto da dire: “<<.. se sono arrivato fin qui posso anche continuare >>”  ma l’idea di poter progettare e dar vita a qualcosa che esiste nella mente mi affascinava a tal punto da intraprendere questo percorso a ingegneria.

Verso la laurea.
Iniziata quindi così alla leggera e un po’ per gioco sopratutto perché l’università è una realtà estremamente libera e quindi c’è bisogno che uno studente si organizzi il tempo e studi da solo senza che il professore ti dica cosa devi fare a modi di liceo. E io non sapevo organizzarmi e quindi perdevo tempo. Dovevo fare i conti con me stesso , iniziata ingegneria esigevo di stare con gente della mia età deciso a sbloccarmi una volta per tutte. Così iniziai anche a  frequentare la parrocchia e il gruppo universitari al martedì sera di li conobbi volti a me noti ma che per il senso di alienità che regnava in me non avevo mai voluto conoscere fin dai tempi dell’infanzia. Stavo bene , avevo cambiato modo di vestirmi , di presentarmi agli altri e finalmente mi sentivo un ventenne. Ebbi anche la prima ragazza una storiella che mi fece capire cosa vuol dire avere una ragazza e come si sta in sua compagnia. A esser meno timido con le ragazze senza avere così paura. Tutta questa scoperta di me stesso ovviamente ha fatto rallentare il mio percorso universitario e il morale moriva sulle bocciature. Me la prendevo involontariamente con chi mi bocciava ma forse il problema era mio se non passavo gli esami forse appunto perché non fortemente motivato a seguire ingegneria. Si sviluppava in me un senso che mi ha portato spesso a perdermi nella fantasia a voler essere diverso da quello che ero e di sforzarmi a studiare. Il tempo passava ,  gli esami li passavo con lentezza , spesso dicevo che se fossi stato meno razionale ingegneria l’avrei passata in meno tempo. Mi sarei perso di meno e quindi concentrato di più. Non riuscivo a capirmi seppur credendo nell’università come possibile altra risorsa mia culturale da presentare al lavoro. Questo mi ha fatto continuare e a evitare di lasciare ingegneria. Ora sono a meno sei esami dalla laurea , la voglia di realizzarsi nella vita , nell’ambito professionale e nella vita privata è forte. Riconosco esser di natura un giocherellone , amante del bello fantasioso , creativo e stravagante. Sono cosciente del fatto che nella vita bisogna essere forti e a volte lasciare i giochi per affrontare la realtà una volta per tutte.

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