MIA MADRE

Ti ho rivisto,
ieri,
in una foto.
Sai
eri davvero bella
nella tua splendida giovinezza
che l’ineluttabilità malvagia
del tempo inarrestabile
non è riuscita del tutto
a farti perdere.
Avevi
i lunghi capelli castani
raccolti sulla nuca
ed eri serena
nella tua dolcezza di sempre.
Così
sono rimasto perplesso
quando ti ho sorpresa
assorta nei tuoi pensieri
in cui cercavo di entrare.
Volevo capire
il motivo
della lacrima
che decisa rigava
la tua pelle ancora morbida…
Desideravo scacciare
ciò che turbava
il tuo animo,
arrestava i tuoi pensieri
in un punto oscuro
di sofferenza,
ma poi ho capito…
allora
ho odiato anch’io
il freddo passare degli anni,
il ritmo incalzante dei giorni fugaci
che tutto cancella
e avvolge nel suo oblio…
restituendo
polvere eterea
alla clessidra del tempo.


EMOZIONI

Fulminei attimi…
brevi momenti dell’anima.


E’ SCESA LA NOTTE

Anche per oggi
é scesa la notte
chiudendo
questa stanca giornata
ed io…
io non ho fatto
ancora niente per averti.
E’ scesa la notte
ed io
ora
ho ancor più desiderio
di viverla
e non
di chiudere gli occhi sul mondo
proiettando così
la mia vita a domani.
Anche per oggi
é scesa la notte
sulle vie silenziose e deserte,
in mezzo ai campi
duro lavoro di uomini,
sui boschi di noci
e
sui pini
odorosi di resina…
E
la notte
porterà con sé
dolci sogni
da donare a te…
a te
che
presto
sarai mia.


LUCIA

Ho deciso di seguirti
quando
la brezza fresca
dei tuoi pensieri sinceri
e la gioia spontanea
tradotta
in gesti semplici e decisi
hanno incrociato
il mio sguardo un po’ svagato,
perso nei progetti sul domani.
Adesso
ho scritto per te
perché
avverto
che non so più
rinunziare
né resistere
al fascino tuo,
al tuo modo d’amare…
alla gioia che mi dà
l’idea di ritrovare
ad ogni mio risveglio
l’intreccio tenue
dei lineamenti del tuo viso
dove risplende
la luce del tuo animo cristallino.


IN DIRETTA NEL VENTO

La luce vespertina
gioca
in un’atmosfera irreale
ed anche luoghi familiari
si riempiono di ombre sconosciute,
intrecciate in folli arabeschi.
Il respiro
cadenzato da passi meccanici
che s’arrestano
alla visione
di un bimbo
che stringe nel pugno
il filo di un aquilone
inseguendo
nel suo roteare disordinato
chissà quali sogni innocenti.
L’aria
insolitamente mite
inganna l’inverno ormai alle porte
e il corpo soffre
costretto in vesti pesanti.
Improvvisi flash
illuminano la mente…
gli scherzi gonfi di gioia,
le serate di baldoria e di risa sfrenate,
gli amici di un tempo
persi
nel naturale cammino della crescita
di cui resta pallida eco
in foto ingiallite e consunte.
L’odore pungente della salsedine
mi desta un po’…
Oggi mi sento
come le barche adagiate sulla sabbia
appena scrostate
e in attesa di prendere ancora il largo
verso nuovi lidi.
Il vento
si diverte a creare
vortici fatti di niente.
Invano cerco di scacciare
il mosaico di immagini
che si alternano
rapide e inquiete.
In diretta nel vento
proiettata all’orizzonte
l’immagine di me stesso
incerta
leggermente sfumata
confusa
nella sabbia polverosa.


CHIESA ABBANDONATA

Seduto su una panca fatiscente,
perso nelle larghe crepe
e negli oscuri disegni
su muri cadenti,
sotto volte
che sembrano
echeggiare ancora
musica sacra,
vicino ai resti di un altare,
avverto netta
una pace sconosciuta…
una calma
mai sperimentata
e quasi
sento
di non essere solo.


SEGNALI DI VITA

Un piccolo fiore
indaco intenso
cresce
tra le crepe
di un muro cadente,
minuscolo punto di colore
nel grigio
carico di polvere…
E la vita
più forte
s’insinua lieve
tra le macerie del tempo.


VECCHIA STAZIONE

Di treni
qui
solo l’eco,
ombre di ricordi
su binari di ruggine.
Stille di luce
a fatica penetrano
nella sfera di un orologio
fermo da una vita.
Nella polvere
segna un’ora senza tempo
e riflette
un ponte malfermo
che a stento
sopporta il suo peso.
Vecchia stazione…
eppure
più così mi piaci.
Il tuo silenzio
mi attira
e conduce lieve
i pensieri
in anni lontani
di cui restano
evidenti i segni.

 

FIORE MALATO

Per un solo istante
ho fatto mio
il tuo sguardo perduto
di prostituta bambina
proiettato,
attraverso i vetri
dell’auto,
da occhi innocenti
infossati
in un viso
dai tratti ancora stupendi.
Il tuo corpo
immaturo
appena involgarito
dall’eccesso di vesti succinte
offerto in pasto
alle voglie insane
di chiunque decida
di arrestare la sua corsa
al tuo posto,
sul marciapiede
e che
forse
potrebbe esserti padre.
Stanotte
mi farà compagnia
la disperazione
colta
nell’istante esatto
in cui
i miei occhi
si sono adagiati,
nello sfrecciare dell’auto,
nel blu
liquido e spento
dei tuoi
annegati
in amplessi coatti,
squallida proiezione
di sesso meccanico.


D’IMPROVVISO UN GIORNO

D’improvviso un giorno
ognuno si ritroverà
irrimediabilmente perso nella sua vita
e strade diverse
ci porteranno via,
inganni di promesse,
effimera letizia
presto disattesa.
Allora
non darò spazio
al rancore
ma immergerò
lo sguardo
nel tuo cielo
per cacciar  via
ogni altro pensiero
e lasciare il posto
all’immagine di te,
di quando
sfiduciato
trovavo conforto
solo
nel mosaico delle tue parole.
Tu
potrai percepire nel vento
la mia voce più vera
quando batterà alle tue imposte
di sabbia e di polvere…
Attimi nuovi nella memoria,
dna
di un tempo
che
sempiterno fuoco
non può spegnersi.

SEQUENZE

Vento sibilante
foglie spazzate via
vortici d’aria
imposte sbattute
rami spezzati
pioggia crosciante
torrenziale
ansia satura
voglia di
strillare
uscire
abbandonare
stanze solitarie.

 

NOTTURNO

Giallo
di ginestra e di grano,
bianco latte
di pelle di luna,
rosso ciliegio
di labbra dischiuse,
aghi di pino
nel silenzio
nero
di terra di agro,
resina tra le dita,
trasparenza d’acqua,
trapezi di ombre notturne.
Seduzione
stanotte
di terreno sconosciuto e imprevisto


AMORE FILIALE

Siete
iperbole di forti sentimenti,
inesauribile miniera
d’affetto prezioso,
riparo sicuro
ad ogni burrasca.
E capisco,
giusto tributo
d’amore di figlio,
quanto vi devo…
tutto ciò che sono.


GABRIELE (12 ottobre 2005)

E ti vorrei dire
adesso
che sazio di latte
il sonno ha vinto le tue remore,
delle speranze e delle attese
di questi lunghi nove mesi
…della sopportazione al dolore
di tua madre
quando
in lei
eri ancora
poco più di un battito
…del timore che l’immaginazione
erodesse troppo i confini
del nuovo mondo che ci aspettava
e potesse restarne delusa.
E ti vorrei dire
ora
che sei raggomitolato
sul mio petto
e avvolgi
minuscolo punto colorato
il mio calore
di quando
sul farsi della notte
sei venuto al mondo
con gli occhi spalancati
smarriti e confusi
da questa nuova vita,
dell’incanto del tuo respiro
che
negli scampoli di riposo notturno
si fonde
con i nostri,
… del tempo
che per te ha trovato
nuovi ritmi
sconosciute sensazioni.
E ti vorrei dire,
mentre invano
cerco
di scorgere
ciò che di me è in te,
di questi anni
un po’ così,
dell’entusiasmo e dell’energia
che dovrai possedere
per trovare
tra mille
l’unica vera strada
…di come
spesso
un solo attimo può bastare
per compromettere
una lunga semina
e un’incomprensione
a minare
un bene sentito.
E ti vorrei dire
dell’equilibrio nuovo
del nostro sentimento
che ancora non imbianca
e di cui
già sei stabile atomo.
E ti vorrei dire
mentre,
con i pugni
stretti al petto,
forse insegui
sogni innocenti
di riuscire a scorgere in te,
quando davvero sarà il momento,
il dono più grande…
il saper essere felice
astratto dalle cose
splendidamente sciolto
da un vero perché.


LUCE

Lingue di luce
sulla tua stanchezza
in lividi cerchi
sotto gli occhi,
solchi
sul viso
appena emaciato
pallore
d’inverno e di città,
sulle mie parole
nuvole a mezz’aria,
sugli aranci malati
di metalli e cemento,
sull’acqua
morta in pozzanghere nere,
su umani relitti
di cenci e cartoni
immobili sotto i ponti,
sui nostri attimi
rubati
a un tempo straniero,
sulle ombre
lunghe sui muri
…sulla polvere
delle cose nel vento.


PARLERO' DI TE

Parlerò di te
di quando,
tra le canne celati,
l’erba umida
bagnava la tua schiena
e il tuo arrossire
accresceva la mia fretta
di superare
flebili ostacoli di tessuto,
nel silenzio
rotto solo
da echi
di lontana ferrovia…
dei miei sensi
accesi
nella notte lucente
e dei tuoi fremiti
nella brezza,
veste fresca e diafana
che sapeva di sale.
Parlerò di te
dei tuoi occhi socchiusi
al mio movimento,
del tuo cuore
aperto
a battiti frenetici,
del tuo sapore
sulle mie labbra
prive d’impacci.


IMPRECISATE ESSENZE

Nivei i tuoi passi
in quel giorno
muovevi decisa,
evento
da tempo atteso
…non dubbi
ma
semplici incertezze del destino.
Giugno
nell’aria
e imprecisate essenze
di vita
per sempre insieme.
Incontro di sì.
Ebbrezza di gioia
sul tuo viso
e definito
il tuo carattere,
nitidezza di luce,
trasparenza
di veste e d’animo
…Sul mio
lento sciogliersi di tensione,
palpiti irrefrenabili
e indistinte percezioni.
Imprecisate essenze
quel giorno
nell’aria di giugno.


INTEMPERANZE

Cremisi
le guance
nell’ondeggiare
iroso
dei fianchi.
Alle finestre
climatiche intemperanze,
sferzate improvvise
di pioggia e vento.
Perdonami
ma oggi
le mie carezze son graffi
e la mia tenerezza
s’è persa
nelle pulsioni
d’appendice fremente
come il moto
minaccioso
delle nubi livide,
come i palpiti
del cuore
non ancora esausto
… come l’ansia
ora
d’immutata vitalità,
di gaio inganno
alla piccola morte.


NELL’ISTANTE

Un solo istante
e nuovamente
all’iride
eri già
inaccessibile punto
impercettibile ente
nella silente
anonima
marea.


IMMAGINI DI COLORE

Profumo
di bucato
alle finestre
immagini di colore…
Rumore di bimbi
moto perpetuo
e arpeggi di chitarra
Europa,
in onde sonore
nell’aria serena,
di famiglie
e gente sorridente
per le vie
di terra battuta e piante
… Tra le labbra
di zucchero e limone
sapore di ghiacciolo
…Poche lire
nelle tasche di calzoni
sfilacciati sul cemento
corti sulle ginocchia
perennemente sbucciate
nel sole
delle colonie d’agosto.
Immagini di colore
alle finestre
del tempo.