Prefazione, Recensioni e Critica Letteraria del libro Spicchi e Specchi

da www.art-litteram.it  di Michele Gentile

Come piccoli soli che albeggiano timidamente dal profondo dell'anima. Che sorgono e via via incendiano lembi di cuore alzandosi nel terso cielo di un'emozione. Non danno noia mentre li si osserva ...rigenerano. Rendono la vista più arguta e profonda.
Così ho trovato le poesie di Spicchi e Specchi,  divenire di un giorno il cui tepore accarezza la pelle e rende meno temibile la notte. Diverse e misteriose sono le strade che la vita ci offre in sorte. Esistenza come ricerca spirituale che, a sua volta, si tramuta in dono per chi possiede la giusta sensibilità e attenzione per comprendere... comprendersi. La via maestra che impreziosisce l'antico errare dell'umana gente è l'amore, in ogni suo aspetto. La nostra Daniela ne suggerisce la prepotente ispirazione all'interno di queste preziose liriche.
Il famoso poeta argentino Jorge Luis Borges amava dire “Il mare è un'idioma antico che non sono in grado di decifrare...”
I versi di Daniela si muovono invece implacabili come onde che, dal mare aperto della poesia, navigano sapientemente verso il lettore traducendo ardori e pentimenti, gioia e malinconia,  seducendo mediante l'arte dei suoi componimenti.
Onde di un mare talora quieto, a volte burrascoso. Acque tuttavia salvifiche e di rassicurante abbraccio grazie ad uno stile lirico delicato e cristallino. La nostra poetessa, nata a Tripoli e residente a Ostia subisce il benefico influsso del Mare Nostrum. Un Mediterraneo che evoca passioni e storia, sacro bacino di culture, popoli, civiltà, meravigliosa alchimia di colori e sapori .
Questa silloge risulta soprattutto un confronto che la poetessa ingaggia verso sé stessa e verso gli altri. Un'entità capace di frammentarsi in un puzzle di emozioni destinate ad essere continuamente elaborate. Nel medesimo tempo la ricerca di un consenso – dissenso nel riflesso con le altre anime. Individualità e collettività, un sentiero affascinante che parte dal proprio spirito e muove in direzione di straniere regioni per poi, infine, tornare a casa.
Il tema dell' amore, linea guida di queste liriche, si svela mai banale all'attenzione di chi legge. Assume toni sempre nuovi e intensi.Ogni singola lirica costituisce un passo verso quella sfera intimista della poesia che predilige la rappresentazione soggettiva della realtà e che si rinnova mediante il bisogno di filtrare la vita attraverso la prepotente spinta dei ricordi, delle esperienze, dei moti emozionali del proprio spirito.
Spicchi e Specchi quindi non costituisce soltanto una silloge poetica di notevole spessore. Disegna finanche un valido suggerimento, propone un' interessante esplorazione da metter in atto, ciascuno con il proprio bagaglio di esistenza, verso sé stessi e verso il mondo.

Michele Gentile

 

da www.art-litteram.it  di Michela Zanarella

DANIELA TALIANA, NEL CALEIDOSCOPIO DELLE EMOZIONI

 

Con la raccolta antologica di poesie “Spicchi & Specchi” abbiamo il riscontro del vissuto emotivo di Daniela Taliana nata a Tripoli (Libia) negli anni ‘60, da una famiglia di origini e cultura mediterranee, si trasferisce a Ostia (Roma) nel 1970. Segue studi umanistici e si laurea in Scienze della Terra. Amante della natura e in particolare del mare, si specializza in Geologia Marina, un campo di indagine e ricerca dove tutt’ora lavora con grande impegno e passione. Scrive da sempre, sognando di viaggiare nel tempo e nello spazio, attraverso i sentimenti e le parole. Nel tempo libero dipinge ad acquarello con lo pseudonimo di Ghibli. Qui nell’antologia delle sue poesie abbiamo un esempio della capacità pittorica di questa poetessa. La foto di copertina, con tecnica Acquarello, riproduce “Il Faro” del 2010, con accanto la sua firma, Ghibli, pseudonimo di Daniela Taliana.
Il Faro, come lei stessa precisa, è il simbolo della speranza e del desiderio di una donna di veder tornare il suo amore in balia di venti, correnti, burrasche e maree. Ricorda in verità lo spirito degli scrittori del nord Europa che hanno in Henrik Ibsen il loro vessillo. Sembra comunque che la poetessa Daniela Taliana strizzi l’occhio anche al Teatro: “…Il palcoscenico della mia vita lascia scorrere immagini ingiallite dal tempo, che contengono la dolce malinconia di questo momento…”  L’opera teatrale “La donna del mare” di Ibsen ricorda di pari passo il trasporto emotivo di Daniela, e giustifica la scelta dell’elemento acqueo effettuata dalla nostra poetessa:
Altamarea
Sussurrami questo tuo desiderio,
affinchè io possa provare un’emozione.
Segui il tuo istinto e danza,
affinchè la tua carne sia la mia carne
e il tuo respiro sia il mio respiro.
Sciogli i sensi e le volontà
e invadimi come marea il golfo.
La tensione poetica trascinante, almeno sul piano della struttura compositiva delle poesie di Daniela Taliana è opera del suo lirismo delicato, affidato alle minime circostanze d’un rapporto che nel suo svolgersi si nega e si confessa, si dichiara e si contraddice, si abbandona e si esalta, perfino si offre in una interezza meravigliosa che solo chi ha sofferto sa tradurre in compiuta espressività:
E’ bastato un attimo
a farmi salire il cuore in gola,
è bastato quell’attimo
per abbandonare le mie delusioni
e fare spazio a nuovi sogni.
Un attimo infinito,
nel quale il tuo sguardo penetrante
si è fatto spazio dentro di me
ed io
aggrappata ai tuoi occhi
ho cercato di fermare il tempo.
………………………………..
Alcune sue liriche sono attraversate da momenti di straordinaria suggestione:
L’Onda
Bianca,
spumeggiante,
energica,
devastante,
avrei dovuto capirlo
che come ti ha portato
con la stessa forza
ti avrebbe allontanato.
Indomita,
selvaggia,
instancabile,
bestiaccia.
Sono versi scanditi quasi da un ritmo ancestrale: solo a tratti l'attitudine ragionativa, che sta alla base della sua personalità, della sua cultura familiare mediterranea, affiora, raffrenando l'impeto di certi moti dell’anima in schemi logici precostituiti. Con tutto ciò la silloge antologica “Spicchi & Specchi” di Daniela Taliana racchiude versi tra i più significativi della sua mietitura poetica con riflessioni o flash sui problemi, per lei vitali, della vita amorosa, della presa di coscienza della personalità umana, dei rapporti sociali: problemi che soprattutto per quanto concerne l'universo femminile assumono un accento alto di singolare affettuosità comprensiva:
“…Ricerca esasperata dell’essere donna,
attraverso emozioni profonde
che si liberano in un frangente.
Ho camminato a lungo nel deserto della mia memoria,
poi ho guardato il sole negli occhi
e il tuo profumo amaro ha invaso i miei sensi.
Miele sei nei miei ricordi.”
La raccolta poetica è dedicata ad Adriano e Gabriele.  La poesia di Daniela Taliana è da considerarsi quale Motonave in viaggio nel mare estremo, che segna, almeno per un tempo prestabilito, la rotta da seguire, “traccia strade sconosciute” a pochi ma non ai gabbiani, “investe l’essere nella totalità che lo tormenta”. È in questi due incisi, tratti dalla prefazione offerta da Francesco Facciolo, che abbiamo la risposta ai significanti poetici di Daniela Taliana.

Michela Zanarella 


 

Prefazione al libro a cura del Prof. F. Facciolo

“Saper Amare”

Appena ho cominciato la lettura di “Spicchi e Specchi” mi sono venuti in mente due libri, uno di Gioacchino Caprera (“Petali in luce”), l’altro di Nino Salvaneschi scrittore, saggista e poeta di grande umanità, ricco di ispirazione interiore che scrisse una serie di affascinanti volumetti di grande afflato comunicativo, “Saper amare”, “Saper soffrire”, “Saper credere”.
Chi scrive ricorda ancora con ammirazione e commozione la lettura di quand’era ragazzo.
Purtroppo oggi questi libri non si trovano facilmente ma c’è chi con autonoma esperienza di vita, d’ispirazione e di espressione letteraria ci sa offrire una chiave interpretativa del modo in cui guardare all’esistenza, concepire e vivere l’amore – quello con la A maiuscola – sapere essere pienamente uomini e donne, giovani e anziani, fidanzati, sposi, genitori o figli e ogni altra condizioni e situazione di vita.
E’ la poetessa Daniela Taliana che con questo suo libro “Spicchi e Specchi” ci propone il suo breviario dell’amore.
Quel che affascina di questo libro è la compattezza stilistica  e la coerenza espressiva oltre che umana ed estetica.
Mi turbo’ per il suo dettato franco, per il suo lirismo delicato, affidato alle minime circostanze d’un rapporto che nel suo svolgersi si nega e si confessa, si dichiara e si contraddice, si abbandona e si esalta, perfino si offre in una interezza meravigliosa.
Ogni verso di Daniela è una distillazione di senso e di suono, nulla è lasciato al caso e anche quando le accezioni liriche si fanno racconto (cfr. “Un Lungo Viaggio”), sempre è rispettata la tensione pittorico-musicale che rende senza dispersione le intenzioni poetiche.
Apparentemente Taliana scivola sulle cose con mano leggera, ne saggia la consistenza, la duttilità, la portata ma poi ci si rende conto che la sua è poesia che svela, che traccia strade sconosciute, che investe l’essere nella totalità e che lo tormenta.
Scrive Maria Luisa Spaziani (nella sua prefazione a “Lo stesso rischio” Crocetti Milano 2000) che il tormento è lo scotto che tocca pagare “perché sia possibile la poesia, perché dalle nostre buie profondità nascano quei miracoli della bellezza che non hanno scopo, non puntano alla continuità biologica e differenziano l’umanità dalle altre creature animali.  La prova sta nella relativa mancanza di luce che contraddistingue i pochi poeti e le non poche creature che per amore non hanno sofferto”.
In queste sue liriche di amore la nostra autrice non si rivolge specificamente ad una persona ma è un bilancio di una vita dedicata interamente alla ricerca di se stessa e del mondo e come tutti i bilanci si muove in una partita doppia in cui il dare e l’avere si elidono per sommarsi, si fronteggiano per meglio illuminarsi.
Se analizziamo i versi “Ai miei figli” appare chiaro che Taliana non vuole un testo senz’ombra.  Il testo ha bisogno della sua ombra e s’immerge nella parola per ottenere la poesia
.
Ai miei figli un giorno
consegnerò tre cofanetti.

Il primo ricoperto di stoffa damascata,
per contenere i ricordi,
ricordi di vita,
ricordi importanti.

Il secondo di legno pregiato,
per proteggere le emozioni
gli amori, i dolori e le
tormenti.

Il terzo di come lo vorranno immaginare,
per custodire la fantasia.

Il vissuto della poetessa si evidenzia con aggressività in “Inesorabilmente” e però è chiaro che anche nelle altre pagine è lievito visibile e palpitante.

Gli argomenti appartengono al repertorio tradizionale della liriche Italiana e non (l’attesa, l’addio, l’amore, il messaggio, la solitudine, il disincanto, la famiglia) e trova la sua pienezza espressiva e ribalta modulazioni e ritmi, sensi e percorsi, alla ricerca di sensi nuovi, di sorprese, di rivelazioni.

Io sono certo che questi  “Spicchi e Specchi” della neofita poetessa che entra prepotentemente nel mondo della poesia, avranno in futuro molte metamorfosi e diventeranno serre rigogliose.  Per ora Daniela può andare fiera del suo libro, che avrà fortuna sicuramente, perché è nato come una necessità biologica, voce che ha preteso di dire la sua per non restare a marcire nel buio e nel silenzio.
Un libro questo da leggere insieme lui e lei, con i figli quando ci sono, da soli, da leggere tutto di un fiato prima e di assaporare una pagina al giorno poi.
Un libro da avere e da regalare nelle occasioni più significative, per sentire, capire, trasmettere il significato della vita vissuta in un’ottica tanto profondamente umana, quanto spiritualmente intesa. 

Francesco Facciolo

 


 

Critica Letteraria a cura del Prof. A. Jatosti

PREMESSA  Il grande critico Attilio Mamigliano  diceva: “Leggere è scoprire la poesia; perciò la lettura è il principio della critica”.
Il giudizio critico è un’interpretazione – diciamo colta, professionale – del messaggio estetico che ciascun lettore dovrebbe essere in grado di comprendere, al quale l’intellettuale aggiunge ovviamente i propri strumenti conoscitivi e interpretativi. Risultato di quest’operazione è ciò che si chiama esegesi, la quale deve acclarare e predisporre ai lettori tutte le tecniche di cui si è avvalso l’autore e, soprattutto, renderne chiaro, ripeto “chiaro” il contenuto, e riconoscibili lo stile, il lessico, la sintassi ed altro.
Perciò, mentre il prefatore ritiene che il proprio compito sia esclusivamente elogiativo (cogliendo qua e là un verso, un concetto, alcuni stilemi che sono altrettanti dardi al proprio arco), il critico ha ben altre incombenze, che spesso non riescono a renderlo altrettanto elogiativo e simpatico, e se proprio ciò non accade, non può accadere, è perché primo ogni essere cosciente obbedisce (o dovrebbe farlo) ad un codice deontologico; secondo, perché il suo lavoro servirà allo scrittore per progredire ed acquistare migliore consapevolezza dei propri meriti ma anche degli eventuali limiti, che specialmente una neofita amabilmente riconosce di avere.

1. APPROCCIO A “SPICCHI E SPECCHI”
Ogni scritto letterario “deve” comunicare un messaggio (“non si può non comunicare”: è ormai un assioma), un’interpretazione del mondo (proprio e altrui) e della vita (una weltanschauung, dunque) non avulsa da un preciso contesto, da un momento storico, da una realtà sociale e culturale.
L’autrice tenta la via della conoscenza di queste realtà ma, a parer mio, con poca convinzione essendo troppo incentrata e concentrata sul proprio, eterno “ego”, croce e delizia della letteratura d’ogni tempo e luogo. Ella mi appare catturata dal cerchio magico ma pur angusto delle sue relazioni, quasi esclusivamente diadiche, per cui all’ego contrappone sempre o quasi, un “tu”. In questo antinomico procedere, ella indugia a vivisezionare persone, ricordi, progetti ed accadimenti, affondando il bisturi nella ricognizione prima, nell’individuazione poi, del vissuto, dei particolari, dei “se”, dei “forse” che danno vita e sostegno a varie angosce, moti di dentro, nevrosi più o meno consce  della realtà. Questi sono gli “spicchi” attraverso i quali ella ritiene di potersi relazionare con l’altro da sé (persone: il Tu, in primis, e cose) in modo speculare: e questi sono gli specchi. Solo che questi ultimo spesso si comportano da caleidoscopi; ergo, ciò che appare e si vede all’interno del magico cilindro (phainomeno) è soltanto immaginario, solo qualche volta realtà.
E’ per questo che “Spicchi e specchi” va letto non “tutto d’un fiato”, ma un po’ alla volta, senza fretta ed anche con una disposizione d’animo alla curiosità, alla comprensione, alla simpatia  (in rigoroso significato etimologico) che faciliteranno la decodificazione degli stilemi e la comprensione su ambedue i livelli interpretativi: denotativo e connotativo. D’altronde, se vogliamo credere all’estetica michelangiolesca, l’artista, il creativo “già” ha in sé la bellezza dell’opera che dovrà eseguire: deve “soltanto” disvelarla, portarla alla luce. Tecnica che ricorda il metodo di Socrate per “portare alla luce la verità”, cioè la maieutica, che aveva mutuato dalla mamma levatrice.

 
2. INTERPRETAZIONE A LIVELLO DENOTATIVO E CONNOTATIVO       
“Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”, diceva Blaise Pascal, forse memore di due tra i più suggestivi miti riguardanti Eros: Eros e Psyche ed Eros-Thanatos.

In ambedue è palese la forza dell’antinomia, della contrapposizione. Nella stessa valenza e sempre restando nella classicità, ancora echeggiano simbolicamente ed emblematicamente i versi del carme 85 di C.Valerio Catullo: “Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris?//Nescio, sed fieri sentio, et excrucio” (forse mi chi chiedi come io faccia ad odiare ed amare. Non lo so, ma sento che ciò accade. E mi tormento). Tormento che è ben presente nei versi di Taliana, la quale non ci pensa neppure un po’ a celare il dolore delle ferite, anzi le ostenta con orgoglio, quasi fossero dei cimeli, dei serti di alloro ed anche offerte votive cruente sull’altare dell’Amore (“a” rigorosamente maiuscola), più relegato, tuttavia, tra le ombre dei lotofagi che fornito di  fisionomia, che lo renda almeno identificabile in un uomo.

2.1  LETTURA DENOTATIVA                  
Torno al concetto di Attilio Mormigliano,  “leggere è scoprire la poesia”, eccetera.                            Più che giusto, solo che al lettore (al fruitore delle arti in genere) bisogna pure che “qualcuno”  fornisca adeguati strumenti decodificativi euristici e, dunque, interpretativi.
Tra questi, come dicevo, molto utile è una lettura ad hoc, che tenga conto di  due piani: denotativo e connotativo.
Faccio due esempi. Sotto ogni quadro (nelle mostre, nelle gallerie, nei musei e altrove, ovvero figurante su una pagina stampata) c’è sempre un rettangolino che contiene questi dati identificativi (denotativi): autore, titolo dell’opera, anno di realizzazione, dimensioni (espresse in centimetri), tecnica usata (olio, tempera, mista, acquerello...), materiale (tela, legno, compensato, altro) ed, eventualmente, la collezione (pubblica o privata) e la sua ubicazione.        
Altro esempio può essere una fotografia pubblicata su un giornale, sotto la quale la redazione ha collocato una didascalia, rimandando per ogni altro elemento all’articolo (cioè alla lettura “connotativa”).
Quali elementi denotativi coglie il critico nelle poesie di Taliana? Almeno quattro:
=2.1.1 : i titoli, tutti scelti in modo molto mirato;
=2.1.2 : le citazioni, messe qua e là con disinvoltura, quasi con nonchalance, ma comunque presenti con tutta la loro valenza di ammiccamenti ed evocazioni. Eccone alcune: “Se” (Kipling:16); “Parole, parole, parole – cosa sei” (celeberrima canzone-duetto Mina e Alberto Lupo (in “io e te” p.18); “la luna – i falò” pavesiani (in “Un lungo viaggio” p.19);
=2.1.3 :la suggestione della musica, con riferimenti consci ed inconsci all’ ”arte della fuga” ed alla “suite” (“Ritmo”, 34 ; “Inesorabilmente” 8; “Ti chiamerò”, 26) di cui dobbiamo essere grati a o ad Haendel o, soprattutto, a Bach;
=2.1.4 :le antinomie, verefarina e lievitodella cinquantina di composizioni di “Spicchi e specchi”.
Esemplificando (tornerò più diffusamente su questo aspetto nella lettura connotativa), “Sono stata” (p.40); “Ho ascoltato” (p.28), dove il dualismo è tra scienza (ovvero, la materia, quella che Aristotele chiamava hylé) e pensiero (il nous dei greci). Altrove la contrapposizione assumerà connotati di bene-male, realtà-utopia, immanenza-trascendenza, potenza-atto e simili. Le antinomie non sempre sono chiaramente espresse.

2.2 LETTURA CONNOTATIVA   
Ho appena detto che grazie a questo “piano” di interpretazione il lettore verrà sia a completare quanto appreso dagli elementi denotativi, sia  a comprendere appieno la personalità dello scrittore attraverso i suoi “connotati” (stilistici, estetici, culturali, storici, personali, eccetera).

                          Quello che di Taliana maggiormente interessa il critico è la sua “vocazione” antinomica. Solo ad evocare questo concetto mi viene in mente l’Ecclesiaste  detto anche  Qohelet,            
che al capitolo 3 propone al lettore una vera e propria summa di antinomie:  “Ogni cosa ha il suo momento e ogni faccenda ha il suo tempo sotto il cielo : tempo di rinascere, tempo di morire; tempo di piantare e tempo di raccogliere; tempo di uccidere e tempo di guarire …”.
Secondo la mente saggia dell’autore Salomone [o addirittura dell’autrice, come farebbe supporre una più esatta lettura del verbo “nascere” (3.3) che invece è “partorire”],le antinomie hanno la valenza di mettere in risalto tanto la imponderabilità delle azioni umane, quanto l’ineluttabilità della volontà che preesiste all’uomo.
L’uomo è ad un tempo un unicum ed un doppio e, forse, non è nemmeno vantaggioso andare ad analizzare questa strana natura in termini dicotomici (bene –male, amore-odio, interesse-noncuranza, eccetera) come sembra voler fare Taliana, probabilmente affascinata (chi, del resto, non lo è?) dal pensiero di Nietzsche su “dionisiaco-apollineo” .
Anziché pensare alla volontà di potenza, al nichilismo e alla costruzione di un  oltreuomo (uebermensch), io continuo a suggerire di ispirarsi a Michelangelo.
Anche lo stile ne trarrà giovamento: maggiore incisività, che si unisce ad una ricerca di concretezza come impegno morale e “servizio” reso al lettore. Quando si parla di amore è di lieve momento scriverlo con la maiuscola piuttosto che con la minuscola: è fondamentale, invece, farsi interprete di un comune sentire, certamente non gnomico né moraleggiante, ma franco ed onesto, sì. Non dimentichiamo che l’intellettuale “ha” degli obblighi nei confronti della collettività. Se tutto, poi, viene espresso con minore enfasi (le locomotive, i tamburi, le vene, i sudori, una certa qual sovrabbondanza di materialità fisica e fisiologica, le vivisezioni di questo o quell’episodio amoroso che non credo ingentiliscano, “disvelino” la bellezza) e con maggiore riservatezza, anche gli stilemi diverranno meno aspri, duri, decisi, talvolta senza appello ed anche meno ripetitivi.

CONCLUSIONE
Amerei che Taliana leggesse con molta attenzione e con spirito di filiale condiscendenza queste mie espressioni, così come rinnovo l’auspicio che le sue creazioni non vengano lette (e, forse, neppure scritte) “tutte d’un fiato” : sarebbe un grave errore ed un pessimo suggerimento per la loro interpretazione. Le poesie vanno lette “gustandole” in armonia con il proprio stato d’animo. L’uomo non è un monolito: è una fragile creatura le cui sensazioni cambiano continuamente anche nel corso di una sola giornata…
Vorrei chiedere a Daniela Taliana di essere più “pittrice” proprio nella tecnica dell’acquerello, che ha il dono dell’efficacia pur usando espressioni cromatiche aliene dalla violenza. Ed infine le chiederei di ri-scivere “Tu sei” pensando ai miei suggerimenti (meno “effimero”, più “classicità” ed alla pensosa, dolorosa riflessione di Theodor Adorno: “Dopo Auschwitz com’è possibile fare poesia?”.

Aldo g. jatosti *

 

Fiumicino, 12 maggio 2012    

AICL, Italia (Abruzzo)

 

Mass Media

Su www.art-litteram.com sono state pubblicate due recensioni al libro “Spicchi e Specchi” a cura di Michele Gentile e Michela Zanarella.
www.poeti-poesia/SitiCommunity2/Daniela_Taliana.htm

Ha inoltre preso parte a due trasmissioni televisive con l’editore di Pagine Dott. L. Lucarini e il Poeta Plinio Perillo (2011/2012)