I ragazzi del 2000

Nel sogno torno a scuola,
come allora, con la mia cinquecento.
Sono giovane ancora,
ma gli alunni non son quelli di allora.

Ora sono altri
e io non li conosco,
altre lingue
ora parlan quei ragazzi,
vestono
altri colori,
altri dolori, forse,
celano in petto.

E io
sono fuori del tempo.

 

Continui così a tirar giù

Continui così a tirar giù
quella breve gonnella,
è forse un vezzo?
inutile a coprire
le tue cosce che presto
ancor tornano nude.

Ma non credi
assai più sensuali
quella tua pancia
con quel tortello al centro,
entrambi così dolci da baciare,
nudi lasciati da quella maglietta
anch’essa tanto corta e trasparente?

 

Rimorso

Ti chiesi con falsa mestizia:
“Dimmi, me ne vorrai?”
“No! - mi dicesti, - non credere
d’esser poi tanto importante.
E dopo, - aggiungesti, - lo sai?
il tempo è galantuomo.”
“Ora, - ti dissi, fingendo,
crederti mi convenne, -
“ti lascio quasi contento.”
“Va’, - rispondesti in un soffio, -
potessi ti ammazzerei.”

 

Senescenza

Giorno per giorno conto
e più radi li trovo
e bianchi i miei capelli
più profonde le rughe sulla fronte
le palpebre che angoscia
pare che han cominciato lentamente
la fase di chiusura permanente.

Ma il tormento più grande
più opprimente
di voi dopo non saper più niente.

 

Mesto e dolce il sorriso

Mesto e dolce il sorriso
eco di un cuore inaridito
da inappagati desideri
di sguardi innamorati
o carezze d’amante.

È cattiva a volte la vita
e con qualcuno
anche oltremisura.
A te cara ragazza
ha dato così poca avvenenza
un triste peso che ti porti addosso
come un vizio che non si dismette.

 

Ti guardo in questa foto

Ti guardo in questa foto
che tengo qui davanti:
eri più giovane ancora
assai meno pesante
e odio il malvagio tempo:
non sa che male fa.

Travolge senza cura
bellezza e gioventù
scolora volti e scialba i desideri
e inaridisce i sogni e le chimere,
persino dell’amore fa rimpianto.
Di tutto fa miseria!

 

E noi ragazzi allora

Massacrati a quel tempo erano altri
in Algeria nel Congo in Vietnam
ci arrabbiavamo delle loro pene
di Cuba ci entusiasmava la vittoria.

E noi ragazzi allora
alla Villa a notte per i viali
lungamente andavamo su e giù
nostre compagne ingenue certezze
che un mondo migliore
noi l’avremmo visto.

Ora sono cambiati i massacrati
abitano altre terre e altri luoghi
Palestina Afganistan Irak i loro nomi
altri sono i cacciati e i perseguitati
le loro colpe sempre fame e miseria.

E noi ragazzi allora
alla Villa a notte per i viali
lungamente andavamo su e giù
nostre compagne ingenue certezze
che un mondo migliore
noi l’avremmo visto.

E per alcuni migliore lo sarà
certamente questo mondo
non per miliardi di esclusi
per i paria e i meteci del momento

E noi ragazzi allora
alla Villa a notte per i viali
lungamente andavamo su e giù
nostre compagne ingenue certezze
che un mondo migliore
noi l’avremmo visto.

 

Andavano e venivano le ragazze

Andavano e venivano le ragazze
non nella stanza e non eran donne
e non parlavano di Michelangelo
andavano e venivano nei viali
e scherzando ridevano eccitate
e liete si narravano gli sguardi
che a loro rivolgevano i ragazzi.

 

Scendono dai colli intorno

Scendono sui colli intorno
le prime ombre della sera
un’ultima pennellata
arrossa il ponente
qualche tonfo denuncia nel laghetto
il nuoto delle trote saltellanti.

C’è qualcosa nel luogo del passato
rimasto qui per sempre
e del futuro incerto anche qualcosa
e c’è un che di carnale nel sereno
senza l’oggetto persino dell’amore.

C’è qualcosa di noi di te di me
nelle ombre che scendono pian piano
sulle gobbe sinuose dei colli.
Un giorno c’è che torna ad angustiare

Un giorno c’è che torna ad angustiare
il breve tempo della mia vecchiaia
un giorno che non può tornare
incontro mi venivi al ristorante
la minigonna nera a larghe pieghe
troppo corta a coprir le lunghe gambe
dentro le calze nere pure quelle
e l’impudica carezza del tuo sguardo
che prometteva presto altre carezze.

 

Gli assenti

Quando muoiono l’ombre
e si fa sera
e anche il mobile mare
stanco anela alla riva,
triste risacca s’accende
la memoria.
Tornano degli assenti
i cari volti,
ma delle voci
non ritorna, il suono.

Città

Al tepore di un sottopassaggio
due barboni con cani e chitarre
cantando incomprensibili canzoni
chiedono solo qualche monetina
ai passanti che vanno indifferenti.

Più in là sotto un mucchio
di stracci e di cartoni
spunta un piede
una povera vecchia
ruba il sonno fra le imprecazioni
di bravi cittadini infastiditi.

Sopra per strada
tra motori rombanti
nel rutilare di luci e di colori
e scintillio d’eleganti vetrine
“Scansati!” dice adirato
un distinto signore
a un ragazzino
piccolo immigrato
che gli offre per
“solo cinquanta centesimi”
un accendino o dei fazzolettini.

 

Ottobre

Anche l’ottobre ormai se ne va via,
lontana è già l’estate e i suoi colori,
lontane le sue vane frenesie.
Tiepida è ancora l’aria nella sera,
nel cielo terso ancora
brillano le stelle come a primavera.

Il giardino, però, al calendario attento
s’è ricoperto già di foglie gialle.
Gradita torna la malinconia.
Ci si abitua a tutto, anche a morire.

 

Tramonto invernale

Sfrange di rosse nuvole a ponente
sulle colline della Serravento,
dietro le quali intanto lentamente
scende il sole e già è quasi sera.

Fredda, immobile è l’aria,
ferma la vita, scura la campagna.
Non un rumore, un trillo; non un passo.
Tutto è silenzio e quiete.

Somiglia tanto all’altra, questa quiete,
quella che ci dà pace e fa paura,
quella di notte che non ha mattino.

 

Non c’è più quel muretto

Non c’è più quel muretto,
sulla statale vicino alla stazione,
sul quale solevamo star seduti
a intrecciare coi baci i nostri sogni.

Non c’è più quel muretto
e i nostri sogni.

 

Il tempo, la vita

Inarrestabilmente
l’impassibile tempo
velocemente
sfoglia il calendario.

Inarrestabilmente,
a ogni foglio,
della tua vita
un po’ ne porta via.

Ma stranamente,
dopo aver tanto desiderato
si fermasse,
ora lo lasci fare,
come quella non fosse la tua vita,
ma una cosa lontana,
come lontano è il mare
quando, alle volte,
il rumore ne ascolti
dentro una conchiglia.

 

La farfalla

Lieve farfalla splendi di colori,
voli di fiore in fiore.
Ora ti posi ora ancora voli,
instancabile voli.
Poi rapido un battito d’ali
ti scuote, ti fermi.
Muori.
Quando eri nata?
Ieri? Stamattina?

 

Il silenzio della notte

Amo il silenzio ascoltare della notte,
nelle notti d’inverno specialmente,
quando come un mantello sulla terra
copre ogni cosa e fin la vita cela.

Vado allor col pensiero lungamente
dietro alle fantasie come un bambino
che dell’ossimoro illusorio che è la vita
conosce solo il volto seducente.

 

Eppur sei tanto bella

Con in mano una rosa
venisti sorridente:
“ Guarda che bella!
ed è di già inverno.”
“ Anche tu sei in inverno,
eppur sei tanto bella!”
volevo dirti,
e non lo seppi dire.

 

Gabbiani

Planano lenti i gabbiani
sul grigio mar che ribolle
e tornano bianchi aquiloni
contro le nuvole nere.

 

Mandorli in fiore

La neve danzante
dei petali lievi
dei fiori dei mandorli
ci allieta il cammino
nel freddo ventoso mattino
di questo febbraio che muore.

Alcuni e fra questi uno rosa
indugiano leggiadro diadema
fra i tuoi riccioli d’oro
Alessandra adorata bambina.

Ti guardo e un cruccio mi stringe
mia cara graziosa regina
e una promessa ti chiedo
ricordami ai mandorli tu
purtroppo nel tempo vicino
in cui non potranno allietarmi
mai più.

 

Maggio

Sfoglia aquilone a raffiche le piante
incerto si fa il volo degli uccelli
s’oscura il cielo forte echeggia il tuono
grandina e piove come fitto inverno.
Maggio sa far l’ombroso quando vuole.
Qualche minuto appena
e torna ancora ad avvampare il sole.

 

Bimbi

Corrono lieti i bimbi
nel campo che il magico aprile
ha campito coi gialli e i rossi vivi
di Van Gogh.

Gioiosi i loro strilli
si fondono nel cielo
col garrulo concerto delle rondini.