Ho visto un uomo vestito di ferro

Ho visto un uomo vestito di ferro, inginocchiato in terra parlare con la voce di bambino e un cavaliere scendere dall’alto di una montagna fino al mare in groppa ad un cavallo senza briglie  che chiamava con  tutta la sua voce un nome di  donna  che d’amore per lei era impazzito. E nel chiarore lunare un capro con gli occhi di fuoco e le corna di spada che tanto il bosco n’ebbe paura che l’ululato dei lupi diventò guaito e volarono gli  uccelli come spettri. Cercava le sue prede quel demonio, nulla sfuggiva alla vista sua di brace. Tra i rovi mi buttai al suo passaggio e poi giù lungo un crepaccio, stretto tanto da poter passare, profondo fino a che non sparisce il giorno e con quella fuga iniziò un viaggio.
Giunto dal buio alla fine di quel passo, ho visto in un bagliore tra i ghiacci, due amanti scaldarsi con un bacio dal gelo che intorno li stringeva. Ancora avanti poi su fino a un dirupo, un baratro profondo senza fine, dove cadevano come fossero cose le persone. Tra sassi e spine rotolavano nel fondo e mentre mi voltavo per scappare mi accorsi che i miei piedi erano radici cosi profonde tra le pietre che impossibile era fuggire.
Più provavo a strapparle con le mani più mi sentivo legato in terra e alzati gli occhi al cielo, cercai in quella grandezza di mistero l’aiuto che ogni uomo disperato spera.
E come un cattivo sogno e poi il risveglio, mi ritrovai leggero come un uccello, portato dalla forza solo del vento su spazi che non trovano la fine,  libero di vivere un destino.
Ma qualcosa mi spingeva a ritornare, una nostalgia mi riportava alla mia natura a risentire amore e affetti, a non fuggire via come un uccello e mentre ricordavo quel mio vissuto, d’improvviso, sentii dentro di me un forte impulso e chiuse le ali dal cielo ridiscesi.
Mi ritrovai al mattino tra verdi spazi e il rumore del mare, su quella terra che mi aveva generato e dove provai l’amaro e la dolcezza della vita. Poi come a ricominciare una esistenza. mi incamminai verso una rocca che vedevo tra le colline con la speranza di incontrare persone. Ma quando arrivai tra quelle mura trovai solo i resti di un passato e mentre mi domandavo il perché di tale sorte, le pietre intorno tornarono a quel tempo e davanti a me vitale vidi quella fortezza. Arcieri, cavalieri, uomini in armi, falconieri, cani, giullari, canti, tavole coperte di ogni cibo, un popolo orgoglioso tra le mura tornò a dare vita a quelle torri, certo della forza dei soldati e di uomini a cavallo vestiti di ferro temuti da tutti per crudeltà e coraggio.     
Un tiranno li regnava con il pugno e con la spada, un uomo senza compassione, un cinico che voleva così tutto il suo regno. Mentre tutto questo mi girava intorno ebbi a sentire una stretta al cuore e una voce  uscì da quelle pietre:

Qui è vissuto un uomo
chiamato pazzo
che non ha fatto male 
mai a nessuno
solo sorrideva 
girando su se stesso 
guardando il cielo
cercando con le braccia 
di volare.

E ho sentito quell’uomo 
parlare con  la luna 
e chiedere alle stelle
come fossero in ascolto
perché dell’esistenza 
e di un destino.

Così che io immaginavo
mondi lontani
misteri di magia 
di mutamenti e maghi
come le storie
che ascoltavo trasognato.
 
E ho visto quell’uomo 
nel freddo di una notte
dividere il pane con un cane
in una solitudine 
che gridava al mondo
da un vicolo di porte 
chiuse a chiave.
 
Qui ha sofferto un uomo
chiamato pazzo
che un giorno come tanti 
da solo se n’è andato.
 

Sentendo questo compresi quanto il potere e l’egoismo consumano l’uomo e come non c’è certezza senza l’umanità che avvicina gli uomini nel rispetto della vita.
Lasciai quel luogo alle sue rovine incontro a un uomo che vedevo in lontananza.
Tra resti di conchiglie sulla riva, un vecchio era li che fissava il mare. Mi avvicinai e gli chiesi cosa guardava così intensamente e lui senza distogliere lo sguardo:

C’è un mare in noi 
di onde di ricordi
richiami solo sogni
voci ormai lontane
un eco di rumori
di suoni misteriosi
un onda che si rompe
che scava nella sabbia
un onda dietro l’altra
riporta la sua storia.

E il mare della vita
rimuove il suo profondo
riporta cosi alla riva 
i resti di chi è stato 
di chi ha cercato il bene
o  stregato dai desideri
pianto poi  un perdono
e il perché di una esistenza.
  
Pezzi di conchiglia
riporta a riva il mare
bianchi levigati
lavati con il sale  
così di noi umani 
resti di un  passato.  
 
Più non chiesi e continuai lungo la riva cosciente del valore della vita e di viverla per scoprirne i suoi misteri. Ma poi davanti a quel mare che si perdeva all’orizzonte, in una calma che ispirava unione, ebbi una sensazione, come se al di là di un tempo avessi sprecato la mia vita.
 

Perché senza respiro

questo mio destino
perché le notti i giorni
non hanno più motivo?

Perché il tempo
è come d’amarezza
non più il gusto
del brivido di vita?

Vorrei poter parlare
senza parlare
vivere così di sensazioni
lontano dalla realtà
che mi fa male.

Vorrei poterti dire
tu sei il mio amore
e non sentire più
l’amaro delle parole.
 
Vorrei fuggire via
negare la mia mente
e ascoltare il mare
sotto un cielo tranquillo     
fatto di stelle.

 

Poi, come a cancellare quel senso di malessere, così da riprendermi la vita, immaginai di stringere tra le mie braccia una donna davanti a quel mare, in un tutto fatto solo d’amore:

Ti bacio

e riconquisto il tempo
di quel passato nostro
che non ci fu amico
che quando sfioro
la tua pelle
ritrovo quel calore
che mi è mancato.
così che questo correre
nel tempo
ci ferma per un momento
a tenerezza
nel riscoprirci dentro
quel bisogno
di unire i nostri arcani
al sentimento
altro non voglio
che sentirti accanto.

Poi è la fantasia
desiderio inconscio
un mare che si perde
all’orizzonte
una calma azzurra
d’amore e sogno
un piacere mio
di accarezzarti il volto
e tu ti abbandoni a me
e io ti sussurro
tra le dolci note
che vengono dal mare
e siamo una cosa sola
perduta al non ritorno
e non esiste il tempo
e la dimensione
solo un abbraccio                           
d’infinito amore.

Così sognavo e lasciavo l’orma su quella riva che mi incantava a tanto.
I l sole tramontava intorno, il cielo d’improvviso fu delle stelle e nella calma del chiarore lunare mi addormentai con quelle:
 
La luna diffonde la sua luce
si placano i latrati in lontananza
un silenzio appena rischiarato
calma a ritrovare la speranza 
una certezza all’ansia
la forza che mi manca
per accettare un’alba
che tra la stelle di rosa avanza
da spazzi misteriosi ed infiniti.

Così su questo lembo di terra
io sperduto nella notte
in un silenzio
mi ritrovo e sento
questo chiarore di luna                              
che mi consola e calma
e amico mi accompagna
incontro al nuovo giorno
mutato dentro tanto
da desiderare la vita.

Il mattino mi riportò alla mente le parole del vecchio che guardava il mare e preso da una smania tornai alla strada lasciandomi alle spalle il rumore delle onde, con la voglia di sapere se ero destinato a vivere in solitudine.
Mentre camminavo con questo pensiero notai un uomo che seduto ai piedi di una pianta secolare stringeva tra le mani della terra, così mi avvicinai per chiedergli la ragione e lui aprendo a me la mani questo mi disse:

La solitudine 
la vivo e di silenzi 
nascosto nell’ombra 
di questa antica quercia  
e mentre spezzo tra le mani 
la sua terra
ne vivo come un amante  
di questa essenza 
nel peso ma anche carezza  
dei ricordi.
 
Si richiami i più nascosti
del mio inconscio
e poi perché di questa vita
nel continuo  ripetersi nel tempo
il passaggio dell’umano 
io ho tra le dita.

E ho voglia  
di un amore che mi scalda 
dal vuoto dei miei affetti 
ormai perduti
e guardo quella pianta  
e la sua forza
estesa fino ai rami  
la verso il   cielo
e mi perdo 
tra quel verde che traluce
disteso così nell’aria  
incontro al sole 
e non cerco più risposte 
ora solo un dio
che possa ridarmi pace 
sulla terra.

Tanto mi toccarono le sue parole che alzati gli occhi provai quella consolazione e salutato l’uomo da cui avevo avuto tanto ripresi la strada ricco da qell’ incontro perché ora avevo la sensazione di non essere più solo. Intanto ogni cosa era vitale, il volo degli uccelli tra la vallata e il mare, tutta la natura era nel sole, una pace regnava su quel mattino e con un senso di benessere guardavo intorno quello che agli occhi miei sembrava di aver già vissuto un tempo.
Quando fu del giorno l’ora più calda mi fermai sulla porta di una casa curioso di sapere di quel luogo. Bussai e attesi una risposta. Non so se quella porta si è mai aperta, ma so che mi ritrovai al suo interno e nulla è stato per me di così angoscioso e freddo.
Venivo dalla calda luce del sole e d’improvviso era come fossi trascinato in un profondo buio; una sensazione che posso raccontare solo con parole che vengono dal cuore:

Inutile la luce 
il calore ora del sole 
non scalda da quel freddo 
buio mio profondo
da un respiro soffocato
una terra che mi ingoia
mi costringe tra le pietre
solo un pugno di calore
e il mio corpo giù nel fondo
tra la  fine e la follia.

Ma quel battito continua.
 
Questo provavo e lo sentivo addosso, come un peso, che mi lasciava senza respiro, solo il battito del cuore rimaneva della mia vita. Ma in quel  richiamo trovai la forza di  reagire, uno stato che cercherò di dire:
 
Nel cerchio della notte
non arrivano parole
sei tu  e la tua ombra
l’unico  rumore
profondo e in un silenzio
il battito di un cuore.

E segui così quell’ombra
piegato dal destino
e nell’eco di un passato
ricordi di calore.

Come sei fredda notte
non risparmi nessun dolore
ma anche se sono un ombra
allungata senza forma
il fantasma ormai di un uomo 
nascosto un cuore batte 
per un attimo d’amore.

Come sei buia notte
spezza questo cerchio
e lascia entrare la luce 
tu ora non hai  più ragione
c’è vita nel dolore
posso rialzare gli occhi 
e rivedere il sole.
 
Improvvisamente mi ritrovai nella luce del sole, provato, ma libero per quel battito di vita. 
Lasciai quel luogo e ripresi il mio cammino consapevole di quanta forza si nasconde in ogni uomo. 
Ora la strada sentivo legata al mio destino, ero certo che mi avrebbe portato ad incontrare chi mi avrebbe dato le risposte che cercavo, e come rincuorato andai avanti  senza paura.
Questo che sto per dire è la sensazione di quel giorno:

Leggero forse sogno
un corpo abbandonato
lascio di me un passato
l’incerto mio presente
per quel mare di ricordi
il mio essere vivente.

Torno così al principio
all’essenza del profondo

in quel mare del materno
primo palpito di vita
all’inizio di un destino.

Io sono 
e come rinato
a riprendermi la vita
calmare la mia mente
credere in un dio
amare con il cuore
non un fantasma
solo un ombra di paura
pesante d’egoismo
una pietra gettata
in un pozzo senza fondo
dove il vivere è maligno.

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