*

Non c’era luce
sulla strada
e la luna era piena
Distinguevo tutto
il liquido cielo
ma la casa di fronte
era buia ombra
Vedevo le foglie degli alberi
e udivo la tua voce
sedevi dietro i rami del limone
bianco
dell’argentea luna

 

*

Corpus Domini
al tramonto
sfilano le donne
giovani
che in lunghi abiti
chiudono
la vita ch’è in loro
madri deluse
che con occhi impauriti
guardano
le ombre della dolce sera estiva
cantano
al sole che cede
ora
che la città si raccoglie
per la notte che viene
Cantano i preti
nelle tonache eterne
notti
passate ad ascoltare
silenzi
e suonano nel buio le navi
i lunghi fischi delle sirene

 

*

Madre
quand’io lasciai la casa

il silenzio
ti vesti d’eterno

 

*

Lame rossastre
tenera
di lumi la sera
in gelido azzurro
con macchie di neri presagi
e
vergine cavalla
la tua voce sfidarmi
solitudine della rena su cui
sfibrato
inebriato al fuoco all’orizzonte
respira
avvoltolandosi
e si rinserra coprendosi
il mare
e bianca colomba dolermi del
tuo corpo
stridio
gabbiani a cui sfugge la notte
che avvolge
e dove il mare si apre
allo scoglio e cadere
cadere
e s’alzano muri
e gente mi parla
e il bianco tuo corpo
vicino
e mormori mare
in notte illune

 

*

ma lungo
è l’invero
ma l’inverno è duro

A me sacra di antiche memorie
ti scrivo ora che tante ore e diverse
a te ignote han battute
campane
Al telefono dici
la dolce aria
dell’isola lontana
Come narrarti il vuoto delle notti
il duro ergersi
per via

in me
alto di solitudine
morta è ogni paura

morta
morta è la casa
che schiudeva
ricerca d’infinito in crescere
di ricordi
morta morta è la morte
che chiudeva in ansia di morire
in ebbrezza del mio
perduto mondo
e lo star male
e il sollevarsi e
andare
e lo scavare in me dolore agli altri

Non dir dello scirocco
che avvolge e scuote
e par che dentro
mi frughi
a me nascosto
fra le nebbie

 

*

Nel cinguettio dei
passeri
odi
il silenzio

La casa
finestre socchiuse
tende tirate
respira
calore pervade
ma lontano è il sole
Come un cervo
nel bosco

dove indurendo
fermava il gelo
le membra
sul baratro fiorito
Mi scuoto ma non
apro
al cinguettio
d’intorno
in caldo azzurro
alitare
mi s’ergono
verdi nel sole i pioppi
il rombo di un motore
inseguo
di già lontano

Anni
anni
che muoiono
I fanciulli
giuocano la primavera
ma non conoscono
inverno
E il cuore dell’uomo
gelo di morte
disserra e
asciuga
forte meriggio
Ma vicina
è la sera
che ti scaldi
lieve
vento
dal Sud

 

*

Straniero

se
dolci colline o
verdeggianti vallate
se nella pietra
i segni del genio
ricerchi o
da false parole
chiamato
a queste rive
non ti fermare

Me se uno scoglio
a cui gente perduta
in alterna vicenda del mare

attende l’ignoto

sei giunto

 

*

e dirò
e mare
e sole
e vento

e acqua
di mare al vento
fra gli scogli

e il sole

che acquieta e
asciuga
in bianco sale

Qui
venni
uomo

a cogliere

 

*

La luce del tramonto
gloriosa
sui viottoli fra i campi
semina pagliuzze
d’oro

Il sole
che si cede lentamente
godendosi
nel cielo acceso

di là
le case all’orizzonte
chiudono il prato d’oro
sulla gran
riva
della notte

 

*

Nell’arco
di luce
e la finestra in ombra
al gelo della via

e china
i jeans
a scivolare
nell’arco delle braccia
i seni
il nero sguardo alzato
le
svelte gambe
a schiudere
fiori di muschio
il tuo calore

onda tremula amore

cosce
 labbra
dischiuse
in mugulìo

E tu
da lontani amori
venuta
a me
nel freddo dei mattini
s’apre
uscio di luce
in via
uomo

a cogliere

 

*

Teso e fresco
inascoltato
il vento
a questa marina
terso orizzonte

io guardo la lunga linea
che di lenti voli
cielo e mare
abitano i gabbiani
bianchi uccelli marini
io

nel vento levigata
pietra

asciugata nel sole
io

vento

Sole

 

*

Solitudine di voci

nei volti
guardo il mio silenzio

Come pietra
d’eterno
mi asciugo

*

Perduto
nei meandri del tempo
ancora
attonito
alla nebbia che succede
al chiaro Sole
nel corpo che piano si scuote
e scuote
e cerca languide carezze
naufragi

quotidiana
oscura vita del domani
passi
asfalto
e nel gelo il Sole illumina
lunga
strada
autobus
cancelli aprono a
viottoli
vecchie case
tra pochi alberi
piante nei vasi
cane

amore

alza lieve mani bimba
imporpora pareti
nell’ora del tramonto

dorme
anche
il  Sole

 

*

Andare nel sole del meriggio, ora
che quasi è vinto nell’ombra il gelo
inverno;
andare con passo breve, al lieve
e incerto passo di una bimba, l’anima
corre e nell’aria i gabbiani girano
a pelo d’acqua s’alzano veloci,
stridii,
andare nella pianura che s’apre
al fiume,
pigro specchio, fatica allo sguardo
teso a cogliere nell’acqua agile
canoa, uomini chini, attesa
del fischio;
andare con breve passo e incerto,
barche
sull’orlo del tramonto a riva,
ingenui occhi con incerto piede,
ghiaia,
grandi sassi, grande mondo,
non più notte ha la sera.

 

*

E là dove con alitar rovente
incontrastato il Sole
inaridisce e imbruna

piegano sussurrando
al vento che risale

al vento
il vento
senza posa
fruga e
lamenta
si perde
estenuato
mormora il mare a riva
nel bianco della ghiaia a
chiazze di nera pece
che spalmano alle chiglie
schiena
donna che porta
i pescatori
e
sulle tavole fa di salmastro
la mano a carezzare
il mare
vaporando
senza tempo e
senza spazio
con ombre di barche
nel grigio del meriggio

E
solitario è il grido
chiama lontano
Inascoltate voci
empiono le vie
di gente
e formano nelle chiacchiere tessuti
di arazzi sempre uguali
la tua vita
la mia
che più
non mi appartiene
ché ognuno è immagine nell’altro
e vanno nella via
a confermare
in fino a quando notte
occulta
e chiude nelle case

 

*

Parlare
ascoltare
echi
in
onda
di sé
sommesso tono
sognare

quel che non fummo
ciò che non saremo

empire di noi
l’altro
una scusa
grigio cielo
che si ostina e piove

Acqua
che polla sgorga
di monte
          ricerco

 

*

Nel chiuso

indifferente
sorgere dell’alba

nel chiuso
dei pensieri
quanti nell’ombra

han preso corpo

lontano
ininterrotto
mugghiante mare

 

*

Queste strade
a cui ignoto
scalpellino ha battuto

queste case
con diuturna fatica
innalzate

              da gente
nei gorghi del tempo
smarrita

questo borgo
fra cielo e cielo
sull’ampio mare
fosco orizzonte

a questo colle
               perduto
a queste case
              perdute

a che accorre nel chiasso
variegata moltitudine

Tra cielo
e cielo
son tonde le case

 

*

Nel sole del meriggio
fedele
mi ronza un calabrone

Tra il diafano giallo
di ombrelle asciutte
a macchie di verde
copre umile
il lentisco

Silente passo
lunga proda del mare
verde azzurro
immoto
E cielo ed acque
esile terra
dischiude all’orizzonte

Ascolto
Mi scompiglia lieve
sussurrando il vento

morta
con i ricordi è la speranza
qui
ove dal nulla
sugge il lentisco
in alterna vicenda di luci
del cangiante mare
eterno volversi
di notte che avvolge
un dio

abita eterno

 

*

Mi parla
il vento
lieve respiro
lontano
orizzonte

 

*

Qui
ove la bianca ghiaia
contrasta
e si mesce
nella bruna rena
qui
giocai fanciullo

Il sole
d’azzurro
la gran volta del cielo
accende
e chiaro
in largo giro
delinea l’orizzonte

Pigro
mormora il mare
ove navigò solitario Ulisse

eterno è il mare
che chiude in seno
eterno
a questa riva silente

peregrino

 

Nel chiostro restaurato del
Carmine a Marsala

E’ la pietra
densa e greve
giallo tufo
materia
forma in cubi
sovrapposti
spazio racchiuso
pensiero in archi
fuggenti

Diafana
la bianca luce
penetra
calce lucente
nei muri
teneroverde
nel patro

La palma in alto
tra il verde
scuro
dischiude
trasparenze d’azzurro


Balcone fiorito con pomelia

Al sole
sulla via
non tanto in alto
da non ascoltar voci
non lungo
ma profondo
con siepi di gerani verde scuro
e un’esile
alta pomelia
lunghe foglie
calice bianco
fiore
nella notte stellata
nella tiepida
tersa
aria invernale
nel silenzio di un raggio di sole
sole
che calcina lacrime
asciuga lerciumi
e panni impudichi
nella via
con venditori agli usci
botteghe polipai
a
gente affannata
desideri
miseria
e nell’aria
inascoltato il grido
giorno
notte e ancora giorno
fluire
che non misura

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