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IL CALDO VENTO DELL’ADDIO
Consumiamo così, senza timori,
gli ultimi giorni dei mille cuori
e dei minuti contati.
Diciamo addio alle cose che
non sono mai state nostre e
al mare, con le sue domande
senza risposte.
Verifichiamo ancora una volta,
se il ramo d’oleandro è di nuovo al suo posto
e se il sentiero che porta verso il tramonto
ci riserva ancora qualche segreta dolcezza.
Raccogliamo a piene mani i delicati
e preziosi gioielli del mare e conserviamoli
in uno scrigno, in un forziere da aprire
solo nell’antro dell’inverno.
Passeggiamo per le ultime volte
incontro agli aquiloni,
calpestando ombre bruciate dal sole.
Misuriamo i passi e rendiamoli più leggeri,
così il tempo un poco rallenterà,
rendendo il caldo vento dell’addio
più carezzevole e meno arido,
negli ultimi giorni dei mille cuori,
ripieni di memorie e verdi suoni.
Dalla raccolta: LIBRO DEI PRESENTIMENTI – 2008/2009
I RICORDI VIVI
Sulla veranda,
prendeva il sole e il vento
ripensando al passato,
seduta su una bianca sedia.
Sulla veranda,
ogni tanto atterrava una foglia
e un po’ di polvere che si fermava sulle scarpe.
Ma quello che provava
in quel momento,
assomigliava troppo al sole e al vento,
così abbaglianti e potenti.
Sulla veranda,
ogni tanto cadevano qualche ago di pino
e pezzi del suo cuore che
si stava sbriciolando.
Ma quello che provava
in quel momento,
erano i ricordi vivi di un passato,
che pure ancora cercava.
Mentre si sentiva una statua,
solo i ricordi avvertiva
come fossero il vento e il sole,
così abbaglianti e potenti.
Sulla veranda,
cominciò allora a chiedersi
se la sua vita
fosse solo un mucchio di ricordi,
se fosse come il vento ed il sole,
come la polvere sulle scarpe
e i pezzi di cuore vicino alle scarpe o
come le foglie che si sbriciolano
se calpestate dalle scarpe.
Ma si accorse in quel momento
che stava scomparendo
come il vento e il sole.
La bianca sedia
si confuse nella notte
e sulla veranda,
prendevano il vento ed il buio,
gli ultimi ricordi vivi.
IL NIDO
Un’incredibile infelicità
ha preso forma dentro me.
Ha la forma di una vecchia donna
che risale un sentiero:
non si è accorta del filo d’erba secco e lungo
rimastole sulle spalle.
Ma, i suoi sogni d’amore
dove sono adesso?
Sono forse persi lungo il sentiero,
caduti a terra dalle spalle
perché troppo leggeri.
E’ arrivato, poi, anche un passero.
Ha raccolto il filo d’erba secco
ed è volato non molto lontano.
Un nido sta costruendo
per i suoi sogni d’amore e un’incredibile felicità
gli gonfia il petto.
Domani quei sogni saranno realtà.
In un improvviso volo
risale il sentiero
per cercare altri fili d’erba
per la sua fortezza.
Per cercare di non perdere
altri sogni d’amore,
in un’incredibile leggerezza.
ENIGMI SVELATI
Io resto qui,
ripensando alla mia storia.
La solitudine è come una salvezza.
Sono caduta in un sogno
che non ha volto.
Mi sono rialzata e non ha neanche
il cuore.
Io resto qui,
ritornando sui miei passi.
Vedo bene le tracce che ho lasciato.
Non c’è nessuno che ha raccolto
gli anni perduti.
C’è solo vento e una casa
senza fiori.
Io resto qui,
questo è quello che mi è toccato.
Il destino porto inciso nel cuore.
Ho creduto in un sogno senza verità.
Ho aperto gli occhi e
non ha neanche bugie.
Le nuvole si ammassano
nel cielo.
Spirali di polvere corrono
sulla strada.
Io resto qui,
fissando l’orizzonte.
Si muove piano la mia vecchia storia.
Parla di vento, bugie e solitudine.
Ancora qui,
inseguendo sogni e illusioni.
Mi sono fermata e
non ho trovato nessuno
ad aspettarmi.
Dalla raccolta: ENIGMI SVELATI – 1992/1994
ROSA LUCE
Pensierosa mi fai stare se
ti guardo luce rosa, se ti penso.
Nascono fiori in un giorno qualsiasi e
di notte muoiono da soli.
Rosa luce, rosa e cuore c’è
un nuovo segreto da mantenere,
un segreto fatto di luce, di pioggia e
di vento.
Un segreto che è meglio seppellire
nella terra di questa rosa luce,
un segreto che forse è un seme,
forse un fiore, forse un albero,
forse niente.
Un segreto senza segreti,
come un palpito di luce rosa.
NON FARLO CAPIRE
Il cielo nuovo può fare paura ma
se si dispiega sopra le rovine
di una speranza,
desta solo indifferenza.
Acuisce l’egoismo e prepara
la via per la dimenticanza.
Non farlo capire.
Non rivelare mai quanto
tutto questo ti stia stretto.
IL CUORE CAPIRA’
Non so come, non so quando,
non so dove e perché ma
il cuore, il mio spirito solitario,
capiranno.
Non so cosa, però.
Ma sento che lui deve
comprendere qualcosa,
deve decidersi a farlo.
Il cuore capirà!
Per il momento
non è ancora nato;
è ancora lungo una via,
un sentiero;
forse si è perso o io
gli ho detto di prendere
un’altra direzione.
Forse è indeciso o ha paura.
Ma se dico che ha paura,
nessuno ci crederà.
IL LUNGO VIALE
Vorrei percorrere un viale
al tramonto.
Senza preoccuparmi
di domani e di quello
che farò.
Vorrei sentire l’ombra fresca
delle foglie sulla pelle e
a lungo camminare lentamente.
Tutti i sogni e le domande
rimandarli a domani o
alla fine del lungo viale.
CIELO
Rami ancora nudi
contro un cielo.
Un cielo?
Forse mille cieli.
Il mio è questo.
A labbra serrate
lo dico a me stessa:
“non hai altro cielo
che questo!”.
Oggi certo non piangerò
e non darò retta ai ricordi.
Cielo.
Devo uscire e dire
a questo cielo:
“Ho solo te, unicamente te.
Portami dalla sera!”.
Lui prese la mia mano e
nella sera mi portò.
Cielo.
Sei tu che esaudisci
i miei desideri.
Da te un giorno avrò
in regalo un filo d’aria blu
che in due mi spezzerà.
DAVVERO
Il momento è arrivato.
Lo sento nel vento,
lo vedo negli occhi di tutti
e di nessuno.
Il momento di qualcosa
di vero e duraturo.
Il momento di sentirsi desiderati,
amati.
Per davvero.
Il momento serio, unico,
irripetibile.
Il momento che dura
un soffio, un battito di ciglia,
una parola, un pensiero.
Il momento reale e
non più di sogno.
Davvero.
Ora ne sento il bisogno.
Il momento di continuare
a fingere di volere il vero.
Il momento del ripensamento
e del “mi pento!”.
Il momento che non esiste
al di la del vero,
che anche se si sente intensamente,
davvero da te non viene!
MILLE SPERANZE FA
Ti ricordi quella sera
di luna piena,
il viale di pini…
Ti ricordi la tua casa
immersa nel verde e
le rondini che non
arrivavano mai…
Ma una sera come questa
l’ho già vista.
Ho già visto tutte le speranze
infrangersi e
la strada che il destino
mi ha preparato.
Ma io,
mille speranze fa
non ci credevo
ancora.
CON IL PENSIERO
Non credo che sarà sceso il buio
quando tornerò a piedi
verso casa.
Ci sarà ancora abbastanza luce
per poter guardare un poco
in lontananza.
Sono certa che il mio sguardo
andrà verso l’orizzonte velato
che dev’essere tiepido
a sfiorarlo con il pensiero.
Non credo che camminerò in fretta
quando mi troverò sola
lungo la strada.
Vorrò godermi l’aria fresca della sera
e piano col pensiero,
aspetterò la notte.
Non penso che cambierà qualcosa
se con il pensiero, assieme
alla notte, aspetterò anche domani.
NEL FUOCO
Piano andrò suonando
nenie facili cercando tesori
lontani.
Cantando, andrò pregando ancora
come i ciechi quando
urlano pensando.
Sono nel fuoco lievemente e
sento vivere dolori e vuoti peccati.
Seguendo quella estrema, ultima,
unica, lontana tribù,
non incontrerò conoscenze.
Il luogo mi dirà tante,
importanti bugie,
poiché gelida e pesante sarò.
Sono nel fuoco lievemente e
sento vivere dolori e vuoti peccati.
Ma, del domani Padre,
di oggi sai la verità?
Oppure la verità è nuvola
inconsistente?
Liberaci! Non darci luci offuscate!
Sono nel fuoco lievemente e
sento vivere dolori e
vuoti peccati.
OASI
L’unica carezza ancora carina
ma incredibile,
non verrà, perché essa è
una bambina.
Incontrerà magici amori.
Dormirà.
Un’insegna gialla la drogherà.
Gialla, come le calde oasi
del pensiero.
Ruberà e si pentirà.
Dirà:”Estate, estate ancora,
ancora..andiamo laggiù.
Scegli estate i tuoi colori e
dalli, vendili come semplici domani!”.
Le sontuose e nobili speranze
incoronerà gioiosa
dedicando candidi abbracci,
cercando oasi,
immaginando solo ori,
diamanti, perle.
Ingioiellata mostrerà, ancora,
desolate umiltà.
L’unico suo desiderio, unico,
domani imparerà.
Ultima resterà.
Eterna, stupida dolcezza.
Tradirà. Ammazzerà,
dormendomi vicino.
LA FALSA LUNA
Festa d’addio sotto una
falsa luna.
Inutili speranze, pensieri nati
prigionieri.
Antichi ricordi, antichi passati
si mischiano senza caos,
in una bevanda che va giù
fino al cuore senza trovare ostacoli
Festa d’addio e di ritrovi.
La luna sempre più falsa,
la luna che non ha colpe.
In un angolo buio e remoto dell’animo
è stata gettata una lacrima immensa
che mai si asciugherà
perché la luna è fredda ed è falsa,
come le parole d’amore
in una notte di dicembre.
La falsa luna non perdona
chi scopre il suo gioco.
Alcuni l’hanno conosciuta ad una festa.
Festa d’addio, di malintesi,
di colpi segreti e azioni sbagliate
Festa d’addio e di confusioni.
Così tutto sembra vastità
sotto i raggi della
falsa luna.
NON VEDRO’ MAI PARIGI!
Il lontano è stato per un po’ sulla mia mano.
Il lontano, ora di già nel nulla.
Si era posato leggero sul palmo,
come una fata luminosa,
come una giornata ventosa,
come una visione meravigliosa.
Poi…Poi sbarre e ancora lunghi corridoi.
Era un lontano-vicino, lo potevo fermare e
partire poi insieme.
Potevo parlargli di me e dirgli che aveva
sbagliato direzione, finendo sulla mano sbagliata,
su di un’imperfezione.
Forse, mi avrebbe sorriso e non mi avrebbe creduta.
Invece…Invece l’ho gettato via, giù dalla finestra.
Così, la fata luminosa si spense in tempo,
perché sapeva come fare per non morire.
Ora splende altrove.
La giornata ventosa presto trovò un abito
da far ondeggiare, un abito da sposa.
Adesso è diventata una visione meravigliosa.
Dunque il lontano mai più approderà
sulla mia comune mano,
poiché ha compreso che io non posso capire,
non posso fuggire, non posso gioire,
non posso lottare, non so amare e neppure
cercare di cambiare tutto questo.
Solo interludi, inizi, parvenze e spesso
di notte lacrime e presagi di come
non vedrò mai Parigi!
LA DONNA DI CRISTALLO
Le voci del destino
non vanno mai lontano:
sono le amiche dell’insicurezza.
Si rompono al contatto con
un muro di vento e
mi ritrovo oltre l’angolo,
su un’altra via di cemento.
Se sono così, lo devo al mio destino
e alla sua voce perfetta.
Sono voci del destino,
di un futuro ormai vicino.
Voci che si fanno sentire
nei giorni di bufera, quando c’è
pace vera o quando la terra trema
dentro me.
Le voci del mare, della luna e quelle
dell’orizzonte che inizia dove finisce
questo lungo ponte del mistero.
Sono voci del destino, promesse del mattino.
Di sera poi c’è silenzio ed inizia
dove finisce la porta immensa della vita.
Se non sono più di cristallo
è stato perché ho lasciato il ballo,
niente tra le dita.
Se sono diventata d’acciaio è stato perché
cercavo di brillare anche da lontano.
Sono voci del destino, attorno a me e
iniziano sempre dove finiscono le voci
dei mille perché.
Dalla raccolta: LA DONNA DI CRISTALLO del 1989
LA STANZA DEGLI AMANTI
Queste,
sono le parole
che si dicono gli amanti
nell’unica stanza al mondo rimasta.
Queste,
sono le parole
che traboccano dagli occhi degli amanti
mentre le dita intrecciate trattengono il dilagare
del cuore e dell’anima.
Questo,
accade nella stanza degli amanti,
nelle stanze delle dune e delle lune
dimenticate dal sole.
Frescura e acqua che scorre,
ombre calanti su fiori esotici,
che scivolano poi negli occhi degli amanti,
mentre fuori si forma silenziosa
la sagoma del destino dalle svolte invitanti.
Questa volta, così,
dalla stanza degli amanti
è fuggito via anche l’ultimo confine.
Nulla più rimane,
tranne le dita intrecciate
che lasciano fluire la marea dei ricordi,
ma si chiamerà ancora amore,
amore e sempre amore
la fine di questo inafferrabile sussurro.
MEMORIA DEL DESTINO
Tu conosci Luna,
le trame del tuo Destino.
Esso t’apparve un giorno
sul bordo azzurro e splendente
di un orizzonte indovino.
Lo guardasti negli occhi ventosi
e gli dicesti:
“Prendi pure le mie mani e soffia
sui palmi l’alito del tuo essere me”.
Intrisa di lui,
fu così la tua vita di Luna
ormai conosciuta.
Bastò soltanto un suo sguardo obliquo
e per sempre imparasti a restare
in diafano silenzio.
Ma tutto attorno,
il mondo si scioglieva in parole
e si ricomponeva in gesti che solo tu, Luna,
mi avresti ricordato.
Tu conosci Luna,
i segreti preziosi del tuo Destino.
Sono scritti, alcuni,
su una pagina di musica orientale,
altri, sono caduti lievi sul mio cuore.
Ma, i miei segreti ti sono ignoti.
Non ne conservi alcuna memoria, poiché
tu viaggi e ti mostri o ti nascondi
agli occhi affollati del mondo.
Hai memoria solo di te, del tuo Destino,
di quando sei nata millenni fa,
di quando eri una bambina che
giocava sul bordo azzurro e splendente
di un orizzonte mobile,
di magiche avventure fluente.
Dalla raccolta PARADISI LONTANI 1998-1999
UNA STORIA SENZA MEMORIA
Il giorno era chiaro.
La sera con la sua aria limpida e indifferente,
lo fu ancora di più.
Mille volte almeno, mille o forse più volte,
avrei dovuto guardare nel fitto intrico di rami,
scrutare nel profondo.
Centomila spine almeno, centomila o forse più,
vi avrei trovate e tutte, una ad una nella pelle
mi si conficcarono.
Nella pelle di me dormiente. Ma così non feci.
Sorvolai con gli occhi tutto l’albero
ancora troppo delicato, anche se il tronco
era già possente.
Superficialmente lo guardai. Solo questo feci.
Lo attaccai con la mia accetta, con la mia
anima immobile, pesante, con le mie parole finite, vuote.
Macigni e gocce di veleno. Questo feci.
Però non lo distrussi. Ma io non volevo distruggerlo.
L’albero allora si ribellò.
Addosso mi sputò le sue centomila spine, sulla mia
pelle assopita tutte si conficcarono.
L’urlo non lo posso ricordare, poiché fu muto
ma è in me adesso.
Risuonerà in me, in quella me dormiente,
in quella me che non si aspettava niente,
ogni volta che ci sarà un giorno chiaro,
un intrico attraente di rami delicati e
una sera indifferente.
Risuonerà e mai potrà tacere.
Il giorno può essere chiaro, anch’io credevo di esserlo,
anch’io pensavo di far parte dell’albero,
mi pensavo foglia.
Ne ero sicura, molto sicura.
Solo questo credevo. Ora so invece
di essere solo una malerba che infesta
il bell’albero trionfante.
Ma , mi allontanerò, mi strapperò dalla corteccia,
lo libererò mentre vedo che addosso mi sono cresciute
centomila spine almeno, centomila e forse più e
tutte quante, una a d una disegnano
senza sbagliare
il nuovo voluto confine.
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