Recensione di Monica Mazzei, romanzo
“Prossima fermata: Paradiso” di Anna Aurelia Albertoni,
tratta dal mensile ticinese “La Rivista”,
edizione febbraio 2010

“Tutte le vie che il nostro destino avrebbe potuto percorrere in altre circostanze di vita o
altre circostanze storiche sono presenti da qualche parte…. Invisibili ai nostri occhi, ma
presenti da qualche parte nel gioco universale…. Io chiamo queste dimensioni, erranti in un        tempo condizionale, universi paralleli. Per noi esseri umani, uno di questi universi può    chiamarsi semplicemente Paradiso”.   
Il viaggio dell’anima che compie la giovane e fragile Sara è pieno di dolori nascosti, che             gradualmente offuscano i suoi talenti innati e acutizzano la sua solitudine da “numero    primo”, in una società che non valorizza l’unicità e la sensibilità del singolo individuo, a       favore dell’imperante mediocrità e livellamento dei valori.
Solo l’amore che prova per Desiderio, un giovane spavaldo che in apparenza non ha nulla in       comune con la riflessiva Sara, potrà aiutarla: lui riesce a leggere dentro di lei e a restituirle       con leggerezza il sorriso.
Insieme a Sara e Desiderio, Ismael, di origini arabo-palestinesi e in fuga dalla sua terra    sconvolta: legherà la sua vita alle loro grazie a un’assonanza di anime. Insieme sceglieranno      un luogo dove vivere in pace e in armonia.
La trama del romanzo, nell’insieme, vuole essere un auspicio alla collaborazione e alla pace         tra popoli di svariate culture.

“Prossima fermata: Paradiso”, pubblicata dalle Edizioni Tracce, è l’opera prima di Anna             Aurelia Albertoni, autrice svizzera di lingua italiana diplomata alla DOZ di Zurigo, nella specializzazione “traduzioni”. Il romanzo è stato premiato con il Premio Speciale della         Giuria all’Histonium   2008, concorso letterario di Vasto, Italia.

Monica Mazzei


 

Intervista con l’autrice Anna Aurelia Albertoni del 14 ottobre 2009, presso la BISI (Biblioteca Interculturale della Svizzera Italiana),    sostenuta    dal Club Unesco Ticino

Estratto dell’intervista di Monica Mazzei, pubblicato sul sito del Club Unesco           Ticino e relativa breve recensione:

Il romanzo abbraccia la tematica del conflitto mediorientale che coinvolgerà la vita di una giovane svizzera-italiana, un arabo israeliano e un israeliano ebreo. Insieme dimostreranno al lettore che la pace è possibile in un Paese martoriato, quando è possibile fra tre persone diverse tra loro e con una vita segnata da un passato difficile, se scelgono di coltivare ancora la speranza per un futuro e per un mondo migliore e di trovare la forza di amare di nuovo”.

Durante l’incontro, Anna Albertoni ha raccontato cosa l’ha spinta a scrivere la storia della          giovane Sara, sensibile protagonista della sua prima opera.

Tutte le vie che il nostro destino avrebbe potuto percorrere in altre circostanze di vita o circostanze storiche sono presenti da qualche parte…. Invisibili ai nostri occhi, ma presenti da qualche parte nel gioco universale…. Io chiamo queste dimensioni, erranti in un tempo condizionale, universi paralleli. Per noi esseri umani, uno di questi universi può chiamarsi Paradiso”. (citazione del testo).  Il viaggio dell’anima che compie la giovane e fragile Sara è colmo di dolori nascosti, che pian piano offuscano i suoi talenti innati e acuiscono la sua solitudine da numero primo, in una società che spesso non valorizza l’unicità e la sensibilità dell’individuo, in favore dell’edonismo e della mediocrità imperanti, popolata da persone per le quali il luogo comune è l’unica verità ammissibile. Dopo un’infanzia e un’adolescenza difficili, durante le quali non si è mai sentita capita dall’ambiente circostante, la giovane si allontana forzatamente dal mondo esteriore, vittima di un profondo blocco psicologico, rifugiandosi nel proprio universo immaginario. Solo l’amore per Desiderio, giovane spavaldo e all’apparenza senza nulla in comune con la riflessiva Sara, potrà aiutarla; lui riesce a leggere dentro di lei e a restituirle con leggerezza il sorriso: Desiderio, con la sua voglia di vivere, sa risvegliare in Sara quell’indispensabile stimolo che il suo stesso nome rievoca, oltre a quella parte di sé stessa che si era addormentata. Tra loro, Ismael: di origine arabo-israeliana, è appena approdato in Svizzera, esule dai travagli della sua terra…. Curioso di tutto ciò che lo circonda, quasi smanioso di capire tutto, con il suo bagaglio di sofferenze saprà immedesimarsi e legare con Sara e diventarne il confidente: spesso, le distanze geografiche si dileguano nelle comunanze dell’anima. L’amicizia dei tre si cementerà in una comunione guidata da un sogno comune: trovare il proprio paradiso e scoprire se l’arte sia la genesi dell’amore, o l’amore il “fuoco” che infiamma l’arte, beati in un luogo “metaforico” e ideale, che li ha già eletti a propri abitanti: la loro sensibilità che li rende involontariamente superiori, li renderebbe stranieri in qualsiasi luogo comune…fino al punto che la ricerca interiore dei tre e il loro bisogno di pace, sfocerà nella ricerca di un luogo concreto dove vivere in armonia, sorprendendo così il lettore!
Narrato con uno stile originale, come la scelta dell’autrice di far conoscere Sara attraverso i racconti delle amiche e di chi l’ha amata; il romanzo si dipana in una tensione che sfuma nella psicologia, scavando nelle contraddizioni e nei comportamenti umani più intimi e complessi. Il lettore viene guidato lentamente, fino a intuire e decodificare ciò che si cela dietro lo spesso velo del silenzio in una persona.


 

Recensione tratta dall’Antologia del Premio Nazionale Histonium 2008, Sinfonia di Colori

“Prossima fermata: Paradiso”, Aurelia Alberton, “Tracce 2008”,
Premio Speciale della Giuria

Cresciuto nel quartiere arabo di Gerusalemme, in una zona “periferica e piuttosto martoriata”, il protagonista-narratore Ismael El-Faadl trova lavoro come guardia notturna in una pensione di Zurigo. Lì conosce Sara, una cittadina svizzera che ha studiato “scienze della comunicazione” e che non ha un impiego fisso, una ragazza che si trova in uno stato di salute instabile, perché ha avuto un’infanzia difficile. Sara crede nell’esistenza di dimensioni, erranti in un tempo condizionale, cioè di “universi paralleli”, uno dei quali può chiamarsi semplicemente “Paradiso”. Decide così di partire con l’amico Desiderio Grünenstein alla volta d’Israele, per recarsi alla Casa del Silenzio, che sorge nel villaggio di Neve Shalom, “un paradiso di piccola enclave” dove è regnata la pace per lunghi anni, mentre nei territori intorno si è scatenato l’Inferno.

Ismael, su sollecitazione della direttrice della pensione, va ad incontrare Sara in quel luogo di silenzio. La trova assorta in preghiera, ma anche cambiata nelle proprie riflessioni. Costei, infatti, deve ora ammettere che “la pace non è raggiungibile”, e aggiunge con amarezza: “persino molti pacifisti mentono spudoratamente, si professano a favore della pace e in realtà fanno manovre politiche con l’altra parte in causa”. È Desiderio a rincuorare Sara, che vorrebbe scappare con lui in un luogo dove c’è sempre la pace, dicendole: “Se la tua teoria degli universi paralleli è valida, non lo abbiamo già fatto da un pezzo? E in questo Paese non regna già la pace da non so quanti anni?”

Ismael, Sara, Desiderio. Il lettore è coinvolto nella vita di questi tre giovani: tre percorsi esistenziali contrassegnati dal dolore, dalla caduta di sogni e di illusioni, dalla solitudine; tre destini che s’incontrano, si scontrano, si avvicinano e si allontanano, lasciando ciascuno solo con sé stesso per conoscersi e risolvere i propri conflitti interiori, fatti di frustrazioni, di disinganni, di senso d’alienazione, in un mondo in cui tutti i valori sembrano crollati. Alla fine della narrazione, come nelle favole, il lettore se li ritrova maturati dalla sofferenza, in un afflato amicale che sa sconfiggere l’oscurità del dolore per farsi promessa di luce in un anelito di fratellanza universale. Un romanzo tutto da gustare, anche per il linguaggio scorrevole e la padronanza di messi espressivi ben strutturati e funzionali.



Presentazione (prefazione) della Silloge di poesie “Spiragli d’Immenso”, Menzione d’Onore Histonium 2010
di Luigi Alfiero Medea

Una Silloge intensa, ricca di pathos, scritta con un linguaggio coinvolgente, che attinge il suo più fecondo “humus” nell’interiorità di una maturazione umana e morale, basata su una testimonianza quotidiana, forte e coerente.
La poetessa non fa mistero al lettore della sofferenza, che attraversa la sua vita. Scrive, infatti: “Non voglio svegliarmi, il dolore mi acceca, più del sole che si fa strada tra i rami”. E pensando ad un treno che vola sullo sfondo lontano, confessa di voler anche lei “fuggire, per sempre scordare / senza rimorsi e rimpianti, senza più recriminare”.
Più avanti parla di “irrefrenabili lacrime” che sgorgano dai suoi occhi “tra raffiche di vento freddo / in questo gelo di speranze perdute, d’illusioni mai realizzate”.

Tuttavia la raccolta non si cristallizza in questo stato di tormento. La maggior parte dei versi si protende, invece, verso “spiragli d’immenso”, tanto per richiamare il titolo stesso della Silloge.
Ed ecco Anna Albertoni ritrovare immagini e pensieri, per rinnovate aperture alari. Il tempo è oppressore? Lei lo svirgola con una splendida evasione: il ricordo di un’estate indiana con la sinfonia di colori e il profumo indimenticabile dei fiori. Una scala, vecchia e oscura, è tutta in salita e le procura un indicibile strazio? Lei continua ad andare su, perché sa che in cima l’attende “un terrazzo / sul quale soffia una dolcissima brezza” e dal quale “può scorgere il fiume che avanza, per abbandonarsi a nuove speranze”. La coltre di neve un tempo l’ha tenuta prigioniera? Lei la spazza via, sia pure con fatica, facendola diventare una preziosa manna che d’ora in poi le indicherà “la via del Paradiso”.
Un altro importante elemento aiuta la poetessa a riscoprire motivi e profumi d’infinito: la contemplazione estatica della Natura. Così dalle stelle Anna Albertoni vede trasparire i “segreti dell’Universo, comprensibili ai cuori più dolci e lieti”; guarda, al suo risveglio, “spicchi di luce brillare nel verde mosaico tra i rami intrecciati” e ascolta “vispi cinguettii di passeri e usignoli”; riscopre nel regno animale di oggi il sogno, vissuto da bambina, tra un’immensa barriera corallina “con pesci dai mille colori che guizzavano felici” e con “i leoni dalla fiera criniera che erano i padroni della foresta anche nella giungla più cupa”, ed infine, nell’aura crepuscolare, tra “Frammenti di sera”, ripercorre le fuggenti immagini di un passato che viene rivisto in un’atmosfera totalmente trasformata, mentre note musicali in lontananza ravvivano il suo spirito.

Luigi Alfiero Medea



Recensione della raccolta di poesie “Spiragli d’Immenso”,
tratta dal mensile ticinese “La Rivista”, edizione febbraio 2011
di Monica Mazzei

Anna Albertoni ci offre un’altra perla del suo animo ricco e delicato e di una vita interiore travagliata e intensa, che però non cede mai del tutto all’oppressione del buio. Come tutti i poeti trova conforto e senso nella natura, che diviene lo strumento prediletto e lo specchio delle sue intime emozioni. Così, un cielo stellato non è là per caso, ma per ricordarle che lontano, in una galassia, il Carro dell’Orsa trasporta i dolori suoi e dell’umanità, in un luogo del quale non abbiamo eco, ma dove essa può ancora attingere alle proprie emozioni, facendole rivivere. Un castello, custode dell’inconscio, non è in rovina e vuoto come appare, bensì, cela le speranze e i ricordi di un’infanzia che anche se tradita nella propria “seconda parte”, è ancora capace d’offrire il conforto e la gioia di cui fu intrisa la prima. Ed ecco l’autrice trasformare con gli occhi del cuore una palma in un paesaggio esotico, tenendo viva l’immaginazione di bimba, nell’anima di donna; immaginazione che diviene sentimento, che sboccia in preghiera, per non cedere ad un buio oppressore che sussurra di malasorte o di volgarità di un mondo ostile, esso stesso incapace di afferrare la bellezza di ciò che lo popola.
Ne scaturisce il sollievo puro che si può attingere solo in sé stessi, del sapere che dietro la torre ombrosa che sembra sovrastare il tutto, in realtà splende ancora il sole e una speranza di luce, che sfocia in auspicio e desiderio di andare avanti, anche nell’ignoto.

Con parole emozionanti, Anna Aurelia Albertoni torna ai suoi lettori con la raccolta “Spiragli d’Immenso”, di Edizioni Cannarsa curate dall’Associazione Culturale “Premio Nazionale Histonium”, che ha ottenuto la Menzione d’Onore all’edizione del 2010. L’autrice svizzera-italiana si era già fatta conoscere al pubblico con il romanzo “Prossima fermata: Paradiso”, edito dalle Edizioni Tracce di Pescara, che ha vinto il Premio Speciale della Giuria all’Histonium 2008.
Anna è nata a Bellinzona. Ha frequentato nella Svizzera italiana una Scuola superiore di Commercio, conseguendone il diploma nel 1987. Ha frequentato a Zurigo la Scuola parauniversitaria d’Interpretariato e Traduzione Dolmetscherschule, diplomandosi nel 1998. Ha effettuato uno stage di traduzione per Swisscom di Berna, ha lavorato per due giornali ticinesi come correttrice, e infine nel settore della telecomunicazione come collaboratrice “supporto-tecnico di primo livello” per Swisscom/Bluewin di Zurigo. Dal conseguimento del diploma ha altresì lavorato in qualità di traduttrice libera-professionista, traducendo testi dal tedesco, inglese e francese in italiano.