5 poesie tratte dalla Silloge “Spiragli d’Immenso”
Menzione d’Onore Histonium 2010
L’infinito
È notte fonda, il mondo è assopito
come un fantasma sto vagando
nell’aria fredda che profuma d’infinito
Guardo in alto e vedo un cielo
così scuro, eppure terso
dalle stelle che splendono fulgide
traspaiono i segreti dell’Universo
Sette sono quelle dell’Orsa
un carro che ogni notte si trasporta
le gioie e i dolori di questa terra arsa
E li riproduce in una dimensione ormai lontana
per noi ultraterrena
che abbiamo visto e non sappiamo dove
che rivedremo in una veste nuova
dopo aver vagato superando la più ardua prova
La mezzaluna di platino tinge d’argento
l’oscurità ove splendono quei segreti
comprensibili ai cuori più dolci e lieti
Il fiume
In un angolo nascosto dalla frenesia
dietro a caseggiati vecchi e malandati
è nascosta una strada che non è fantasia
Il fiume è il suo amico fedele
che scorre imperterrito
scorre maestoso lunga una fila di verdi abeti
di erbacce, sassi e rifiuti
Cos’è mai questo mondo segreto?
sembra una dimensione lontana
un viaggio nell’immaginario,
in aperta campagna o in una selvaggia savana
Eppure appartiene alla realtà quotidiana,
al controllato e frenetico mondo di città
Percorro la strada a metà
un uscio mi porta a una vecchia scala
la scala è in salita, vecchia e oscura
Salgo quei gradini con un po’ di paura
con un’incertezza che salendo si fa avventatezza
e sembra non finire mai
più salgo più è uno strazio
In cima però m’attende un terrazzo
sul quale soffia una dolcissima brezza
dal quale posso scorgere il fiume che avanza
seguirlo con gli occhi per abbandonarmi
A una nuova speranza
LA NEVE
Irrefrenabili lacrime sgorgano dai miei occhi
tra raffiche di vento freddo
in questo gelo di speranze perdute,
d’illusioni mai realizzate
Cerco un po’ di tepore
per ravvivarmi in un sospirato,
gradevole calore
le fiamme di un camino
che mi facciano pensare ad un Natale vicino
ma un’aria gelida mi sbarra il passo,
mi annebbia la vista
mentre la neve bianca e fredda
dal cielo scende senza sosta
I fiocchi cadono ininterrotti
li osservo planare sul verde prato
che tra un’ora sarà bianco e intonacato
Ed allora,
spazzo quell’accumulo di bianca povere
per quanta fatica mi possa costare
E mentre i fiocchi mi raggelano il viso
penso che questa non è più neve, è manna dal cielo
voglio immaginare che è ciò che desidero,
e mai sarà più gelo
avrà un sapore diverso, m’indicherà la via del Paradiso
IL REGNO ANIMALE
Sognavo da bambina un’immensa barriera corallina
con pesci dai mille colori che guizzavano felici
inseguendo l’onda ribelle, tra le alghe e le perle
dove i richiamo di stridenti gabbiani
echeggiavano in ritmi lontani
Dei leoni dalla fiera criniera
erano i padroni della foresta
anche nella giungla più cupa, nella sera più nera
Ora rivedo quel luogo incantato
che un tempo sembrava un giardino segreto
Le coccinelle giocano a nascondini tra i fili d’erba
inseguendo le note di una cinciallegra
e tra i rami più fitti di un grande oleandro
il gatto accovacciato fissa una preda scaltro
Le farfalle si librano nel vento
rincorrendosi in un’elegante danza
che dell’aria riflette l’essenza
E le formiche che imperterrite avanzano
in fila indiana
portandosi appresso un macigno, che ai nostri occhi
è una minuscola grana
Sono i sudditi di un impero
senza cui il mondo non sarebbe mai vero
Frammenti di sera
Deserto è il viottolo illuminato
che tante sensazioni ha ridestato
affreschi, batocchi e artistici tralci
sulla calce dai colori pastelli,
tra eleganti cancelli
Mi richiama un’eco lontana
che nell’imbrunire s’allontana
Un filo invisibile lega il presente
ad antichi incantesimi, paure e amarezze
che ora si dissolvono nel tramonto
In quest’aura crepuscolare
nessuno si ferma più ad aspettare
il battito del tempo è ormai incontrollato
Profumi di mandorle, incenso e
zucchero caramellato
mi allontanano dal tempo affrettato
Nella mia mente affiorano
le fuggenti immagini di un passato
che ora rivedo trasformato
Note musicali in lontananza
ravvivano il mio spirito
mentre il ritmo incalza
regalando splendore a una nottata
che non sarà più persa
Scintille di sole
(inedita, recitata al Poestate 2011)
Uno splendore insolito sul muro grigio e opaco,
che sempre ha zittito
freddo, fermo e inerte
come la vita che ogni giorno strusciava
silenziosa alle sue porte
Scintille d’oro vivo, acceso e fremente
si rincorrono in un gioco di luce incandescente
che brilla, che splende
che insiste e non s’arrende
che danza e si trasforma ad ogni nuovo chiaro-scuro
scaldando la calce opaca di un freddo e vecchio muro
che per anni è stato il solo grigio elemento
di una realtà biancastra e senza fondamento
Irrequiete scintille di sole si muovono ad un ritmo che
sorpassa le parole
sciogliendo all’istante un gelo
che per anni ha oscurato il sole, trattenendolo in un cupo velo
Ma se nessuno vedeva il sole, ciò non significava che fosse spento
ma se nessuno trovava parole, ma se fuori un mondo zittiva fermo
ciò non poté placare le folate di un nuovo e caldo vento
Vecchie amarezze, nuove carezze
(inedita)
Io non captavo ma tutto sentivo
io non parlavo, ma tutto captavo
strani movimenti strusciavano nella quiete
un indefinibile chiaro-scuro
ma nella mia mente un invalicabile muro
strane sensazioni, strane ed estranee
come quelle stesse circo-stanze,
Una situazione nuova ma come tante,
in apparenza tranquilla e regolare
in realtà strana e irrazionale
Un nuovo senso d’oppressione che bramava di liberazione
nuove sensazioni, mentre in me cresceva una terrorizzante passione
all’istante così muta e silenziosa,
si precipitava nel tempo come un ciclone
Soltanto perché uno strano disagio tutto mascherava d’inibizione
prima d’allora ero stata circondata
soltanto dai merletti d’una strana torre,
una fredda torre di vetro, il cui trasparente spessore
non lasciava spazio al calore d’una vaga interpretazione
E ora di colpo mi volto al ritmo d’un lampo….
per rivedere un barlume di strano momento,
ma nel giro di un secondo……
le lancette del tempo non hanno pietà
non mi riconosco, non sono più la stessa di tanto tempo fa
e altrettanto diverso è ritornare là
tutto improvvisamente cambiato, tutto alquanto trasformato
così come avrei voluto fosse ora il mio passato
Quei dolci occhi verdi mi hanno infuso una nuova speranza
di cui ho captato dell’aura l’irresistibile essenza
e avrei voluto dirgli “non resisto, desidero, non mi arrendo….
dammi nuove carezze, volto le spalle a quelle vecchie amarezze”.
Scossa
(inedita)
Violente raffiche di un vento ribelle
scuotevano verdi alberi, abiti, oggetti, capelli
sollevavano nuvole di polvere e terriccio
tra i raggi di un sole scintillante
sotto un cielo nitido di un pomeriggio brillante
tra sprizzi d’acqua di fonte e polvere di città
Si sollevavano impeti feroci e tempestosi che si sentivano
travolti dalla tua foga, folle vento di primavera,
folle vento inquieto d’una atmosfera finalmente vera
Nel mio animo bruciavano impeti di rabbia e passione
non capivo più il senso della parola “ragione”
violento come il pulpito che viene dalle viscere,
sembravi scuotere persino le dorate e implacabili vette
una frase sciocca, e già nella mia mente divampavano saette
L’acqua della fonte scrosciava e si confondeva con il tuo
fruscio, attorniata da variopinti fiori
e mi allontanai, trasognata com’ero, da quei rumori….
e nel mio animo ricordi e dolori
Prima di captare qualcosa, quel viso l’avevo già visto prima d’allora
quello stesso sorriso si era già acceso in una fredda atmosfera di bufera
e nello stesso luogo, prima d’allora era già stata sera
Come raffiche scorrevano i minuti,
il vento ululava scotendo le ore
ma mentre il vento spietato sembrava farmi crollare
un bacio improvvisato non mi fece più tremare
5 Poesie tratte dalla Silloge
“Vecchie melodie alla luce di nuove sintonie”
Premio Speciale della Giuria Histonium 2011
Il Paradiso perduto
Un Paradiso nascosto e perduto
Da sempre scordato
Che vidi coi miei stessi occhi
Tra palme verdeggianti e fiori dai colori sgargianti
Tra grandi alberi e rosse bacche di biancospino,
qualcosa che avrebbe potuto restare sempre armonioso e vicino
avrebbe potuto….
Ma tutto fu distrutto, devastato e perduto
E come potrei sentirmi parte d’un mondo tradito?
La legna era raccolta in un angolo di quel Paradiso nascosto
Per utilizzarla si attendeva l’inverno
L’estate era gioiosa e radiosa,
finchè tutto fu gradualmente devastato, trasformato in Inferno
Ma com’è possibile che tutto fu creato in modo sublime,
per essere poi sconfessato nel modo più infame?
Non capisco quel genere umano che vanta grandezza
E testimonia stoltezza
Anch’io divenni feroce, per poter finalmente far captare la mia voce
A chi non voleva saperne di ascoltare, né di valorizzare quelle immense bellezze
A chi non sapeva darmi che inutili amarezze,
reprimendo in me le innate dolcezze
Un senso di pentimento m’invade i pensieri, tra rabbia e sgomento
Mentre mi aggiro tra le macerie di ciò che ora è simbolo di un errato tempo
Un tempo che avrebbe potuto costruire e modellare, invece di annientare…..
Mi aggiro tra le macerie di un mondo che fu creato per aprire nuovi orizzonti,
ma fu deturpato da assurde chiusure,
che nulla seppero generare se non assurde e irreversibili paure
Il traguardo
Incamminata verso mete sconosciute,
ho guardato il cielo
mentre pensavo a cose già viste in questo paesaggio,
sovente affascinante, a volte un po’ selvaggio
La gioia era viva e accesa,
eppure a me nessuno mai l’aveva resa
brevi impeti d’energia s’alternavano a
forte ondate di dispero….
nulla di quanto mi circondava si poteva
definire qualcosa di vero
Chi ti avrebbe mai fatto cambiare opinione?
splendida visione….
brillante acque verdi adornate di ninfee
discorsi segreti, dolci sguardi intriganti e strani grande idee
in quel bosco mai nessuno avrebbe potuto scovarti
proprio tu…. Così facile da guardare,
così difficile da definire
Così lontano e sempre così vicino
così irraggiungibile, ma sempre così presente
così indifferenziato, ma dolcemente sofisticato
così fuggente, ma così penetrante
così diverso e inconfondibile, unico nel tuo genere
Era il verde bosco segreto d’incontri lontani
mai avvenuti e mai consumati,
ma sempre pensati ed ora ravvivati
in una nuova veste astratta,
della cui inconsistenza sento ora una strana valenza
come se stesse per trasformarsi in concreta ebbrezza,
che sento sempre più vicina,
come in una fiaba in cui passione
ora smorza lentamente la ragione,
il sentimento nuovo di ciò che sempre fu proibito
ma mai veramente negato
Dov’è la linea di demarcazione tra realtà e pensiero?
quella che un tempo separava il mondo del mio immaginario
dal tuo invece, così vero?
quella che separava il mondo dei miei sogni abbagliati
da quello in cui non furono mai realizzati?
………
Quella linea non esiste, ai miei occhi, coniugata al presente
ti sento, ti sento sempre più vero,
come un sogno sempre più sincero
un lontano miraggio, che sento come attuale grande
omaggio
La simbolica tappa di una città lontana, che a quella
in cui vivo sento ora parallela…..
il fiume che può demarcare
dove terminano le rocce e dove comincia il mare,
scorre ora nella mia mente….
libero, cristallino e impetuoso come acqua di sorgente.
Una cittA' senza rispetto
Una città senza rispetto
un andirivieni di treni nella notte
rumori ferroviari che evocano
lavori ininterrotti, turni senza orari
Persino dei topi spauriti fuggono
nel mezzo di quei binari
Un passante è fermo ad aspettare
accanto ad un vuoto binario dove scandisce
un tempo senza sosta
e guarda attonito dei grandi cartelloni
in cui tra vortici e girandole
danzano ninfe e nuovi buffoni
Cammino senza una meta,
respirando un’aria solitaria
buia, fredda e inerte come lo strascico di una
stagione persa
Mi sfiora l’odore di una sigaretta,
qualcuno che mi chiama “dove vai così di fretta?”
Non vedo e non sento
inseguo mete immaginarie in questo scenario
che fu teatro di una rivoluzione interiore
nel quale ritrovai la mia firma originale
persa in luoghi remoti, resa sterile,
scarabocchiata da esseri
non definibili come umani
eppure per la gente
questa è una città senza rispetto
mi era del tutto estranea,
ma nella sua estraneità mi ha conferito
di spirito una sospirata libertà,
cercata disperatamente, mai trovata per troppi anni,
così tanti anni fa
La dimora nascosta
In un immenso intreccio di verdi rami
penetrano forti strascichi di luce radiosa
coraggiosa, incurante, quasi abbagliante
così ampio è quel verde che nell’osservarlo
quasi ci si perde
E non si può rinunciare a contemplarlo
sentendosi per un attimo parte di un mondo ancora intatto
lontani da questa realtà stravolta e alienata
e sentirsi trascinati alle origini,
alla propria genuina natura, ormai quasi scordata
Gli abitanti nascosti di quel luogo sognato
ma ora dimenticato, scordato e negato
si rincorrono in un soave battito d’ali
portando rosse bacche nei loro nidi nascosti,
mentre a loro non importa di quanto avvenne
nella realtà circostante
né di circostanze banali, delle pene inflitte nel tempo
da errori madornali
Loro vivono felici il loro ciclo,
inneggiando note primaverili
calde come la luce che trafigge i rami
e nel guardarli non sembra possibile
che tutta la pioggia che tra i rami passò
tutto via con sé si trasportò
e nel guardarli non sembra vero
che ora si sconti la pena
di “quando non ci si accorgeva che il fiume era in piena”
Vecchie melodie alla luce di nuove sintonie
Erano tempi strani, tra quelli che oggi si definiscono lontani
erano tempi cupi, per un animo che attraversava i sentieri bui
tra i tortuosi viottoli di giorni perduti
che ora sembrano brillare d’una luce artefatta
come lo sono le lontane mele verdi
che ci fu vietato cogliere finchè l’ora era propizia
non potemmo mai vederle né goderle finchè rosse e profumate,
ed ora son cadute al suolo, ormai marcite
Erano grotteschi giorni che d’improvviso si dipinsero
d’ondate disordinate….
d’egoismo, d’edonismo e di un innaturale realismo
con gli occhi di allora già tutto sapevo
sapevo che il tutto stava spietatamente sfuggendo
Già capivo come sarebbe finita,
ma alle mie mani erano impediti i movimenti,
ogni cosa era proibita
e sempre furono forzate a starsene impalate
mentre lo spirito esplodeva dentro
d’energie disperse e fugate senza mai trovare un centro
Ma irresistibili e ritmate melodie s’innalzavano nel vento,
sventolando come splendide barriere allo sbaraglio nel tempo
le incontravi dovunque… per terra, per mare e in ogni momento
e di colpo mi sentivo travolgere da un genuino sentimento
non sapevo se rabbia, dolore, tristezza o amore
ma era qualcosa di vero, sincero, che vibrava di tumulto
a dispetto della prigione che mi si era presentata,
camuffata d’un falso culto
Ed ora rivedo risplendere quegli strani colori
al rallentatore
scie fatte di contrasti bianco-nero, giorno-notte
tra cui ora riesco a distinguere strascichi brillanti di grigio-argento
E tutto sembra capovolto nel mare del tempo
trascinato senza sosta né pietà dal nuovo forte vento
tra cui adesso quelle vecchie melodie si trasformano
in folate disperse di nuove sintonie
Pensieri incantati
(inedita)
Luce radiosa che scalda il mattino,
fammi partire per sempre lontano
fammi addentrare nell’azzurro infinito
cosparso di forme cangianti di zucchero filato
Limpida acqua che nel fiume scorre leggera
che riempie di gioia la più cupa atmosfera
che sguazza tra pietre, scogli e detriti
fammi attraversare tra le onde quel ponte
fammi planare in quei luoghi infiniti,
pur sullo sfondo di sogni proibiti
per lasciarmi alle spalle mille giorni traditi
Brezza leggera che inebria la sera
fammi sentire che sono più vera
accarezzami le guance, i capelli, la pelle
fammi estasiare al chiaror delle stelle
Fammi scordare del mondo il veleno
fammi scaldare su questo terreno
facendomi tenere i piedi fermamente a terra,
ma il cuore innalzato al cielo
Toglimi per sempre dagli occhi quel velo