Amalia De Luca

Sulla terra divenuta tacita

Sulla terra divenuta tacita
per un istante,
sentirsi soli nel grande deserto
liberi dai bisogni,
ignorati, stranieri,
e andare
ascoltando il silenzio
nella ricerca di Dio

 

Il tenero fiore

Non soffri la fatica
dell’ascesa,
non ti infastidisce
il sudore del tuo corpo
se l’approdo
è un tenero fiore
profumo dolce di carne
sulle tue labbra riarse.
Ora stringi il mondo
fra le tue braccia
la pace accarezza
la tua fronte bagnata.
E continui il tuo viaggio
appoggiata a un bastone
con in mano un fiore
dai petali lievi
appena gualciti.

 

Batte il cuore del tempo (A mia madre)

Batte ritmato il cuore del tempo
nell’ armonia dell’universo
nel frastuono del giorno
nel silenzio della notte.
Con sgomento improvviso
una mano inconsapevole
sfoglia all’indietro
le pagine del libro
scritto da mano ignota
sul mio corpo
ne cancella i giorni
torna  all’ineffabile
meraviglia della prima luce
al primo vagito
quando forma priva di contorni
trovò i colori e le voci
dell’universo
nel cavo seno
liquido d’amore.

 

La rete del mercante

Nel trambusto ciarliero
di questa umanità smarrita
erba strappata
alle sponde ridenti di un fiume
dove lieve la brezza
nel tepore del mattino
ti sorprendeva a salutare
l’acqua limpida e la luce chiara,
ti ritrovi
imprigionata ad un sasso
sul greto di un fiume fra pesci
agonizzanti asfittici
nel brodo inquinante
di questa civiltà di mercanti.

Nel fastidioso ronzante fiume
sul selciato bagnato di questa via,
pronta a pagare
il biglietto del ritorno
rifiuti la rete del mercante
mentre attendi nel silenzio
le oceanine ninfe
che ti conducano al mare
nel lieve dilagare
del suo morbido abbraccio.

 

La clessidra

La clessidra
non lascia più passare
la nera polvere del tempo,
la quiete ricopre ogni cosa
del suo manto.
Nell’aria divenuta di cristallo,
sull’onda placata
per un giorno,
un raggio di sole
squarcia
la tenebra notturna
tra le serrate ciglia.
Nel chiarore
il silenzio si fa voce
ti culla
nello spazio dilatato
con l’armonia del canto.

 

Maschera antica

Non accoglie il vascello
il profeta
che mondi ti schiuda
con trafitture innocue
o t’inganni
con bagliori sinistri;
tra meandri di sangue
divoratore insaziato
di lembi urlanti
oblitera il tuo biglietto
il guardiano veggente.
Involucro di sogni
tentazioni d’infinito…
Meglio se il rovinare
della tempesta
celi la perfezione
della maschera antica
invisa alla sterpaglia.          

 

Migrare

Dal muro impenetrabile
oltre le ombre
un raggio di luce
nella trasparenza
del tuo sguardo.
Cerco l’approdo
dove troverò
la chiave del tuo amore.
Ma, forse,
nella miseria del consueto
questa ricerca
è solo migrare
su un battello di carta
sostenuto dall’acqua
di un sogno.

 

Magia del Silenzio

Se la voce si spegne
e tu non pronunci più parole,
nel silenzio
solo guglie alate
di cattedrali gotiche
a forare il cielo,
cori di cherubini
a corteggiare il Sublime
con supreme melodie:
si dissolve
il frastuono insolente
delle beghe quotidiane
l’asprezza e la fatica
dell’abbraccio necessario.
L’irrealtà della visione
ti pare la sola possibile
riconciliante realtà
e l’amore
rinasce come un geranio
dai colori ridenti:
la magia del tuo silenzio
ha compiuto il miracolo
mentre dormivi.
Il tempo ha sbriciolato
le costruzioni di pietra;
nel turbine buio
della sua negazione
non più ruderi nel cuore.
Solo l’incanto
nella verità del sognare.

 

Linea di confine

Sulla questa linea di confine
nella chiara fissità delle notti d’agosto
è un coro di grilli innamorati
che assordano il silenzio profondo della sera.
Ogni volo io mi raffiguro
a intrecciare linee di dolce levità
tra l’ombre di questi monti
che coronano ora il mio esilio.
Questa pace non mi rimanda
voci di malinconica assenza;
carezza lieve di vento
è balsamo di dolce oblio
ai miei occhi dimentichi d’ogni destino;
non interrogo più la fatica di esistere
gocce di rugiada destinate al dissolvimento
brillano ai raggi del sole
che per noi si leva ogni mattina
e il viaggio ci illude ancora.

 

Il silenzio della luna

La magia della parola
è nascondimento
disvelato,
urlo di negazione
e di ricreazione.
Cerchi il tesoro
vagheggiato
mentre tendi le tue mani
nel notturno chiarore
della bianca luna.
Ti trattiene sull’illimite confine
di un’unica promessa
l’enigma di un volto,
nel blu tacito della notte
l’eco dell’ineffabile silenzio.

 

Lampo d’Eternità

Dal tuo porto sepolto
emerge
ancora vivente e lieve,
compresenza reale,
non ricordo
non memoria
solo emozione
che ti fa tremare ancora
col suo ineffabile profumo.
Ora il cielo e la terra
si abbracciano
in un lampo d’eternità
e tu non cerchi
più risposte.

 

Fragilità

Imperioso
questo sentire
ti rende fragile
commiserabile;
trascinamento
fascinazione
incantesimo.
E’ la nostalgia
il riconoscimento reale
l’incontro necessario.

Clown

Il tuo dolore illacrimato
legato da catene
straziato da lacerazioni
umilianti
è piaga invisibile.
Col tuo sorriso
stampato sul volto di carta
con occhi da miope
ti muovi
nell’eternità dell’essere
quasi spoglia di larva
in riva ad un ruscello
trattenuta da un filo d’erba
mosso dal vento. 

 

Al bivio

Prima metopa

Lunga teoria
di vergini oranti
lievi quasi danzanti,
all’ara del dio
doni e preghiere
arrecano.
Sola nella notte
la pia prostrata
il divino Eros implora:
“non abbandonarmi,
padre di ogni vita
chè io possa
ancora sentire
il desiderio di te;
L’incompletezza
mi rende fragile e triste:
per quanto io m’affanni
con ogni mezzo
un grande vuoto
invade la mia vita.
Che il vento dell’amore,
in segreto,
ancora mi percuota
ed io te sarò grata;
supplice sarò
ai tuoi altari
finchè sarò tra i viventi.”

 

Seconda metopa

A lei così il dio rispondeva:
“Alle giovani danzanti
destinerò il vento che scuote
finchè dura giovinezza
e nelle lunghe notti
nei loro corpi mi compiacerò;
suprema vertigine saranno
nei loro occhi chiusi
il cielo e la terra,
smarrimento dell’essere
l’abbraccio divino.

 

Terza metopa

Per te, mia veramente amata,
un destino diverso ho ritagliato:
“tu vivrai l’immortalità
nell’innocente desiderio
a me votata
forza rigenerante
di stagione in stagione
fino alla fine del tempo;
sul tuo cammino troverai
colori profumati
ricchi di vita,
al tuo passare il girasole
per un istante
non guarderà il suo amore
e nelle notti solitarie
a te d’intorno io porterò
le mie più dolci e lievi cure;
canti d’amore ti culleranno
e con te danze
intreccerò nei sogni.
Sarò la tua forza
ritmato
scorrerò nel tuo sangue,
ai tuoi pensieri
non sarà quiete
nella segreta euforia
del mio vigore:
il divino abitator di Delfi
versi d’amore
dalla sua cetra
trarrà
dolce melodia
armonia
di fulgida bellezza.”

 

Fanciullo

Perché piange il fanciullo
nascosto
alla vista indiscreta,
chiuso in un nido geloso
d’ umile paglia
nel cuore
di un albero
fragile di speranza?
Forte la tentazione
del silenzio,
dell’abbandono
alla molle nostalgia,
quando vuoi dire
parole roventi
alla terra,
piantarle fra pietre
custodi
di fragili radici,
resistenti
ad ogni strappo di bufera.
Ma le tue lacrime
sporcano l’inchiostro
raschiano la voce
non placano il fervore
delle lingue di fuoco;
ti resta
il racconto del vento
mentre l’acqua ristagna
in una fossa limacciosa
alimento di rane
gracidanti.

 

Nuovo Dualismo

Tu conosci
la forza negata ai più
la realtà dell’essere,
dell’immaginazione,
cometa non effimera,
folgorazione,
percezione viva
dell’estraneità
nella coesistenza:
vigile sognante
il silenzio della notte
è quiete levitante
appartenenza consapevole
al non essere dell’essere;
assurdo incommensurabile
dell’infinito nel finito
dilatazione
rarefazione della materia
nell’urgere della pulsione.

 

Oltre il muro

Quando nella notte chiara
rifiuti
lo stridio delle cicale,
nello splendore del cielo
il caleidoscopio
delle forme scomposte,
l’inquinamento
dell’immaginazione,
raccontare
ai tuoi occhi pensosi
l’infinito silenzio
oltre il muro del tempo
mentre con le mani
accolgo nel cuore
l’armonia
del tuo mistero.

 

Il testimone

Non è che un soffio di vento
la vita ai mortali
violento, improvviso
ti confonde ti inebria
ti scuote o lieve
ti accarezza:
se ascolti là dove un nome
su una lapide
annerita dal tempo
tace per sempre
il vento ti racconterà
lo stupore degli uomini:
il levarsi del sole
l’azzurro del cielo
l’ondeggiare degli alberi
la distesa del mare;
l’attesa vibrante
della stretta di mano
di un amico,
dell’abbraccio
di un amante;
la gioia il dolore,
la pietà, la nostalgia
della bellezza
nell’imperfezione dell’esistere.
Lì saprai che hai ricevuto
il testimone
per continuare il viaggio
spinto solo
da un soffio di vento.

 

Panorama

Fiume che scorri in piena
tra pietre e dirupi,
scavi da solo il tuo letto
e non guardi l’orologio,
ti nascondi nelle profondità
e continui il tuo corso
sotterraneo, se occorre;
mentre scavi
trascini con te, a valle,
tutti gli ostacoli,
poi, tutto abbandonando,
ti versi nel mare.
Nel tuo corso
è la provvidenza:
soccorri gli assetati
dai frescura e vita;
non t’importa la fatica,
non temi l’inquinamento…
ti rigeneri se altre acque
ti soccorrono
lungo il cammino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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