Alessandro Greco intitola Mostrami i tuoi sentieri una delle sue raccolte di poesie che, sulla scia luminosa degli insegnamenti del Vangelo, ne interpretano taluni messaggi. E’, la sua, spesso poesia-preghiera e, non raramente, in diretto colloquio con Dio, l’autore confida i propri limiti, le proprie debolezze: “Signore, non riesco a vincere la pigrizia / che mi frena nella vita d’ogni giorno. / Non sono sempre pronto e generoso” (Dai!), ed ancora: “Signore, / donami il coraggio della verità / e tieni lontana da me / la via della menzogna (…)” (Splendida luce).
I testi sono scorrevoli e denotano nelle chiare asserzioni una trasparenza meditativa: “Sono in cammino insieme a te / per le strade del mondo / donando il seme della tua Parola. / Ogni creatura ha il diritto di conoscerti e di amarti … (Proprio a me!). Ma risulta soprattutto evidente l’itinerario di una spiritualità, rivolta al riscatto delle umane incombenze; animato dalla speranza è l’invito sollecito verso il cammino della salvezza: “(…) Beati quelli che non deturpano / la bellezza del creato / e sanno rispettare la persona / come tempio vivente dello Spirito… (Beati).
     Altra componente della poesia di A. G. è la visione estatica delle risorse della natura: “(…) in sintonia  con i silenzi / e le voci misteriose di tutta la natura… (Vivere); ed in particolare animata da legame affettivo con la fecondità e le luminescenze della propria terra  (GUIDO MIANO, in Dizionario Autori italiani contemporanei, Milano 2006, 176).
    
      La scrittura di Alessandro Greco si prefigge di coltivare, al di là del cerchio-limite della fragilità terrena, il fascino imperscrutabile dell’eterno. Pienamente consapevole della sua missione pastorale,  egli dispone il canto talora sull’eco non dissimulato dei testi sacri (…) Ma, come accade ad ogni essere umano,  nell’animo del poeta si agitano oltre alle memorie e alle visioni paesaggistiche, le antinomie del bene e del male, le pulsioni quotidiane (“non sono sempre pronto e generoso), per cui il componimento, animato dalla fede, si volge in preghiera. D’altronde, la poesia in quanto tale contiene sempre – è stato ribadito – un alone di spiritualità. Nei testi lineari, quanto chiaroveggenti e coerenti alla linea etica di questo autore, il linguaggio è semplice strumento di comunione e di grazia, perché venga invocata la salvezza in termini chiari e perentori…
(GUIDO MIANO, Contributi per la Storia della Letteratura italiana. Il Secondo Novecento, III, Milano 2004, 246).

 

FEDE AUTENTICA E LIRICITA’ DELLA NATURA NELLA POESIA DI
ALESSANDRO GRECO

PREMESSA

     L’affermazione di Benedetto Croce “donne e preti non sono poeti” è stata smentita dalle numerose presenze degli stessi nella nostra storia letteraria. Basterebbe citare qualche nome, da un lato Margherita Guidacci ed Elena Bono (anche narratrice e drammaturga), Alda Merini e Biagia Marniti; dall’altro Clemenete Rebora e Davide Maria Turoldo, Gherardo Del Colle e Divo Barsotti. Ad essi non sarebbe difficile affiancare, naturalmente ai vari livelli, non pochi nomi esemplari tra gli autori attivi nel terzo millennio. Per una visione più ampia e analitica dei poeti appartenenti ai due gruppi, di cui sopra, si rimanda al saggio di Alberto Frattini: Tra l’essere e il mistero. Appunti sulla poesia religiosa in Italia del Secondo Novecento apparso nel primo (1993) dei quattro volumi di cui è costituita l’opera Contributi per la Storia della Letteratura italiana. Il Secondo Novecento, pubblicata da questa Casa Editrice.
      Che la poesia sia per sua natura dotata di spiritualità, o meglio, che questa sia il fondamento della sua autenticità, è l’opinione più accreditata. Alcune affermazioni in proposito di autori ed artisti autorevoli, tra gli stranieri: la poesia non è venerazione, ma è un atto di devozione. E’ come una preghiera davanti a forze più grandi della mente che la concepisce (Derek Walkott, premio Nobel); “Io sono un mistico, il mio lavoro è preghiera. Guardo le cose non con gli occhi, ma con l’anima” (March Chagall). “Consciamente e dopo matura riflessione sono tornato ai mezzi spirituali di espressione dei giorni in cui la società non disprezzava ancora la sua civiltà” (Oscar Kokoschka, Scriften, 1907-1955, Monaco 1966). Tra gli scrittori italiani, Pietro Citati: “Sia pure in dimensione atea, anche il nostro è un secolo ascetico (…) Da Musil a Proust a Simone Weil, i maggiori scrittori di questo secolo sono stati anche degli asceti”. E Claudio Magris: “Orfani dell’assoluto e figli del vuoto, gli uomini non se ne accorgono o non se ne vogliono accorgere, perché incapaci di sopportare quella terribile mancanza; essi allora sostituiscono l’assoluto mancante con una serie di surrogati falsi e idolatrici” (in “Corriere della sera”, 12 aprile 1997).
     Per Alessandro Greco, la scrittura poetica, animata di una profonda religiosità, è intesa non soltanto quale personale fascino e vocazione letteraria, ma anche, nella piena consapevolezza della sua missione, guida etica nei riguardi del prossimo.
     A proposito dei primi testi pubblicati, dell’autore in oggetto, Mario Giaracuni ha rilevato, tra l’altro, che “una poesia dialogica, evocativa, traslata dalle sofferenze intime e universali che coglie, nel viaggio terra-cielo, tutti gli aspetti umani di questa nostra esistenza travagliata.
… Una poesia, questa, che nella pienezza dei sentimenti, si fa canto e preghiera, riconducendo il frammentario al senso universale e al senso eterno di Dio stesso”.
     Dal canto suo, lo stesso Alessandro Greco ha precisato, nella presentazione del libro Mostrami i tuoi sentieri (2000): “I giovani hanno bisogno di essere aiutati e guidati affinché comprendano che la vita è dono di Dio da vivere in pienezza. E’ necessario che essi si mettano in ascolto dello Spirito per discernere non quale strada intendano seguire, ma quale sia la strada che Egli indica a ciascuno” sia come fedeli laici (“Parla al mio cuore nel desereto sconfinato della mia anima, con la misteriosa voce del tuo silenzio, con il soffio della vita che mi sento addosso come fresca e piacevole rugiada…” (Parla!), sia in una scelta di speciale consacrazione: “Sono in cammino insieme a Te per le strade del mondo donando il seme della tua Parola. Ogni creatura ha il diritto di conoscerti ed amarti. Per questo hai detto proprio a me: Vieni e seguimi. Sono in cammino per annunciare il Vangelo…” (Proprio a me!).

 

I RICHIAMI EVANGELICI

      I testi contenuti nel libro sono suddivisi secondo taluni richiami evangelici: Vieni e seguimi (Mc 10,21), la chiamata; Eccomi (Lc 1,38), la risposta; Signore, insegnaci a pregare (Lc 11,1), l’esperienza della comunione mediante la preghiera. E soprattutto lo sprone e l’impegno sono rivolti verso coloro che “nel discernimento della propria vocazione non hanno il coraggio di fare un salto e ritrovarsi in Dio”. Coerentemente non si può evitare di confessare le proprie debolezze ed i propri limiti ed invocare l’aiuto celeste: “Signore, non riesco a vincere la pigrizia / che mi frena / nella vita d’ogni giorno. / Non sono sempre pronto e generoso…” (Dai!); “Signore, / aiutami a vivere nella verità, / … Signore, / donami il coraggio della verità / e tieni lontana da me / la via della mnzogna” (Splendida luce).  “… Concedimi di rimanere  unito a Te, / Signore, / con i pensieri, / i miei programmi, / le mie scelte. Fammi vivere secondo la tua Parola. / Fammi vivere pienamente” (Fammi vivere). “… Io cerco quello che mi sembra amore, / m’illudo di amare gli altri, / ma non amo che me stesso. / Se sono generoso / è per sentirmi soddisfatto. / Se provo affetto per gli altri / è per colmare il vuoto del mio cuore. / Se sono pronto nel servizio / è perché aspetto la lode / e la gratitudine dagli altri. / Il mio amore deve essere come il tuo: / generoso, oblativo, umile, discreto. / Fino all’amore per i nemici, / fino all’offerta della vita” (Per Te e con Te).
     In senso lato si può affermare che, se Alessandro Greco non segue modelli linguistici alla ribalta, tantomeno ricerche e sperimentazioni formali, il messaggio, immerso piuttosto nell’ambito luminoso della verità, si richiama coerentemente al suo esercizio pastorale (“… il dono della grazia, / la gioia della forza nel mio pellegrinaggio” (Alla tua mensa) si esprime così con il calore e il candore della trasparenza comunicativa.
     Il cotenuto della precedente raccolta di versi intitolata Missione è… (1999) è chiarita nell’introduzione dallo stesso autore che ne proietta il significato nella dolente realtà quotidiana dell’esistere: “Un valore straordinario per la missione, è da riconoscere nella sofferenza offerta a Dio con amore. Il dolore, la fatica, gli insuccessi, le umiliazioni e tutte le umane miserie sono veicolo di testimonianza e di annuncio, sono il mistero della croce”. E il prefatore Michele Pignatale ha sottolineato: “Questo libro è uno stimolo per accrescere la nostra sensibilità verso il mondo e verso ogni uomo e, al tempo stesso, una fonte feconda di ispirazione per prepararsi a scelte sempre pù coinvolgenti e impegnative”.

 

LIRICITA’ DELLA NATURA

      Non poteva mancare nell’esperienza letteraria di Alessandro Greco la componenente della liricità della natura, espressa nella racolta apparsa nello stesso anno della precedente ed intitolata Voce dal Sud (1999). Alla visione stupita delle immagini “in sintonia con i silenzi /  e le voci misteriose / di tutta la natura”, al cospetto delle stagioni e della propria terra d’origine si coniugano la memoria affettiva verso i propri cari e i teneri ricordi d’infanzia: “E alla fine / torni ad essere bambino / quando scopri il sapore / del tuo mondo semplice / e la ricchezza / dei sentimenti teneri, / quando ti placa / un debole sorriso / o una parola/ appena sussurrata / che ti giunge all’improvviso. / Ritorni ad essere bambino / quando t’immergi / nell’immenso / cielo azzurro” (Infanzia).
     E così, nel contesto dell’autentica spiritualità dell’autore, è presente altresì il segno della Speranza, chiaramente espresso, ad esempio, nella lirica omonima che segue: “C’è ancora posto / per una croce insanguinata / nel cuore d’ogni uomo / o giù, nel mare, / nell’abisso dell’oblio / che ingoia tante vite umane. // C’è ancora posto per la libertà, / almeno per gridare / la rabbia ed il dolore. // Forse qualcuno / ancora ascolta. / Di certo / c’è una croce da fissare. / Sempre sulla croce / insieme a Cristo / è inchiodata la speranza”.
      Una speranza espressa anche in termini animati da profonda solidarietà umana nel componimento Come un’alba nuova: “Come un’alba nuova / sorgerà sui popoli / una luce di speranza , / avvolgerà le genti di colore / e le proteggerà / nelle favelas / o nelle terre ancora vergini, / dove nasce il sole / o nei villaggi poveri / dove la miseria è impressa / sul volto tenero dei bimbi / con gli occhi languidi / e le carni scavate dalle piaghe / divorate dagli insetti. / Così la vita si spegne lentamente. / Un’alba nuova nascerà / nel cuore di ogni uomo / e gli ideali spenti / brilleranno ancora / quando il vento dell’amore / spirerà / anche in Occidente!”.
     Riguardo al libro, di cui sopra, Giancarlo Antonucci ha annotato, tra l’altro, su “La Gazzetta del Mezzogiorno”: “L’amore per la propria terra è come contemplazione di chi l’ha creata, il richiamo nostalgico ad un tempo trascorso e la tristezza per le miserie del mondo, la speranza che dona la visione di un cielo lindo come immagine di un futuro roseo  e colmo di bene”.
     E, soffermandosi sulla grigia attualità, Giovanni Acquaviva ha sottolineato: “L’ispirazione poetica si attualizza efficacemente nella realtà ahimè non esaltante che ci circonda e che ci angoscia: la guerra, le cosiddette pulizie etniche, le inenarrabili violenze su intere popolazioni… Già questa nuova raccolta  si apre con una Strage: ‘E’ ritornata la tempesta / dentro, / per un’altra strage / d’innocenti / e il sangue ancora vivo / che scivola sui sassi / e si mescola alla polvere / e alla rabbia…’ ”.

 

INNOCENZA E MEMORIA

     Altra componente attiva di tale poetica è certamente il tema della memoria. In riferimento al volume Il cuore in periferia, arricchito di utili illustrazioni e pubblicato nel 1998, ancora Giovanni Acquaviva ha scritto: “Rivà perciò alla periferia povera, ma sana della sua Massafra ‘legata al vecchio mondo contadino’, dell’immediato difficilissimo dopoguerra, quando ci si doveva arrangiare  anche per fare un pò di pane in casa, ma quando, anche, si cementava tra le famiglie una solidarietà che non aveva confini… la vena poetica dell’autore (che era già emersa in precedenti publicazioni) è genuina, sincera, limpida e coinvolgente: ‘Profumano gli aranci / nella distesa verdeggiante / della mia terra / mai dimenticata / con le orme lasciate / da bambino /  che ora cerco con affanno’ ”. 
      Ettore Panetti ha piuttosto evidenziato  la “tensione di fondo che anima tutto il libro” e ne ha puntualizzato il linguaggio che “si snoda fluido e limpido (…), che nelle sue migliori liriche raggiunge momenti di verità espressiva…”.
      Scrive l’autore, nella prima parte del libro intitolata L’ambiente e il paesaggio: “E’ un gradevole ritorno in quei luoghi sempre uguali, dalla natura ancora incontaminata e dal paesaggio ridente, come un tempo… Trascorrevamo molto tempo davanti alle botteghe degli artigiani, categoria purtroppo in estinzione. Oggi il fenomeno industriale ha decisamente preso il sopravvento, decretando quasi la totale scomparsa di quelle arti creative, preziose, espressione del genio dell’uomo. Lì davanti, dunque, vedevamo ‘ferrare i cavalli’ o mettere il cerchio di ferro intorno alla ruota lignea del traino dopo che quel cerchio arroventato era stato dal fabbro modellato…”.
      I testi poetici della seconda parte evocano con nostalgia momenti e personaggi, emozioni e realtà vive della propria infanzia: “Si odono ancora / i rintocchi allegri / delle vecchie campane / dall’argentino suono / mai stanche di chiamare / alla preghiera. / Suonano a festa / e tutto si risveglia, / si sente che la città / in questa parte / è viva. / …” (Vecchio campanile).
      Nella prefazione, Orazio Santoro ha chiarito: “…Si può leggere il codice genetico di una comunità ancora unita e compatta nel conservare gelosamente i suoi valori, la sua religiosità popolare, le sue tradizioni, usi e costumi tipici di una società rurale che pian piano ha ceduto il passo a modelli di vita che la società industriale e postindustriale ha imposto, determinando con una lenta e continua erosione la inesorabile morte della cultura popolare…”.
      Nel raccordo metafisico con l’intensa spiritualità si delinea l’esperienza della vita quotidiana che il poeta esamina ed elabora nei testi poetici del libro Viaggio nella vita (1995): “…voglio nel silenzio ascoltare / il tuo canto per la vita / e il tuo amore libero / e la nudità dei tuoi pensieri. / Non voglio beni effimeri / ma il tuo canto libero / e il tuo essere profondo / specchiarmi nei tuoi occhi / e andare oltre / i confini del tempo./… E’ il mio canto per la vita / il mio sogno d’ogni giorno, / è il desiderio mio / di afferrare una scintilla / dell’eterno…” (Canto per la vita); ed ancora in versi accorati: “Signore, in questo angolo di pace / e di silenzio / che è tutto il nostro mondo, / apriamo a Te il nostro cuore./ … Aiutaci a vivere e a donarci. / Tienici uniti nell’amore, / Tu che sei la fonte della vita, / l’amore senza fine” (Preghiera).
     Ha spiegato Vittorio Nazzareno: “L’itinerario è all’interno della vita che s’ammanta di religioso realismo suggerito dalla natura e dalla cultura così come è stato vissuto nella fanciullezza, nell’adolescanza, nella giovinezza e ora nella maturità: il tutto in quattro tappe ben coordinate e in un crescendo di poetiche sensazioni. Ai giorni lieti, spensierati e innocenti seguono quelli meditativi, riflessivi, partecipativi, donativi. La vita coi dolori e con le gioie si risolve nelle idee di cielo. Al Datore della vita, secondo la fede del poeta, tutto ritorna con cuore spontaneo, pronto a riconoscere ogni dono che proviene dall’alto.
     Domina il tema della ‘Donna’. L’apertura di questo Viaggio nella vita porta la nostra attenzione alla Donna per eccdellenza (guida ne è la copertina di Andrea Cristiani e Patrizia Di Grazia) che il mondo cattolico pone al di sopra di ogni donna come paradigma di ogni virtù cristiana.
      Secondo Sissy Palmisano: “… Il filo della colleganza e la continuità delle movenze, oltre che nella mitezza del tono, stanno nell’equilibrio dell’atteggiamento e tutto sembra fluire in sintonia; il presente si annoda con il passato e fa pregustare il futuro con integrità di sentire e senza fratture disorientanti; il percorso esistenziale procede dalla memoria della tenera e inebriante fanciullezza alle varie stagioni della vita e tende agli orizzonti sempre nuovi della speranza… il ricordo diventa pulsione di vita autentica e profonda, ridesta la pascoliana poetica sensazione delle piccole cose e, nello stesso tempo, consente all’autore di ritrovare i suoi pensieri più intimi, di ritirarsi nelle sue meditazioni, di attraversare i ‘sentieri solitari della pace’,  di essere in armonia con l’universo, di valicare tutti gli orizzonti e di venire a contatto con ‘quel mistero che copre l’infinito’…”.
     Nella più recente raccolta di poesie intitolata  Ad un passo dalla luna non pochi testi confermano il modello espressivo della scrittura di Alessandro Greco, dotata di trasparente liricità, come nei due componimenti che proponiamo: “Ad un passo dalla luna / con i pensieri che corrono lontano / verso l’infinito, / mentre la brezza sussurra / e le gemme si aprono alla vita. / Ad un passo dalla luna / come bimbi felici / che si perdono nel cielo” (Ad un passo dalla luna); “Bisbiglia / la brezza del mattino / che rende chiaro il cielo / quando il sole s’arrampica / alle spalle / della Bassa Murgia, / sale in alto / si staglia in mezzo al cielo / e spande / i raggi della vita / e i colori della gioia. / Ride la campagna / e sono allegri i rivoli / che silenziosi scorrono / nell’assetata terra. / Sento l’estate ormai vicina / per adagiarmi tra i silenzi / ed i sussurri / e ritrovar la quiete, / finalmente” (Quiete).
     Ma, se nella ridente immagine del paesaggio il poeta ritrova un margine di serenità, è soltanto il soffio dello Spirito – ribadisce Alessandro Greco – che può riattivare il profondo senso dell’amore: “Fugge allegramente / il vento / dai monti innevati / e spira fino a valle / e spazza via con forza / gli ultimi residui / di malvagità / disseminata a piene mani. / Ma il vento / non arriva fino al cuore: solo lo Spirito / può scardinare / le sepolte schegge / dell’amore / e riportarle in vita” (Vento).