“TU NON CI SEI” POESIE
- OTMA EDIZIONI - €12, 00
(PARTE DEI PROFITTI SULLA VENDITA DEL LIBRO ANDRANNO IN BENEFICENZA)
Alessandra Policci, è tornata alla poesia, un po’ come il figliol prodigo torna al suo focolare primordiale, ma con la consapevolezza di aver ingollato la vita nelle sue più variegate sfaccettature.
E proprio in questo consta la sua duttilità descrittiva, anche se tra i versi traspare la sua forte drammaticità che è insita in chi ha lottato per restare in vita, che ha “pugnato” contro ciò che la vita stessa le ha ridato e al contempo tolto.
Ma non è questa la sede appropriata per conoscere la vita più recondita della Policci, che invece va scoperta navigando come un abile surfista tra le sue emozioni, tra i versi che è riuscita a far sdraiare sulle spiagge cartacee: molti versi sono stati scritti seguendo la voce del cuore, quello
angolo profondo di vita che nulla può strappare davvero, neanche la morte, perché è un po’ come il proprio profondissimo nido protettivo, quel calore che nessuna tormenta può congelare.
Alessandra ha avuto ed ha dalla sua un forte propulsore: la voglia di vivere cercando strade nuove, graffitando con acuta certezza e consapevolezza “risveglio... impietoso... mi ha donato la vita” …”tutto svanisce, tutto ha un inizio ed una fine che lo si accetti o meno”.
Rimarcano il loro necessario spazio domande e interrogativi che si affacciano sull’Ignoto del nuovo forzosamente deglutito come una medicina che contro voglia si manda giù ...e poi sprazzi di vita andata quando si rivedono passare sulla parete le repliche e i refrain delle avventure nel mondo, come al Casino e sottolineare quasi realisticamente auscultabile la voce di uno dei tanti croupier “Rien ne va plus. Les jeux sont faits” che a pensarci sembrerebbe quasi un incipit a quel destino beffardo che un giorno ics avrebbe cambiato improrogabilmente le vite di tante persone.
E’ abile ,è attenta la descrizione con la cadenza degli sguardi e dei respiri trattenuti :
”…/e tu…/di tavolo in tavolo/t’aggiravi ...prima di puntare/cercavi il mio sguardo/ quand’eri vincitore/mi sorridevi complice…/inebriato parevi/ti ricordo così …/…” (da “Il tavolo verde”).
Per passare poi alla cronaca che è storia dei nostri giorni con la poesia sull’ “11 settembre 2001”e le torri gemelle...e alla vita di tutti i giorni con i sorrisi improvvisi e le mancanze
“mi manca/l’immenso del tuo sorriso/la tua confortante risata/il buonumore/la tua compagnia/…”
versi semplicemente evocativi e narrativi, di facilissima presa sul lettore, non andando a cercare architetture teutoniche e parafrasi infinitesimali perché la poesia non è sempre fare lo spelling emotivo-emozionale, a volte può essere abile immediatezza, l’attimo carpito al fluire fugace della felicità. Quel battito di ciglia cui ne seguirà un altro e un altro ancora, pur sapendo che consapevolmente e drasticamente siamo ciò che siamo in quell’attimo e siamo altro in quello consequenziale.
Alessandra va letta con la predisposizione di voler andare oltre la semplicità dell’uso delle parole, perché è da constatare che la dialettica è insita nel suo scrivere e sentire la vita … Vorrei lasciare il lettore con questi versi:
“Vita … è una scommessa con se stessi./ E’ una partita a scacchi/è gioco … con l’Indovino/E’ una roulette di colpi di scena/è un arcobaleno di emozioni/illusioni … sogni./ E’ gioco … dell’avventura …// E’ un ballo in maschera …/a mirar il mondo che è follia./E’ un’ombra che cammina …/e si perde … quando arriva la Notte …” (da “il gioco della vita”).
Dott. Irene Sparagna (poetessa– scrittrice– critico letterario– editrice)
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da: TUStyleSTORE DI DONNE
HO VISTO LA MORTE IN FACCIA E LE HO DEDICATO UNA POESIA
INO SCHIANTO. IN UN LETTO D'OSPEDALE. E, AL RISVEGLIO, IL COLPO DI GRAZIA: UNA PERDITA CHE ANNIENTA ALESSANDRA È SOPRAVVISSUTA
a cura di Ivano Sartori
Guidava Beppe, il mio fidanzato. Èra passata la mezzanotte, c'era nebbia. La macchina si è incastrata sotto un camion che aveva invaso la nostra corsia. Era il 10 dicembre del 2001, stavamo viaggiando tra Brani e Stradella (Pavia) e da allora la mia vita è cambiata per sempre. Quello è stato il mio 11 settembre. Ricordo che nel pomeriggio c'era il sole ed eravamo passati a salutare sua mamma e sua zia, ma non avevamo trovato nessuna delle due in casa. Stavamo tornando da Montecarlo, dove andavamo spesso perché lui amava giocare, e qualche volta vinceva anche. A me piaceva quell'ambiente, mi ero fatta delle amiche, mogli e fidanzate di altri frequentatori del Casinò. Chiacchieravamo. Io non giocavo, al massimo allungavo le fìches al mio compagno. Beppe non era un fanatico del gioco, come tanti. Dopo aver vinto una somma sufficiente a coprire le spese del viaggio, lui aveva la freddezza di smettere e andare via. Aveva 44 anni, eia un geometra e possedeva una rivendita di materiali per l'edilìzia. Io invece sono medico e allora avevo 43 anni. Ci eravamo conosciuti in un locale da ballo, a Salsomaggiore. Lui, un tipo simpatico e socievole, era molto popolare in quel locale. Bello come un attore, piaceva molto alle donne. Mi disse che aveva una ragazza, ma poi la lasciò per me. Anch'io avevo un fidanzato all'epoca, ma dopo aver conosciuto Beppe non volli più saperne.
Blackout di 40 giorni
L'ultima cosa che ricordo di quel giorno è stato lo schianto. Mi sono detta: "Oddio, è finito il mondo!". Ero quasi priva di sensi, però udivo le sirene, le grida, e una voce che mi diceva: «Suo marito è morto». Mi sentivo estranea a quella scena, come se fossi spettatrice di qualcosa capitato ad altri. L'auto era una Bmw decappottabile. Avessimo avuto il pick up che Beppe usava di solito per lavoro non sarebbe
andata a finire così male. Mi risvegliai dopo quaranta giorni di coma farmacologico. A poco a poco mi resi conto della gravita dell'incidente: la mia mandibola era andata in frantumi e non tutti i pezzi erano stati recuperati, non riuscivo a muovere il braccio destro a causa di una lussazione e la cintura di sicurezza aveva provocato una profonda ferita al collo. E poi avevo il viso completamente sfigurato. Nei cinque anni successivi sono stata operata ben sei volte. Pur essendo medico, non ho mai voluto leggere la mia cartella cllnica. Il motivo? Avrei capito la gravita della mia situazione e magari ne sarei rimasta sconvolta, mi sarei fatta condizionare. In quel momento invece avevo bisogno di forze, di energia e di tanta fiducia per recuperare le forze e guarire. Sono stata ricoverata in ospedale per mesi, più volte, per riabilitare tutti gli arti e per fare una ginnastica speciale che coinvolgeva il nervo facciale, rimasto paralizzato. Dovevo masticare chewing-gum per rinforzare la mandibola, fare esercizi con una molla per Alessandro Policci è un medico geriatra, vive e lavora in provincia di Piacenza. Nel 2009 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, dal titolo Tu non ci sei, Òtma edizioni, 12 euro.

