Da Un pittore, un poeta: incantesimo di un incontro

BARCHE AL TRAMONTO

Cala la sera
sul porticciolo.
Le barche
tornano a riva,
spinte dal sole
a riposare ai moli.
Il mare è calmo.
Il vento non spira
per non disturbare
il silenzio.
La terrà, laggiù, è ormai
assonnata,
e la notte è attesa
come portatrice
di beato riposo.
Intanto,
più in alto,
si svolge una muta battaglia.
Il celeste arioso
si incunea possente
nei caldi colori del tramonto.
Ma non è un abile condottiero.
Il rosso infiammato
incombe su di lui,
e lo costringe alla resa.
Lo circonda
e lo soffoca
lentamente.
Con dolcezza,
ora che ha vinto,
reclama il suo bottino.
Poi,
lo scaccia dal cielo.
Prende lo spazio conquistato
e costruisce
la sua tenda.
Attende,
come ogni giorno,
il nuovo scontro.
Il blu profondo
col suo esercito di stelle
verrà a chiedere
il suo regno per una notte.

 

FANCIULLA

Seduta
sulla riva del mare.
Lo sguardo a terra.
Il corpo rilassato.
Il sole che ti accarezza le spalle.
I capelli raccolti
come una casta
donna nuda.
Il cielo sporco di bianco.

Ora,
sei grande.

ma io ho già vita prima di esistere.
Aspetto  che Dio
mi chiami.


 

LA DONNA CHE SI ASCIUGA I CAPELLI

La luce respira
nell’angolo.
La fanciulla
seduta sul letto
illumina una camera
allegra.
Morbidi capelli
che come i torrenti
di montagna si sperdono
in ciocche
e lenti scendono,
come il fiume
di pianura
pacato si muove.
Roma, immersa nel sole
sta a guardare.

 

MATURITÀ

Chi è la fanciulla
accanto a me?
Non è la cara immagine
che rifletteva il mio specchio
nella passata giovinezza.
E’ una rivale
o un’amica?
Non mi guarda.
Le sua palpebre si sono chiuse
come il sipario
davanti all’attrice protagonista.
Il suo sguardo, lo so,
sarebbe di compassione,
non di timore.
Non sono più in gara.
Ahimé!
Però, sono ancora bella!
Certo,
i miei capelli non costituiscono più
la risplendente chioma della beltà.
Il seno ed il corpo
non sono più avvenenti
come una volta.
Se posso non li mostro.
Tuttavia
la vita deve continuare.
Non mi può escludere
solo perché sono vecchia.
Ecco!
L’ho detto!
La dannata parola
che mi fa patire.

“Ehi, tu!”.
“ Chi è?”.
Mi chiedo.
“ Tu non vedi il mio visetto florido,
la mia faccia fresca
come l’acqua.
Io sono una strana donna,
quella che ti insidierà nel futuro.
Oggi,
sono la brunetta che guardavi.
Domani,
sono la bionda che non vedi.
Non credere
che io sia felice
perché rimarrò sempre bella
nei tuoi pensieri.
Non invidiarmi.
Non lo sopporto.
Tutte le donne gelose
vorrebbero essere me.
Non sanno che il loro desiderio
mi imprigiona
in una chimera.

 

TRAMONTO SUL MARE

Il sole innamorato
si avvicinò
all’aria
timida e dolce.
Le disse:”Ti amo”.
Questa arrossì.
Si voltò indietro,
verso il mondo.

E fu il tramonto.

 


IL SOGNO INVADENTE

Assisto alla mia rovina.
I pensieri belli
e i moti miei terrei
fuggono.
Scappano da me.
Resta solo l’immagine
che, sciagurato,
ho sgorgato.
Sta occupando
tutto il mio essere.
Vivo
per il suo respiro.
Sono una rifatta mente.
Un altro cielo vedrò
con gli occhi vergini
come la sua pelle pura.

 


Da Pensieri orfani catturati dalla carta

Ho capito ma capirò

L’amore ha diversi gradi di perfezione.
Ci sono incontri ideali di persone
nel posto giusto nel momento esatto,
con un interrogativo comune
nel modo romantico che meritano.
Altri venti si abbattono sulle anime ma sbagliano il luogo.
Così gli sguardi si incrociano
e poi si perdono
per ritrovarsi solo nei sogni.
Spesso è il tempo a giocare i suoi scherzi
sfidando il destino e avvicinando persone,
che si sono sfiorate nel cuore,
ma nel territorio buono
ugualmente e sinceramente motivate,
si perdono pur restando vicine.
Peccato che anche gli alberi ed il mare fossero quelli giusti.
A volte non combaciano i modi ed i termini
di un incontro perfetto.
Così nella difficoltà di un come
sfuma l’amore.
Quando si incrociano persone pronte,
al posto e al momento giusto
e guardandosi si riconoscono
può capitare che si abbraccino i corpi
e non le menti.
Così ognuno naviga a vista con le sue onde
e le barche si allontanano.
Quando però tutto si unisce per diventare
da tempo vita
le diversità perdono la maschera buia delle difficoltà
e si vestono con i loro abiti colorati
per ricordarci che non esistono universi paralleli
e quello che siamo oggi
è la somma aritmetica della nostra esperienza,
delle gioie e dei dolori, delle persone, dei posti e del nulla.
Siamo gli odori sentiti e i suoni ascoltati.
Così se qualcuno si ama non può aver sbagliato
tempo o luogo, modi e motivazioni,
perché se due anime si abbracciano
è solo per volare.

 

Non di più

Ladro il presente con i suoi ricordi.
Ladra la mente quando tratta di niente.
Bugiarde le parole che rifiutano il proprio senso
e ridono delle frasi
come il boia del tormento.
Pallide le intenzioni
che incrociano le braccia
al rifiuto ostinato della vita di guardarle in faccia.
Livide le idee non capite,
dalla realtà punite e tradite.
Amare le intuizioni
che palesano la verità
e parlano di strade chiare e diritte
e vedono il confine ma si perdono
nella via e la chiamano Fine.
Inutili le ricerche
quando le cose preferiscono restare perse.
Criticati i silenzi
figli dispersi di discorsi infiniti,
di ragione densi.
Aride le domande
che chiamano le risposte blande.
Affascinanti le questioni
che ululano chiedendo opinioni
di cuore e testa,
quelle che imbrigliano tutta la persona
e la calano nel mondo di un’altra
e le conducono a remare sulla stessa barca.
Taglienti i regali del destino
di una lama sottile, dal profilo fino,
che lascia vicinissimi i lembi della pelle
per quasi credere di essere veramente sulle stelle.
Eppure,
vero è l’amore
che pulisce i cuori
e li unisce in tutto.
Da ladro
al tempo compie un furto.
Disprezzata la gratuità della felicità
finché non ritira il cappello e se ne và.

 

Il muro sulle nuvole

Non siamo uccelli che sanno di saper volare
così catturiamo l’amore
e lo chiamiamo a servirci
vestendolo d’oro e scarpe strette.
Lo proteggiamo con buffi cappelli e guanti bianchi.
Poi incipriamo il suo naso
e gli chiediamo un  sorriso continuo
che gli deforma il viso e gli appanna gli occhi.
Gli diciamo  quello che deve dire
accompagnandoci per la vita
Senza mai chiedergli cosa pensa.
Gli chiediamo di fare da testimone ai nostri giorni
e portarci la spesa.
Paziente, come la nostra anima,
l’amore ci asseconda
e ci segue silente.
Basterebbe
chiedere cosa legge nei nostri baci
e come chiama gli sguardi infiniti
che ci sollevano da terra insieme.
Basterebbe
lasciare che compri i suoi vestiti
per scoprire che i colori e le stoffe
non riscaldano la pelle.
Basterebbe
non trascinarlo con noi
e permettere che sieda a guardarci per dirci cosa vede.
Basterebbe
da fermi alzare la testa
ed annuirgli per farci indicare da che parte andare.
Basterebbe seguirlo!
Odorare la forza dei suoi muscoli
e la sicurezza dei suoi passi.
Basterebbe
e ci farebbe capire che quando aggancia insieme due cuori
non accetta la nostra ospitalità,
ci offre la sua.
Non entra nella nostra vita
chiedendoci la pagella con i nostri punti.
Ma ci apre la vita…
e per amare non bisogna saper contare.

 

La pioggia

Poveri uomini
grandi eppure così simili
alle gocce nella pioggia.
Scendono lente
nel grigio illuminato del giorno
e nel blu cruccio della notte.
Vicine
vicinissime
che se potessero stendere
le loro mani trasparenti
già si sarebbero toccate.
Veloci cercano di schivare il vento
che le schiaccia una contro l’altra
per annullarle entrambe.
Si seguono ignare.
Tutte alla stessa meta.
Tutte ugualmente limpide.
Si baciano liete
con le foglie degli alberi
e corrono felici verso la terra.
O cantano musiche stonate
con i fili della luce,
con i parabrezza delle macchine.
Volano verso le stelle, credono.
Non vedono
che se allontanano.
E le nuvole scure
di mille compagne
ridono del loro fratto.
Lentamente il sole
sposta la sua luce
e la pioggia finisce.
Così, le gocce più fortunate
si ritrovano insieme unite
in un solo abbraccio
in  una pozzanghera,
isolate dalla gente.
E si accorgono che ora
così tranquille
capiscono la loro forza:
Dio le creò per essere lo specchio del cielo.

 

Bianco

Dubita dei tuoi dubbi:
equivoci nel solitario viaggio
del tuo cuore.
Profughe certezze
che non si credono
e vivono della tua sola confidenza.
Spalancherò la mia anima
ai tuoi passi,
alla tue paure
ed alle mie domande,
ai tuoi rifiuti
ed alle mie risposte,
al silenzio bianco che ride
ed a quello nero che piange.

 

Ancora no

Se non vedessimo
i nostri occhi di colore diverso
un lato del cubo sarebbe perso
e l’altro gemendo
darebbe la sua misura
per parlare di guarigione
a questa malattia senza cura
che lascia i segni chiari della pelle:
macchie di niente
che qualcun altro troverà belle.

 

Se fosse l’alba

Profumo di notte carico di calore e sogni
luci di giorno nel cielo stellato
e l’alba e le tempie affamate di vita.
Aspettando di essere me stessa
ho visto passare il tempo sulla mia ombra
e mai su di me, mai tra noi.
Trascina la tua anima
fino al drappo lungo della mia solitudine
e ripagami per il vento leggero sul cielo.
Riempi questo momento di gloria
perché non vedo nulla oltre il tuo viso
e non esiste niente intorno a te,
se non io piccola e triste.
Parlami mentre i miei pensieri
già conversano
con il riflesso del tuo sorriso.
Il brivido dei miei limiti
mi chiama vicino a te.
Ed ora mi manchi
quando aspettando me stessa
sono accucciata sulla soglia
della tua pelle.
Vorrei esseri accanto.
Ma il tempo ha sottobraccio il nostro amore
per lanciarlo in alto.
Eppure se fosse l’alba…
Mio Dio , se fosse l’alba…