Qualcuno ha scritto che le poesie non danno pane.
Ma solo nel senso alimentare, perché esiste un pane di cui l’anima ha bisogno e che è forse più importante per potere affrontare il difficile mestiere di vivere.
Possono essere belle o brutte, ma se esprimono con sincerità quello che ognuno di noi porta dentro di sé, riescono a comunicare comunque un messaggio. Un invito a riflettere sull’esistenza, che comunque non può non arricchirlo interiormente.
Con questi versi improvvisati, non legati a precise regole di metrica o di rima, ho fatto un passo in avanti nella conoscenza di me stesso ed in un certo qual modo ad avvicinarmi a quello che è il senso della vita.
Amore, rabbia, speranze, delusioni, amarezze, rimpianti, difficilmente rimorsi, mescolati insieme in un amalgama di sensazioni espresse con grande sincerità e senza alchimie linguistiche.
Hanno per me rappresentato un tentativo di comunicare non solo quella che è la mia ricchezza interiore, ma anche le oscure miserie riposte negli angolo più remoti della mia anima.
Se così è stato, ne sarà valsa la pena.

FUORI DAL CORO

Un mondo retto da mezze calzette,
da omologati e da presenzialisti,
non c’ è alcun spazio per la fantasia;
di trend, di sinergie, di top management
e non si può cantar fuori del coro.
Un gran mercato dove l’ importante
è vender cose inutili e superflue,
prodotte da bambini schiavizzati,
che tutti compreranno allegramente.
E per salvarsi l’ anima, si sa,
c’ è sempre poi la solidarietà
delle grandi kermesse dove i divi
superpagati vendono l’ idea
di una bontà pelosa e truffaldina.
E tu che guardi i tramonti sul mare,
che ti emozioni al volo d’ un gabbiano,
sulle cui ali la tua fantasia
ti fa volare oltre le palizzate
erette ad impedirti di vedere
che quella carità copre soltanto
iniquità, ingiustizia e prepotenza,
segui il tuo cuore, non farti comprare
da cianfrusaglie senza alcun valore.
Contrapponi i tuoi dubbi alle certezze
di tante nullità fatte di niente,
gridali forte senza alcun timore,
forse non riuscirai a cambiare il mondo,
ma almeno potrai dir di aver vissuto.

 

CHIEDO DI ESSERE DIMENTICATO

Chiedo di essere dimenticato
come non fossi mai esistito,
insieme ad un passato
che si è perso
in un oblio più grande,
dove la luce della speranza
è stata spenta
da un vento di polvere e di menzogne.
Dicano quel che vogliono
gli occulti manipolatori
di coscienze indifese;
non c’è via d’uscita
né in avanti né indietro
e solo le fiamme
estirperanno la mala erba.
Io che ho fallito
lascio a chi adesso
si accosta alla vita
l’amaro sapore della sconfitta.
Che cancellino il mio nome,
le azioni confuse
e senza risultato alcuno,
le mie paure, i miei errori
e la incostanza
in tutto ciò che feci,
ma non l’ideale
che ha guidato i miei passi
verso un futuro
che non ripeta
gli orrori dei secoli passati
e che rifiutò l’ingiustizia
e la violenza del potere,
la falsa seduzione del successo
e il denaro corruttore di coscienze.
Ho amato gli esseri umani
che ho incontrato sulla mia strada:
operai delle fabbriche,
bambini indifesi,
vecchi abbandonati,
le masse affamate
che da ogni angolo del globo
assediano la cittadella del benessere
rivendicando il diritto alla vita.
Altri non seppi amare:
i paladini del mercato,
religioni ingannevoli,
mercanti di morte
e i loro complici
con le divise cariche di medaglie,
i falsi profeti
e le loro promesse
di un mondo migliore
che mai ci verrà concesso,
politici corrotti e tutti coloro
che si sono impadroniti del mondo
con la violenza e l’inganno.
Che nessuno mi chieda
Di porgere l’altra guancia!

 

PIDO QUE SE ME OLVIDE

Pido que se me olvide
como nunca hubiera existido,
junto con un pasado
que se ha perdido
en un olvido màs grande,
donde la luz de la esperanza
fué apagada por un viento
de polvo y de mentiras.
Qué digan lo que quieren
los ocultos manipuladores
de conciencias sin defensa;
no hay salida
ni adelante ni atràs,
y solo la llamas
desarraigaràn la mala yerba.
Yo que he quebrado
dejo a los que ahora
se acércan a la vida
el amargo sabor de la derrota.
Qué cancélen a mi nombre,
las acciònes confusas
y sin éxito alguno,
mis miedos, mis errores
y la inconstancia
en todo lo que hice,
pero no el ideal
que guiò a mis pasos
hacia un futuro
que no repita
el horror de los siglos pasados,
y que rechazò
la injusticia y la violencia del poder,
la falsa seducciòn del éxito
y el dinero corruptor de  conciencias.
He amado los seres humanos
que encontré en mi camino:
obreros de las fabricas,
niños indefensos,
viejos abandonados,
las masas hambrientas
que desde cada rincòn del globo
asedian la ciudadela del bienestar
revengando su derecho a la vida.
Otros no supe amar:
los paladines del mercado,
religiones engañadoras,
mercantes de muerte
y sus complices
las divisas cargadas de medallas,
los falsos profetas
y sus promesas de un mundo mejor
que nunca nos será concedido,
politicos corruptos
y todo los que se apoderaron del mundo
con engaño y violencia.
Que nadie me pida ofrecer
la otra mejilla!

 

SEPTEMBER 11th

September eleventh,
the world discovered
a new division:
white and black,
that means good ones and bad ones.
But good ones are not so good
and bad ones not so bad
and they want you to make a choise
between them
so to know  if you’re with or against.
Something old, it seems to me,
coming back from ther dark centuries,
something that blackened
all of History.
Shall we ever be able to learn from our past?

 

11 SETTEMBRE

11 di settembre;
il mondo ha scoperto
una nuova divisione:
bianchi e neri,
il ché significa buoni e cattivi.
Ma i buoni non sono così buoni
ed i cattivi non così cattivi,
eppure vogliono che tu scelga
fra di loro,
per sapere se sei contro o a favore.
Qualcosa di vecchio, mi sembra,
che ritorna dai secoli bui,
qualcosa che ha macchiato
 il corso della Storia.
Saremo mai capaci di imparare dal nostro passato?

 

L’ARRIVO DELLA CIVILTA’

Vennero da Oriente, attraverso il grande Oceano,
spinti da grandi vele bianche.
Volevano dar vita ad  un mondo nuovo,
ma non furono capaci di renderlo diverso
da quello da cui erano stati cacciati.
Violentarono la terra per estorcerle più di quanto potesse dare.
Scavarono i fianchi delle montagne,
setacciarono i fiumi alla ricerca del giallo metallo
 che li rese folli e assetati di sangue.
Distrussero le grandi mandrie e resero muta la prateria.
Con la forza di armi terribili,
ma ancor più con l’inganno di patti mai rispettati,
spinsero verso Occidente il Popolo degli Uomini,
che per secoli aveva percorso
senza contaminarla questa terra felice,
con il rispetto dovuto alla madre che li nutriva.
Ci dissero selvaggi ed in nome del progresso
perpetrarono il genocidio.
I sopravvissuti, confinati in schiavitù,
in riserve inospitali, furono costretti a vivere dell’elemosina dei vincitori.
Costruirono strade e città sterminate.
Gli uccelli di ferro fecero scomparire l’aquila dai cieli.
Le ciminiere delle fabbriche oscurarono la luce del sole ed ammorbarono l’aria.
Le luci artificiali cancellarono il chiarore delle stelle.
Ma non riuscirono a trovare la strada della vita
e continuarono a girare intorno riuscendo solo accumulare cose inutili,
a rincorrere folli idee di potenza.
Intanto la terra si faceva deserto,
le acque si riempivano di veleni,
l’aria diventava irrespirabile.
La natura oltraggiata, sfruttata, manipolata, si vendica,
cingendo d’assedio le orgogliose città,
i suoi smarriti abitanti, che continuano ad uccidersi per niente:
per soldi, per il colore della pelle, in nome di dei lontani e sconosciuti.
Non hanno compreso che forse  quei selvaggi,
resi schiavi, irrisi, vilipesi, la loro visione della vita,
fatta di saggezza antica, amore per tutto ciò che vive, 
custodivano il segreto per allontanare la catastrofe che è alle porte.

 

PAGINE VUOTE

Nell’afa greve di una notte insonne
fra le lenzuola intrise di sudore,
la presenza incombente dei pensieri
sbarra la strada alla magia del sogno.

Fantasmi diafani ed evanescenti
riaffiorano dal fondo della mente,
immagini sfuocate di un passato,
di strade che mai furono percorse.

Di amicizie e di amori mai sbocciati,
di grandi slanci e meschine viltà,
a ricomporre ciò che non è stato
senza poter attingere al ricordo.

E i se e i ma che non furono sciolti
si ripropongono ossessivamente
nel caos brulicante della mente
che invano tenta dar loro risposta.

Pagine vuote di un libro mai scritto,
che il nuovo giorno si porterà via,
dietro si lasceran solo il rimpianto
per quella vita che non fu vissuta.

 

PROFESSIONE SPEAKER TV

Professionalità, stile, dizione,
non si può certo chiedere di più,
se a parlare di fogne e di tombini,
di sindaci, assessori e consiglieri,
di dibattiti privi di costrutto,
non serve una cultura universale
e non c’è spazio per la fantasia.
Di questa piatta quotidianità
che per forza ci devi raccontare,
tu ne faresti volentieri a meno,
per sollevar lo sguardo un po’ più in alto
oltre la sfilza di banalità
e le cazzate che ti tocca dire
solo perché così vuole il regista.

 

CHI CI SALVERA’ DAI SALVATORI

Siam qui per liberarvi,
non abbiate timore,
le bombe intelligenti
sanno dove cadere.

Perché noi li diciamo
quali son gli obiettivi,
la nostra Intelligence
li ha individuati tutti.

E se anche qualche volta,
errare humanum est,
non li cogliamo in pieno,
non ha grande importanza.

Ma cosa blaterate
di vittime innocenti
è solo propaganda
di chi ci vuole male.

George,Tony e Josè
son uomini d’onore
e vi ripagheranno
quando avranno finito.

Chi, Silvio Berlusconi?
stia fuori dai coglioni;
gli faremo un regalo
a fine operazioni.

Papi rincoglioniti,
pacifisti di merda
dicon che non è lecito
condurre questa guerra.

E le Nazioni Unite,
che cazzo van cercando,
lasciamoli parlare
noi tirerem diritto.

Noi siamo stati eletti
dal voto popolare,
mica come Saddam
che regna col terrore.

La vecchia Europa obietta,
lasciamola obiettare;
tanto non conta nulla,
chi decide siam noi.

Dai sondaggi è evidente
che eravamo nel giusto.
Nessun lo può negare,
la Storia siamo noi.

 

SOLO POLVERE

Dal ceppo acceso
verso l’alto protesa
sbuffi e ti contorci
fremente d’imboccare
la nera cappa.
E la lambisci
quando sei già fumo
mentre mille scintille iridescenti
salgono a ricordare
la tua essenza di fuoco.

Mille colori
sprizzanti energia
cedono il passo
alla polverulenta inerte
grigia tonalità.
E la vita si spegne,
a sua testimonianza
resta solo la morte
nel suo oscuro spessore
d’impalpabile polvere.

 

GUARDARTI NEGLI OCCHI

Guardarti negli occhi
è come immergersi in un mare azzurro
dove agili gabbiani bianchi
si librano nel cielo.
Il tuo sorriso
con quella fossetta all’angolo della bocca
è come un raggio di sole
che filtra fra le nuvole
ad annunciare il ritorno del sereno.
Molte nuvole hanno attraversato il tuo cammino,
ci sei passata attraverso senza smarrire la strada,
con coraggio, determinazione e tanta fede.
Incontrarti, conquistare la tua fiducia,
il tuo affetto pulito
è stato bello.
Starti vicino è un piacere
per gli occhi e per lo spirito.
Un grazie dal profondo del cuore!

 

L’ERA DEI PENTITI

C’era la destra, il centro e la sinistra
qualcosa stavano a significare.
Siamo entrati nell’era dei pentiti
e tutto questo non vuol dir più niente.

Nel calcio ci si allarga sulle fasce
per prender d’infilata l’avversario
ma la politica ha preso un’altra via
spostandosi compatta verso il centro.

Questo hanno detto i grandi cervelloni
che per globalizzar serve soltanto
gettare via tutto il ciarpame inutile
da troppo tempo ostacolo al progresso.

Li hanno presi in parola e tutti insieme
han dato inizio alla trasformazione
che sulla destra è stata di facciata
ed a sinistra un vero ribaltone.

Negli altri lidi non va certo meglio:
guerre e golpe dovunque a volontà,
la vita umana val meno che niente
e la giustizia una parola vuota.

Nessun può dire come andrà a finire
non c’è di certo di che stare allegri,
una frase mi frulla per la mente
FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!

 

VERDI OCCHI DI DONNA

Verdi occhi di donna,
riflessi di stella,
luce soffusa
fra i rami del bosco
dove si cela
l’eterno mistero.
Magia d’incontri.
risveglio dei sensi,
inno alla vita.
Luce che inonda e riscalda
i segreti recessi dell’anima,
avvince ed avvolge
trascinandoti in alto
nei cieli puliti di una dimensione
senza spazio né tempo ,
dove sopita ogni ansia
regna sovrana
la forza del sogno
che in quel riflesso
eterna sopravviverà.

 

KAMIKAZE

Se credi che con la morte
guadagnerai il paradiso.
che sia solo la tua.
Se il mondo è divenuto pazzo,
una pazzia più grande
non potrà mai cambiarlo.
Le esplosioni coprono voci di pace
e sempre danno fiato
a tamburi di guerra.
All’uomo non servono nemici
e la vendetta chiama altra vendetta.
Conosco l’inferno del tuo popolo
e sono in molti a volerlo cambiare.
Anche in questo mondo
che tu disprezzi
e ancor di più saranno domani.
Se desideri ascoltarli
fai tacere le armi,
udrai la voce dei tuoi fratelli.

 

KAMIKAZE 1

Si crees que con la muerte
ganarás el paraiso
que solo sea la tuya.
Sì el mundo se ha vuelto loco
una locura màs grande
nunca lo cambiará.
Los estallidos cubren voces de paz
y siempre dan aliento
a tambores de guerra.
El hombre no ha besueño de enemigos
y la venganza llama otra venganza.
Conozco el infierno de tu pueblo
y  muchos son a desear cambiarlo.
También en este mundo
que tu deprecias
y muchos màs seran mañana.
Si quieres oìrlos
calla tus armas
escucharás la voz de tus hermanos.

 

*

Veloce sulla linea dell’orizzonte
Scivola l
La bianca nave va
Sulla spiaggia deserta
i suoi passi leggeri muovono verso di me.
il suo sorriso luminoso
Inno alla vita che rasserena l’anima
e infonde forza per superar gli scogli
che la vita ci pone di fronte.
A lei piccolo fiore d’ Aspromonte
Che oggi incrocia il viale del mio tramonto
Illuminandolo di luce nuova
 Altro posso dire se non che grazie

 

 

 

 

 

 

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