DUE STRADE PARALLELE

Il tuo passo è già stanco di prima mattina.
Sollevi a fatica le tue gambe rese gonfie dal peso dei tuoi anni.
All’improvviso penso di non avere il coraggio di farti una semplice domanda:
“Mamma,  ma tu sei stata mai veramente felice?
  La sera, hai mai appoggiato la testa sul cuscino senza nessun pensiero da dare addormentare?”
Chissà se almeno in qualche sogno hai trovato quella pace che, rasentando l’oblio, rigenera la mente!
Mentre mi vesto, osservo l’armadio che trabocca di vestiti e maglie varie. Non so cosa indossare.
E tu mamma, tra quanti vestiti potevi scegliere? Due … tre …
Istintivamente vorrei correre da te ed abbracciarti, come se questo mio gesto potesse in qualche modo sollevarti dal peso delle tue innumerevoli rinunce e dai tuoi, adesso numerosi, acciacchi.
Ad ogni tuo passo osservo la tua andatura ciondolante e mi rendo conto che dietro di te lasci un’inconsapevole scia di dolori che non conoscerà mai fine.
Sarà forse perché in fondo tu ami i tuoi dolori? 
O sei stata costretta, tuo malgrado, ad amarli?
Il dolore di aver perso Papà è stato grande e traumatico!
Anche se  la tua vita con lui è stata tutt’altro che facile, non hai mai smesso di amarlo, rispettarlo e difenderlo, anche se sempre più spesso ti accusava, ingiustamente, di essere la causa dei suoi fallimenti, veri o inventati che fossero.
Io sicuramente conosco solo una piccola parte dei reali rapporti che c’erano fra di voi, la verità la conosci effettivamente solo tu. E ci tieni che sia così. La tua è una forma di pudore nata da un’educazione rigida, chiusa, povera di dialogo, ma ricca a dismisura di spirito di sacrificio e di abnegazione.
Mamma, ti ricordi ad esempio, che quando eravamo piccoli non ci accarezzavi mai?
Io ricordo perfettamente di come evitavi i miei abbracci, i miei tentativi, sempre falliti, di farmi coccolare da te.  
Era colpa del tuo pudore se i tuoi occhi non si accorgevano della tristezza che nasceva nei miei?
O di quel detto che recita: “i figli si accarezzano quando dormono?”
Sai, adesso che qualche volta ti lasci andare ad un abbraccio che ti nasce dentro improvviso ed impacciato … sono io a sentirmi a disagio!
Mi rendo conto di quanto sia triste ammettere che non sono per niente abituata alle tue carezze, non le conosco.
Istintivamente mi viene voglia di allontanarmi, ma poi cedo … mi lascio stringere dalle tue braccia stanche, avidamente calde e intuisco che se mi allontanassi da te, ti ferirei.
Capisco che adesso sei tu ad aver bisogno di carezze e attenzioni particolari, di certezze affettive.
I ruoli si sono invertiti: mi sento sempre di più madre di mia madre!

Hai perso anche tuo figlio.  Ha raggiunto Papà.
E’ questo che ti rende adesso molto più fragile e insicura. E’ per questo che adesso senti il bisogno fisico di toccare l’amore degli altri.
Mi ripeti sempre che il dolore che provi adesso è più penetrante, più grande di quello che hai provato per Papà.
Ti credo. Anche se non sono e non sarò mai madre, credo che il tuo dolore sia davvero immenso.
D’altronde tuo figlio è stato il secondo uomo della tua vita. Solo ed esclusivamente con lui … hai tradito Papà.
E’ stato il tuo primo figlio. Il primo membro di una comunissima famiglia nata nel dopoguerra del 1945 e che ha conosciuto nella vita: povertà e miseria, ripicche e rancori, fallimenti e tante di quelle vittorie che le dita di una mano diventano troppe. Una famiglia che ha continuato ad essere tale solo merito tuo. Si. Questo te lo devo.
E’ merito tuo, mamma, se la nostra famiglia è durata negli anni.
E’ merito tuo perché hai cercato sempre di coprire e proteggere tutti noi dalle critiche esterne. Ti sei sempre ostinata ad andare avanti, quando ogni altro si sarebbe arreso.
La tua freddezza affettiva diventava incandescente forza che travolgeva chiunque si intrometteva a sproposito nella nostra vita.
Non conoscevi compromessi di sorta. Come la lava dell’imponente Etna che si lascia scivolare lungo i fianchi del monte: lenta, lentissima, ma decisa a travolgere tutto ciò che incontra nel suo bruciante cammino.
E’ così che ci hai amati.   Come meglio hai potuto, ma ci hai amato. Così come ti hanno insegnato. Così come hanno amato te.  Non era colpa tua se io avevo bisogno di un altro tipo d’amore.
Ma non era nemmeno colpa mia.
Ti ricordi mamma, quando i tuoi “no” mi uccidevano l’anima?
Ti ricordi che non ti fermavi mai a farmi capire perché i tuoi No diventavano Si per gli altri?
Eppure eri tu che davanti alle persone mi davi un appellativo che ancora oggi mi inorgoglisce:
“ E’ lei il bastone della mia vecchiaia!”
Era l’unica frase che mi faceva capire che in fondo mi amavi.
Oggi, quel tuo appellativo me lo sento tutto addosso, mi toglie il respiro … ma lo amo con tutta me stessa!
Sei stata brava ad ancorarmi al tuo cuore. Sei riuscita a tenermi ferma sotto il tuo ormai incrinato e fragile dominio.
Ti voglio bene, Mamma. Te ne ho sempre voluto. E so che anche tu me ne vuoi.
Il nostro è un amore che trova forza dalla solitudine reciproca, ma soprattutto dalla mia rinuncia a vivere.
Sai mamma, il futuro mi fa paura. Molta paura.
Adesso però non so perché ti sto dicendo tutto questo.
E’ normale che i figli abbiano da ridire sul comportamento dei genitori.
Ed è questo ciò che tu non accetterai mai.
La critica non rientra nel tuo concetto di voler bene. Infatti le critiche non ti sono mai piaciute, anzi, ti rendono suscettibile e più scontrosa. Sei capace di tenere il muso per intere settimane e la tua permalosità esplode con un fragore inauditamente silenzioso.
Ed io so come può essere il frastuono del tuo silenzio. Troppe volte mi ha uccisa dentro.
Era però quello il tuo sistema per punire le mie disobbedienze.
Ancora adesso usi questo sistema.
Solo che adesso affronto il tuo silenzio punitivo in modo diverso.   Cerco dentro di me la pazienza necessaria ad affrontare i tuoi black out, cercando di non lasciarmi sopraffare dal buio dei tuoi silenzi, accendo la luce del dialogo, anche banale, e tu lentamente cominci a riprendere contatto con le parole, finché le lasci libere di scorrere come un fiume in piena. Ancora qualche ora e poi tutto si placa improvvisamente, così come è cominciato.
E’ come se il vento furioso soffiasse alla ricerca di un ramo da scuotere, quando finalmente lo trova vi si abbatte, soddisfatto di essere riuscito ancora una volta a spogliare di un po’ di vita la vita stessa.

Forse sto cercando di dirti fino a che punto ti ho voluto bene, mamma.
Ho accettato di assumere il ruolo di un ramo: ora ricco di foglie, ora spoglio …
Non pensavo di essere capace di portare il peso del tuo amore. Si. Il tuo amore è sempre stato pesante. Ma mai amaro.
Per la sete d’amore che ho avuto, il tuo amore è stato dolcissimo, ma non per questo leggero.
Se leggessi queste righe, basterebbe una settimana di black out? 
Sicuramente ce ne vorrebbero due o tre.
Le considerazioni finali?
               Ognuno ama a modo suo.
                                        Io amo e mi adeguo …
                                                     Tu ami e possiedi.
                                         Io amo e mi accontento …
                                                       Tu ami e pretendi.
                                         Io amo e tu ami …
                                                       Sono queste le strade parallele di un Amore!