SEGNALATA AL CONCORSO DI POESIA DEL GRUPPO FARA DI BERGAMO
Segnalata per la valenza poetica e la novità di linguaggio.
Verseggiare di sensazioni riscattato da mediati salti lirici.
DAL CATALOGO DI LIBROITALIANO, SU “NUDO SPIRITO”
Crepuscolarismo minimalista quello della giovanissima R.B. di Ferrara, che esprime una lirica ricca di contenuti meditativi e insieme di vibrazioni interiori. C’è levità e trasparenza dove l’autrice tocca i viscerali punti di riferimento con la realtà e con se stessa, in un difficile e faticoso colloquio con la vita (…) C’è una semplicità di modi e di sentimenti, che esprime un armonioso equilibrio interiore, in serena accettazione di ciò che la vita offre. E’ un viaggio nell’io e nell’oggi, che tende all’intimo colloquio e ad un bilancio della propria vita. Varia dal monologo al dialogo e compone in linde pagine di breve diario i tratti di una vibrante esperienza interiore, traducendola in riflessioni sulle problematiche dell’essere.
Mi chiamo Strega
Crocevia di afa e smog. Bar della stazione. Le tre del pomeriggio. Terzo analcolico. Terza sigaretta.
Tre trinità, è vero, ma nulla di magico …
Al tavolino del destino non cercato, fossile di me stessa, sorseggio la mia abituale pozione di solitudine e rimpianto; sulle spalle un silenzio di cenci e l’eco fredda del notturno peregrinare.
Svogliatamente mordicchio, da un lato, la speranza: una smorfia, e l’ultimo sorso dell’intruglio pseudo-sanguigno per sradicare da lingua e palato il rancido della speranza andata a male (Lascio alle formiche l’altro lato …).
Sul fondo dell’interminabile bicchiere, a tenersi compagnia, tre cubetti di ghiaccio, immobili, mezzi sciolti.
Dell’anima di tabacco della sigaretta, le ultime particelle inquiete aspiro, senza pietà: tra la ghigliottina delle mie labbra in un gemito di luce ambrata si esala. Brevissima agonia, nei miei polmoni, poi la restituisco all’umanità in una liberatoria espirazione che mi fa sentire buona, generosa. Ma non esiste posacenere.
Con la tenera noncuranza di una bimba, mi mangio le unghie: so che non sta bene, ma mi consola, visto che la mia coscienza sta divorando me, senza tanti complimenti … Mastica mastica mastica, schiacciasassi dei miei pochi tersi ricordi: ed io scompaio nella nuvola della loro polvere. Tossisco. Tossisce anche il New York Times e la mano ben curata che lo regge. Folgore accecante l’oro del suo orologio. Ma non mi tocca: non porto l’orologio, ignoro il tempo per poterlo superare …
Fluiscono i minuti nel tintinnio dei tre cubetti di ghiaccio nel bicchiere un po’ meno interminabile: sinfonia dell’Antartide che rompe il sonno della terra e le remore del cielo.
Sciolto il melodico terzetto nel fondo dell’ora-terminato bicchiere, di nuovo la sciabola d’oro dell’orologio …Terrore, mi scivola dalle mani sudate il bicchiere, che in pezzi si affloscia sul selciato indifferente. Nessuno viene a raccogliere i pezzi. Polvere di vetro la sfera di cristallo, la mia vita splendida e fragile, vissuta e fracassata. Non so per quanto tempo rimango a fissare i miei frammenti. Scomparsa la sciabola d’oro, rinfoderata insieme al fischio del treno che parte. Partito. Perduto.
Sul quel tavolino, triste reliquia del Tempo andato, la copia del New York Times : la copia di domani…e in prima pagina la notizia di una giovane vita straziata tra la ferrata mandibola della metro.
*
Roulette
Fumanti relitti di lamiera tra le secche dell’asfalto bagnato, addormentati nella morte.
La folla dei soliti curiosi sotto i riflettori della Luna ritornata dall’esilio appena in tempo per godersi lo spettacolo.
Silenzio. Le nubi vanno diradandosi. I pensieri si addensano: chi fa ipotesi, chi maledice l’era moderna e le sue macchine infernali, chi si affanna a cercare tra quello strazio qualcosa di prezioso da portarsi a casa. Qualcuno fuma. Ma nessuno si muove. Tanto, sono già tutti morti. E’ bella la morte degli altri.
Arrivano i soccorsi. Lo spettacolo cambia scenografia, gli attori indossano il costume arancione con le bande fluorescenti. Rapidi manichini, poche battute snocciolate nell’andirivieni senza sosta. Che abbiano bisogno di aiuto? Nessuno se lo chiede. Nemmeno la Luna: indispettita si nasconde dietro una nuvola che passa di lì per caso. Le bande fluorescenti smettono di catarifrangere. Poi, fiamma ossidrica, colpi di accetta e di martello: che vogliano inveire sui corpi di lamiera? Un vero scempio. Forse la carrozzeria era ancora recuperabile.
Dentro alle due gabbie scoprono due esseri umani. Scoprono che la vittima è un croupier, forse appena smontato dal lavoro. Scoprono anche la dinamica dell’incidente: il croupier scivola sicuro misurato sul tavolo verde, a velocità moderata. Il giocatore punta tutto sul rosso. Schiaccia a tavoletta. I giochi sono fatti. La pallina bianca si arresta, dopo folle saltellare.
Ha perso. Ha ucciso. E’ vivo.