Laura Maniscalco Blasi

*

Quale arcana
forza
realizzerà
l’eterna aspirazione
di Icaro
insinuando
tra mura merlate
ali
dipinte dall’illusione
per evadere
dall’ingombrante materia?

 

*

Forse…
solo l’Amore.
In bilico
tra volute evanescenti
di nebbia
irradia
messaggi e inni
l’arco di pallida luce
che lambisce
trascendenza
e caducità
nel gioco infinito
delle cromìe.

 

*

Onda rotolante
verso placide sabbie
zampilla colore
nell’iridescenza
di conchiglie
frantumate
occhi ammiccanti
di sirene
che gemono
nostalgiche
e sospirano
al vento.

 

*

Arsura d’agosto
insinua
tra grappoli
d’uva primaticcia
e bacche fragranti
di ginepro
roventi tentacoli
nei petali si celano
avide api
e cicale gaudenti
inneggiano
alla magia del vivere.

 

*

Pulviscolo marino
irrora
con scaglie friabili
d’argento
labbra tremanti
polverizzandosi
su chiome
scomposte
nel gioco
bizzarro
di luci
e di vento.

 

*

Da terra di miti
salpa
con vele tese
al vento
il silente vascello
incantato richiamo
del languido Morfeo
verso alcova di porfido
ove Helios
si adagia
sotto rete di stelle.

 

*

Stagno sonnolento
nella danza
sinuosa
di umide canne
si adagiano
ali vibranti
di libellule
e merli
dal becco ambrato
risucchiano gocce
tra striduli gorgheggi.

 

*

Il mistico rito
del Fuoco
purifica
schegge sacrali
e la Pace
demanda
al vento benevolo
suggello trattato.

 

*

Interno-esterno:
il vento
filtra
tra fessure invisibili
vaghe fantasie
e la speranza
ricama
l’ordito
di sogni

 

*

Tra lembi di nuvole
aleggiano
liberi
gli aerei nitriti
e l’eco
si frantuma
sulla battigia
nel mormorio della spuma

 

*

Sulla malinconia
del lago
fluttuano
con fantasiose acrobazie
cigni e aironi
trasognati
tra il volteggiare
di ranocchi tremanti
ai riflessi
di pallida neve
che scintillano
nell’ultimo sole

ATTIMI FUGGENTI

Il tempo
cronometra implacabile
momenti di vita
scandisce
altalena di giorni
che senza pause
s'inseguono

Fermatevi
attimi fuggenti
assaporate
ambrosia di silenzi
nettare di sguardi
schiudete
labbra al sorriso
in fragili incontri
occasioni sfiorate
per fatale magia
nel vorticoso fluire
degli eventi

 

CIRCUITI COSMICI

MONADI
fluttuanti
su magma di attese
galleggiamo inerti
nel vuoto
di spazi dilatati
tra muri di silenzio

Non osiamo
abbattere steccati
varcare misteri
di porte dischiuse

Paure latenti
d'improvvisi risvegli
che travolgano
antiche certezze
attanagliano sensi
bloccano
incauti passi
nel logorio monotono
di giorni senza tempo

Forse...
con rapido input
mani nude
scalfiranno pietre
tra spiragli di luce
apriranno varchi
per riallacciare
circuiti
nella cosmica circolarità
dell'esistere

 

FINESTRE DELL'ANIMA

Lampi fuggevoli di occhi
ammiccanti
ridenti
disperati
finestre dell'anima
da cui penetrare
in segreti meandri

Il mio...il tuo mondo
in simbiosi multiple
di sguardi
si fondono
captano silenzi
desideri
paure
svelano solitudini

Un grumo di emozioni
(in)ascoltate
(in)espresse...
premono nel petto
soffocate dall'ansia
di bruciare il tempo
per offuscare pensieri
sotto infiniti strati
di rovente cenere

 

SCANSIONE DI GIORNI

Sospesa
a rami oscillanti
sfiorati
da brezza salmastra
attingo forza
da radici tenaci
di antica quercia

Mi rigenera
generoso tepore
di sole calante
che scivola sinuoso
sulla pelle
e s'irradia
nell'intreccio delle vene
mentre avvolgo sogni
con reti di spighe fruscianti
aspiro
aroma pungente
di zolle
inseguo
scansione di giorni
tra vermigli tramonti
e cieli di cristallo

 

Isola


Nell'antica luce delle maree



Strada di Agrigentum



I ritorni



Terra


Vento a Tindari


Vicolo


Sovente una riviera


Cavalli di luna e di Vulcani


Ride la Gazza nera...


Li eucalyptus


La mia Terra




Verde deriva d'isole


S'ode ancora il mare

RIDE IL SOLE

Intorno a me
solo...silenzio vibrante
di umili oggetti
accarezzati da mani
che non posso sfiorare
preziosi ricordi
di amorosi sguardi
che non parlano più
al cuore
ferite incise nell'anima
che tardano a guarire
e la bocca non trova parole
per esprimere delusioni

Ma ride ancora fulgente
il sole
e la luna stende
l'opaco velo
sui sogni mai sopiti
e su prati di rugiada
danzano come libellule
fanciulle in amore
e dondolano
al magico soffio di brezza
ali di aquiloni
nel luccichio di stelle
mentre la risacca
s'infrange sugli scogli
e il ritmo cadenzato
come nenia
risveglia illusioni

 

GIARDINI DI SOGNI

M'inoltro
tra giardini di sogni
inseguo chimere
e sbocciano cromie
su lievi brandelli
di carta
forme evanescenti
affiorate
da remoti labirinti
intrico di pensieri
emozioni
frammenti di illusioni
cenere calda
di fuoco mai sopito

 

VIAGGIO

Interminabile autostrada
bagliore di mare
filari di vigne amaranto
inerpicate su colline

S'incrociano fari
frecce di luce
nell'indaco del cielo
e uno spicchio di luna
galleggia sospeso
su insegne al neon

Nebbiose pianure
veloci si snodano
e boschi silenti
e gelidi torrenti

Più rapido corre il pensiero
a frammenti di vita
ricordi sempre vivi
che affiorano
dalla polvere del tempo

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FUOCO FATUO

L’ampia gravina si spalancava sotto il loro sguardo, immensa e luminosa come la corolla di un fiore variegato.
Dal pendio scosceso rami di ginepro si protendevano verso il sole che colpiva le piccole bacche scintillanti,v simili a luci del presepe.
L’antica masseria si ergeva con le bianche mura e il massiccio portale dal lato opposto della gravina e non c’erano né ponte né strada per raggiungerla.
Bisognava scendere e risalire tra i dirupi per un cammino difficile, ma la mamma e la bambina percepivano l’impulso di proseguire verso la meta finale.
Si presero per mano e intrapresero la discesa, lieve come un rapido volo… In un attimo furono sul fondo melmoso, dove iniziava la parte più difficile.
Passo dopo passo si inerpicarono per il pendio sempre più irto, tra i ginepri intricati che le avvolgevano e impedivano il passaggio.
Un muro invalicabile di rami e di stecchi pungenti era sorto dal nulla davanti al loro passi e oscurava la luce del sole. Ma esse, testarde, continuavano a salire senza indugiare, spostando i rami che s’impigliavano ai capelli.
Ad un tratto riapparve il sole: si trovavano ormai di fronte alla masseria, illuminata dai raggi pallidi nel cielo diafano. Scostarono il portone semichiuso e s’inoltrarono nel cortile.
Il rumore dei passi risuonava come uno scampanio festoso, ma nessuno si affacciava, nessuno rispondeva ai richiami.
Le stanze si snodavano, l’una dopo l’altra, vuote, ma la mamma e la bambina non avevano paura; era bello stare lì, vedere l’edera rampicante sul muro del cortile e il pergolato che formava una flessuosa tettoia.

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