E’ citato nel terzo volume della Storia della letteratura italiana – Il secondo novecento, Milano, ed. Miano, 2004 pp. 269/270, e nel IV volume della medesima opera, edizione del 2009, pp.93/94 con un excursus sulle sue opere a cura di Elio Andriuoli dal titolo La memoria e il quotidiano nel paesaggio dell’anima di Giancarlo Cecchini. Sue poesie sono riportate nell’antologia in appendice all’opera. E’ presente nell’Atlante letterario italiano Libraria Padovana Editrice, 2004, p 55, ed in varie antologie della editrice Pagine di Roma ed Aletti di Guidonia, come nel Dizionario dei Poeti a cura di Raimondo Venturiello, con la collaborazione di Annamaria Scavo, pubblicato nel 2006.
Su di lui hanno scritto: su Giardino d’inverno: Gualtiero De Santi, che ne ha curato la prefazione, segnalando, fra l’altro, la presenza nella raccolta, di “una sorta di impressionismo raccontante e sonoro, introspettivo e pur anche minuzioso nei riferimenti alle circostanze ed ai luoghi, che fa tesoro della tradizione a cavaliere tra Otto e Novecento…” Germana Duca Ruggeri, nel saggio Sul cammino di Giancarlo Cecchini, Hortus, XVIII, 1998, sem., 21, 2, pp.198/200, che ravvisa un “fuoco dell’infanzia e dell’adolescenza, che illumina la scoperta dei fondamenti del mondo…”, di “…contatto con la quotidianità…” e “…nuova dimensione della vita…”.
Su Arcani: Maria Lenti, sulla rivista Punto di Vista, XI, 2004, trim. n. 42, p.337, parla di una rivisitazione dei tarocchi definiti “pungenti” e che “Non sono poi tanto carte da gioco, ma carte giocate per ammonire ed esortare dentro il costume contemporaneo…”. Arcani che “diventano e sono anche l’infanzia che torna alla memoria, il mondo che non si snoda (ma si vorrebbe) sul proprio desiderio…”, “la storia con le sue anomalie…”. Germana Duca Ruggeri, Gli Arcani della poesia, Fermenti, XXXV, 2005, mens., n. 227, p. 363/364, avverte che “Nonostante la varietà del contenuto, questi poemetti ingegnosi sono legati da un impianto melodico che rende palpabile il messaggio che sopra vi ondeggia. A mio avviso potrebbe ricondursi a quel pensiero di Schopenauer, che paragona la vita al gioco delle carte: si fa un piano, ma esso, durante la partita, rimane condizionato dal comportamento degli avversari”.
E’ stata inoltre pubblicata una recensione su Poeti e Poesia ed Pagine Roma, 2004, quadrim. n. 3, p.14 e su Lo Specchio della città Pesaro n. 85/2005. Sempre su questa raccolta Enzo Concardi, nel Dizionario Autori italiani contemporanei, edito dalla Casa Editrice Miano di Milano nel 2006, segnala la presenza di una forte “critica verso i nuovi persuasori occulti della civiltà tecnologica…” ed “un verseggiare rimato e dalla fonetica rimbalzante…” attraverso il quale “il poeta canta e narra le sue storie come un antico trovadore smaliziato da secoli di illusioni e delusioni.”
Su Canti Gioiosi: Maria Lenti nella rivista Il Convivio, n. 34 anno IX, n.3 Luglio – Settembre 2008, a p. 16 afferma, fra l’altro: “…questo poeta, uomo schivo nella vita, parla con e non, come comunemente si dice e crede, parla di. Parla con la natura, con se stesso, con chi gli è accanto, con il mondo che lui ama conoscendolo, che ha amato avendolo introiettato nel profondo.” Relativamente allo stile l’autrice della recensione parla di “scrittura asciugata rispetto alla prima prova (Giardino d’inverno) e illimpidita in confronto alla seconda (Arcani)”.