Lettere Corali
XXI
L’isola
C’è un’isola
in questa
Villa la Luminescente
dove di notte
i Pensieri
appaiono inumiditi
ai rumori
serali e limpidi
delle Diomedee
al pontile vicino
l’acqua verde azzurra
ingigantisce
siamo tu ed io
poca cosa
di questa natura
Parole
Le mie parole
che scolpiscono
i riflessi di mie sensazioni
le mie parole
come milioni
di donne intenerite
dagli amplessi esordienti
ricche, esplosive, efficaci
le mie parole
mai sottaciute, inespresse
e lamentose
sono li
tra i riflessi didedali
annichiliti dal tremore
le mie parole
ora tacciono
tra i tremendi risucchiati
ambiti dell’inespressione
mai dissociata, sempre descritte
dal desiderio di paradisi artificiali
le mie parole
che esprimono
i dissensi dei monaci
nel Tibet,
e quelli della mia Italia
calpestata
nella solennità
della mia storia
quella di Roma!
Incontri
Ho incontrato
quei personaggi
nella fantasia
così Seneca,
cosi Rousseau
piacevolmente
accessi nuovi
si liberano
e poi Voltaire
Diderot e Dì’Alambert
tutti figli
di Socrate
e poi c’era un personaggio
un barbone di nome Lucio
che baciava la mano
alle Signore come un gentiluomo
d’altri tempi
è veramente così
certi uomini li incontri
solo al semaforo spento.
Verso i Cerri
Nella terra
tremante
del Vate
le tende ai bordi
dell’Altopiano
ho visto
come sentinelle ad Ovindoli,
il campanile di Rovere
che non c’è più
la lunga strada
verso Rocca di Mezzo
lacrime sparse
nel chiarore
di quei Monti rosati
a Primavera
e ti ho rivista
Rocca di Cambio
tra mille solchi
feriti vicino ai Cerri!
A Bemolle
La gatta di Moro
Bemolle
la gatta del Presidente
aveva capito
Fiera non voleva
una carezza
Bemolle
Aveva capito
in quella domenica
a casa di Aldo,
non l’avrebbe più visto
come me.
Terra
Terra bagnata
perduta
ed i suoi capelli confusi nella sabbia
immagine d’adolescente
umida trascorrevi
tra le braccia
vita d’un tempo a ricordare
vergini vestali aiutate un poeta!
Incursione di briciole di realtà
canzoni oscene di mille notizie
vi ritrovo sacerdoti del silenzio
e scivola la mente sulla roccia umida
delle tue mani
templi della notte
scopro le colonne bianche sommerse dalle onde
terra bagnata
terra di nuovo pagana
da Sento crescere l’alba
Segni di sconfitta
Segni di sconfitta
si vedono per le strade
la gente cammina
non grida
restano invincibili
solo i sorrisi
innocenti
è quasi notte
e la giornata dell’umanità
non scade ancora
da Sento crescere l’alba
Parola
Parola
mi dice numerosi tormenti
parola
mi porta la spiga del grano
parola
ha i fossi
ventosa somiglianza
riscuote
rinnova speranza
m’indica di tutto il niente
incatenate foglie
da Sento crescere l’alba
Lamento
Sono il primo
consapevole
impaurito
in questo mondo buffo
il primo
che abbatte
cieli di vergogna
da Sento crescere l’alba
Natura
Mischio l’arte
a ricercare non so
se per le strade m’imbatto
su radici
seni trasparenti
verità
io tocco
bagnando i capezzoli
saliva d’amore
chiedo il tuo nome
natura disincantata
fin dentro le parole
come un incanto
che sa di memoria
da Sento crescere l’alba
Torpore
Batte la matita
sul libro
che studia le tue satire
Persio
divino poeta
oscuro e giovane
di là batte il verso
alla finestra
come i fantasmi
nella mia mente
come clavicembali
impazziti
il rigore della memoria
da Sento crescere l’alba
La via degli ippocastani
Percorro
la via degli ippocastani
ricca di foglie cadute
al vento della villa
Percorro
la via degli ippocastani
intrecciati
dai rami caduti
sementi sono tutti
Raccogliamo
sognanti
le idee
siamo balordi
siamo veggenti
siamo ricchi
e un po’ dementi
Percorro
la via degli ippocastani
seduto sull’erba
disteso a guardare
convinto di amare
E siamo
gli ippocastani
un poco appassiti
un poco romiti
un poco d’amore dispersi
da Il canto delle Effemeridi
Le evanescenze
piccole, lievi
bilingui
belle di verità
attrito di meraviglie
e dirupi
mi accattiva
la penna sull’umido foglio
eravamo di fronte al mare
confusione di elementi
oh futili evanescenze
lasciate per un secondo
d’amore a guardare
la notte!
da Il canto delle Effemeridi
Notti liguri
Le notti liguri
erano strane
dalla Finestra
in una di quelle Terre
vedevo infrangersi
le onde Alte
sullo scoglio
mentre la pioggia
come attratta
dai vespri
Diffondeva
quell’umido
calore
nella stanza
da Il canto delle Effemeridi
Soavi entità
Libere soavi entità
instabili primavere
scolpiscono
liquami come
emendamenti all’oscurità
desiderio
delle labbra,
romanzo antico,
liberi a Delo
tra pietre,
duemila anni
di fantasie
e la Pizia evoca
cose trascorse
da Il canto delle Effemeridi
Lettere Corali
III
Vorrei dimenticare
ciò che è stato
quella guerra civile
mai vissuta,
so che avevano
vent’anni
e non mi importa
che camicia avessero!
Lettere Corali
II
Avanzatevi
sguardi inteneriti
il tempo passa
viviamo al passo
dei ruscelli
inghiottiti dagli argini!
Lettere Corali
XVIII
Terra di Grecia
musa dolce
dell’Ellade amica,
Muse di questo mare
antico borgo dei classici,
lamentoso canto di sirene
Nuove le mie emozioni,
Apollo viene a mescolare
beltà al tempio di Venere
unica amante
Lettere corali
XXIV
Ricordo di Kyoto
Il cielo è plumbeo
e già risuona
il temporale
nella vallata
Fulmini e saette
autunno di un’estate
strana
gocce di pioggia
tuoni nella mente
mi diverte ancora
l’aria di tempesta
e come da fanciullo
raccolgo sulla pelle
bagnata
i virgulti di questa
stanca natura
ed è lontano
il ricordo di Kyoto
Lettere Corali
XXI
L’isola
C’è un’isola
in questa
Villa la Luminescente
dove di notte
i Pensieri
appaiono inumiditi
ai rumori
serali e limpidi
delle Diomedee
al pontile vicino
l’acqua verde azzurra
ingigantisce
siamo tu ed io
poca cosa
di questa natura