Giambattista Baldanza, Poesie, Pagine 2007

Questa raccolta racchiude le poesie scritte da Giambattista Baldanza nell’arco di un quarantennio. Essa comprende le liriche di Sento crescere l’alba, libro pubblicato dalla Ellemme Editrice dell’amico Luciano Lucarini che valse all’autore il premio “Scopri l’autore 1990”, Il canto delle Effemeridi e le Lettere corali che sono le sue due ultime fatiche letterarie. Queste ultime due raccolte proseguono l’atmosfera emozionale di Sento crescere l’alba soprattutto nella ricerca introspettiva di una dimensione umana di una società impazzita e strana. Il soggetto è sempre l’uomo, la sua figura onirica e quella immersa nella realtà sempre più difficile da capire. Il Sogno è quello del Poeta che vuole una società migliore, più obiettiva, più autentica. La sua percezione è quella di una vita sociale che ha tanti risvolti che il Poeta non condivide.
Nel Canto delle Effemeridi la astrale quotidianità viene vissuta attraverso il canto dell’amore, inteso come ultima chance di una umanità condannata all’esilio dai propri disvalori.
Bene ha scritto Giovanni Iorio, il noto critico di Leopardi, a proposito del Canto delle Effemeridi: “Ma tutto in questa raccolta ha una spontanea felicità verbale: la sua passione è illimpidita nella dimensione della luce, la riflessione è areata e alleggerita nella parola chiara e senza peso, il mondo poetico ha la verità e la bellezza delle cose passate attraverso il filtro della memoria, dove tutto è felice, anche la malinconia è felice”. È proprio la memoria infatti, quella delle cose passate ma ricca di quei sentimenti veri nati dall’amore incondizionato per gli altri, la quinta essenza della dimensione poetica di Giambattista Baldanza.
Con le Lettere corali il Poeta prosegue e conclude questa trilogia con un appello all’umanità perché si convinca che tutte le errate convinzioni ciniche del vivere umano devono essere abbandonate perché è la Virtù che deve governare il mondo.

Note dell’autore

 

Prefazione

Già i primi versi sono impregnati di meraviglia e di timore. L’emozione governa l’intero libro e, dunque, le parole possono tradirla o non significarla. Pure subito si profila la grazia della pronuncia, l’esattezza della scrittura e la forza interiore che la spinge.
Il poeta è il testimone di un luogo abitato e ritrovato nel rumore e negli echi. Così, in un ritmo ora disteso, ora contratto, cogliamo frammenti di una realtà insieme prossima e imprendibile: dove la giornata dell’uomo è un susseguirsi di sconfitte e di rincorse, anche di lucentezze e di sorrisi. In tanto affiorare di momenti e di gesti, di visioni e di pensieri, il mondo preme con i suoi assilli e le sue rovine, con le sue tenerezze e le sue attese. In questo mondo si rinnovano i miti quali dispensatori di verità, accadono metamorfosi ancora dolorose. Orfeo cerca la perduta Euridice, Dafne si rifugia nell’amore negato, gli dèi dell’Olimpo irridono gli umani che pretendono di essere felici, Diana accende le notti.
L’autore di questa raccolta, Giambattista Baldanza, ama e frequenta le letterature greca e latina. Da questa predilezione e vicinanza deriva la chiarezza del dettato, la nettezza delle immagini, la riflessione che si veste di metafore ferme e nette, la ricerca trepida di una perduta armonia.
Altra presenza eccelsa che vigila su queste pagine è quella di Leopardi con le antiche memorie, gli incanti delle lune, le estreme domande.
Il verso qui si profila come il percorso da compiere per uscire dalla paura, per accostarsi alla consapevolezza dell’essere e al piacere e al disagio dello stare. Per ciò non di rado si coglie una sottile diffidenza verso i raggiri di un compiaciuto pensare, per quanto può raffreddare l’emozione e il suo misterioso incanto.
In più componimenti risuona il flauto di Pan, e dunque l’immersione nella natura più vasta e segreta: il fiume, l’alba, il crepuscolo, il silenzio della notte.
Vi sono componimenti brevissimi, densi di percezioni. Sono veloci come un fiato e colgono un istante gravido di verità solo accennate, spesso indicibili. Così Venezia: «Antica sulla laguna / la pioggia si placa / luci assorte / nei pensieri / come liane / accarezzo.» O Celare:« Mi nascondo anch’io / agli occhi grandi / della fantasia / mago e non più maestro / d’ancore al vento.»
Baldanza sa quanto la poesia ha di arduo e di ineffabile, presente anche il suo mistero e la sua lontananza. Ancora in Alla mia Musa: « Ho una Musa dentro / discreta, amica / che ha una voce arcana / palpitante, segreta / appartiene a quel che resta / di suoni venuti da lontano.» E ne La poesia non scritta: «Amo la poesia / più bella / quella non scritta / quella pensata / e poi dimenticata / così m’affatico / a trovare / versi dimenticati/ abbandonati / per incantesimo / Nel limbo / dei segreti / quando parole di fuoco / turbavano le mie notti.»
Hanno spazio in questo libro i paesi di montagna e di mare, con le ore delle stagioni, le strade, gli alberi, i fiumi, e le città delle piazze, delle folle, degli inattesi silenzi, delle inquietudini. Vi s’intrecciano amori, nostalgie spossanti, memorie estenuate. V’è l’oggi, questo che viviamo con i lutti, le guerre, le dispersioni, le mancanze. Vi si alternano il tedio che strema e vanifica, la gioia che dà l’abbrivio, l’eros che rende ebbri, dimentichi.
Nella sezione folta de “Le Lettere corali” si mostrano i volti, si levano le voci, trapelano luci nelle ombre dense, il desiderio si dilata pur misurandosi nel vano e nel breve: «Avanzatevi / sguardi inteneriti / il tempo passa / viviamo al passo / dei ruscelli / inghiottiti dagli argini.» 
Sono diversi gli umori e le passioni accolti in questi componimenti. Così lo sdegno trattenuto, la delusione respinta, l’evocazione dei luoghi amati. Una folla di creature sosta qui per dare e ricevere simpatia, anche compassione, anche solo uno sguardo condiscendente. E se la tristezza minaccia di ammantare le ore di chi ancora osa chiedere all’esistenza una nuova allegria, quest’ultima in qualche misura va pronunciandosi nella parola che resiste al disordine e all’oscurità e si cerca per durare in una diversa salute: quella trovata  nell’altrove della poesia.
  
Elio Pecora

 

UN BEL LIBRO DI POESIE

            Non è cosa di tutti i giorni che venga pubblicato un libro di poesie, ma il fatto poi che si tratti di una raccolta – speriamo non quella definitiva – della migliore produzione poetica di Giambattista Baldanza, docente di materie letterarie e latino nella nostra Scuola, è per noi motivo di gran gioia.

            Non tanto perché viviamo in un mondo tutto concentrato sugli aspetti materiali dell’esistenza, dominato dal dio-denaro e dalla fretta del “fare” e dell’ “avere”, in cui la poesia sembra essere diventata appannaggio di una ristretta cerchia di “persone stravaganti”, ma perché si tratta di una raccolta di grande spessore, che ci trasporta, se ci lasciamo coinvolgere emotivamente nella sua lettura, in un mondo “impregnato di meraviglia e di timore”, per usare una felice espressione di Elio Pecora.

            Intitolata semplicemente Poesie, la raccolta comprende i due libri già pubblicati dall’autore, Sento crescere l’alba e Il canto delle Effemeridi, più l’ultima, Le lettere corali, frutto di circa quaranta anni di attività poetica.

Il volume è stato presentato a Roma, mercoledì 5 dicembre 2007, per iniziativa dell’editore Luciano Lucarini, nella splendida cornice del Palazzo Gasparrini a Palazzo Ruspoli. Alla presenza di un folto uditorio, composto da colleghi, alunni ed amici dell’autore, la serata è stata introdotta e coordinata affabilmente da Luciano Lucarini, direttore della Casa editrice Pagine. Ha poi preso la parola il Dott. Elio Pecora, considerato uno dei massimi poeti viventi, che con la semplicità ma anche con il rigore intellettuale che lo contraddistinguono, ha espresso giudizi lusinghieri sull’opera. Il prof. Marco Ciucci, quindi, dirigente scolastico del liceo “Edoardo Amaldi” e fine cultore di letteratura, ha dato il suo autorevole parere sull’opera, cogliendo l’occasione per metterne in risalto9 alcuni aspetti che, a suo giudizio, devono essere presi in giusta considerazione. Infine, il prof. Mauro Anastasi, italianista di grande valore, ha tenuto la prolusione centrale della serata, soffermandosi su aspetti particolari e sui pregi dell’opera di baldanza.

L’incontro è proseguito con la lettura di alcune liriche del volume, scelte e magistralmente interpretate dal prof. Mario Giordano. Successivamente, in seguito alla simpatica insistenza del pubblico, è intervenuto l’autore steso, il quale, dopo aver salutato e ringraziato i partecipanti, ha chiarito alcuni aspetti della sua produzione poetica e ha letto personalmente uno specimen delle poesie più belle e interessanti.

            La serata si è conclusa con un rinfresco gentilmente offerto a tutti i presenti che hanno colto l’occasione per continuare, in veste questa volta meno formale, lo scambio di opinioni e di pareri sull’evento.