Il limite

Starsene qui nelle stagioni che mutano

è la norma comune: il dono estremo e l'uscita.

A chi varcò la soglia non è dato tornare:

solo forse nel sogno dice parole slegate

troppo simili a queste dei nostri percorsi.

E seguitiamo a sorti, a volte sorpresi,

ogni attesa è un gioco,

ogni dubbio l'incaglio di una deriva,

e diamo numeri ai giorni,

piedi alle voglie,

confini al vagare

- sforniti di mappe, ignari del porto.

  

Parole come gesti...

Parole come gesti che additano il percorso,

innervate, veloci, da sottrarre al silenzio.

Parole che dissaldano segreti,

che disfano la trama

spessa della paura.

Leggere come foglie,

aguzze come lame,

usurati strumenti

ma chiamano l'attesa,

la salvezza.

Corsa breve di sillabe, universo

Ricomposto di scaglie,

involucro, confine,

di un impresa insoluta.

Mappa, specchio reclino,

porta schiusa di un sogno,

e cercarvi la voce

che finalmente adduca

dal nome al corpo.

Fiato, grido, sussurro,

e ritrovarvi il segno

lieve, solo il lacerto di un motivo

che un poco ferma, un poco accompagna.

Parole del tornare nell'addio.

  

A Pier Paolo Pasolini

Ancora la vita

come fosse un altrove

da abitare nel sogno

e questa - di rabbie, di attese,

e pure cara, cercata -

la porta da valicare,

una vigilia, una sosta.

Ancora l'ansia,

come scura semenza

da concimare, annaffiare,

e in essa la mappa

per seguitare il viaggio.

( Un pomeriggio, a Sabaudia,

nella tua ultima estate

- dal terrazzo tua madre

chiama il mare che avanza-

maledici il catrame

dentro la sabbia, lungo la battigia,

e stupisci dell'olio

di uliva che smacchia ).

  

Per Sandro Penna

Nell'alta stanza con le imposte chiuse

gli tornavano intatti il cielo e il mare

e fanciulli fra l'erbe e l'erbe al sole

del tempo immemorabile sereno

forse varcato soltanto nel sogno.

S'ammucchiavano intorno

al suo letto di logore lenzuola

vari strumenti e vecchi panni e mappe

per un viaggio da compiere ancora.

Nelle notti vegliate udiva l'ora

battere sopra le cupole e il fiume

e già piangeva l'attimo bruciante

quando la triste fanciulla gentile

sarebbe entrata a fermarlo nel sonno.

  

Libertà

Sta forse solo in questo:

dal fondo di un dirupo

accennare un saluto,

sorvolare radente

un avviso di morte,

spalancare le porte

dell'assenza,

cercare seguitando

nel suo nome accentato

il passaggio obbligato

 

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