Elena Bartone

Aspettami

Aspettami, oltrepasserò
la linea dell'incerto
e arriverò da te,
là dove le Galassie
sfavillano d'assoluto.
Apri quella porta
che conduce verso mondi
d'estasi divina,
beatitudini che si snodano
tra spume di tintinnii di silenzi
e cosmiche chiaroveggenze.
Insieme scopriremo il miracolo,
la luce che giardini disvela
d'assolate ninfee,
girasoli di mattutina
iridescenza,
foglie che come calici
si protendono al cielo.
Sulle nostre anime
scenderà ogni benedizione.
La sete di divino
scioglierà nell'oblio
i vissuti vertiginosi,
i santuari della solitudine,
gli aneliti verso gioie
sconosciute al cammino terreno.

 

Ti cerco

Ti cerco su pianeti di pensieri,
tra le trigonometrie del vivere,
tra miraggi raccolti
in gerle dorate,
nelle penombre che disseminano
mirti imbevuti della canicola
d'agosto quando
inflorescenze di ricordi ululano
nelle aiuole dell'anima.
La parola si riempie di te,
di favole nascoste
sotto ritmi di poesia,
unguento mio e tuo
alle dolci piaghe dell'esistere.
Misteriosa la tua presenza
su lidi liguri, spiagge
che attendono che l'essenza
si disveli tra scogli
ingordi di sole.
Ti cerco su filamenti
di salsedine che rincorrono
l'attimo impreziosito
di leggerezza d'ambrosia
o tra rivoli di quotidiana
inquietudine che si staglia
alle sorgenti dell'anima
quando un grido muto
raggiunge l'altrove lontano.
Mi immergo nella tua sostanza gloriosa
che fluttua nel grande
magma delle cose
vaghe e vaganti.

 


Arcobaleni lunari

Arcobaleni lunari
per dimenticare la città,
la vita che sta fuori
da iperboli di idee,
sensazioni vaganti
tra gli anfratti del nulla.
E il gioco si fa colore,
profumo di epoche
recentemente remote,
filigrane di ventagli
di emozioni che evaporano
tra sussulti odorosi
di girasoli lontani,
tensioni di pensieri
che si tingono di giallo,
ricordi che s'inerpicano
sulle cime di salici
dimentichi di neve.
E il momento si fa poesia
che corre lungo rivoli dell'anima,
rincorre la parola nascosta
sotto liquami di iridescenze
di cromie, tra segmenti
di sperdute aureole
di visioni angeliche.
Il battito del mondo
si fa chiara opalescenza,
pulviscolo di sogno
che accarezza l'infinito:
si sta tra cielo e terra,
ed è trionfo,
di bellezze mistiche e lunari.

 

 

Langa

Langa lunare, silente,
addormentata sotto bianche spume,
tutto tieni in corpo,
ogni sussulto accogli
nel grembo rigoglioso
e lasci che la fiammella del tempo
diventi lucciola notturna.
Taci nel ricordo
delle rosse uve
e sgomenta ascolti suoni
lontani, luminosi,
che evocano effluvi di epoche remote.
Magie invernali sussurrano
i fianchi prosperosi
mentre riposi
su languidi guanciali di tamerici.
Non ti duole il nulla- il dolore non ti sfianca,
non ascolti il pungolo di cose
vezzose e vaganti
nelle atmosfere ansanti.
Il ritmo lento della solitudine
ti abbraccia e ti culla,
ma tu resisti, incanti,
splendi di meravigliosa bellezza,
emetti vagiti di creato,
affascini occhi innamorati
di cose senza tempo
che attendono il sole silente.

 

Mormorio di Langa

Mormora la Langa
fredda, fiabesca, felice,
concerti invernali
di ritmi sovrumani
e incantesimi di luce.
Svaniscono le penombre,
i rumori s'acquietano,
tace la natura,
mentre si innalzano lieti
e uggiosi i pensieri
animati di soffici
epifanie di salmastro.
Si adagia il ricordo di te
sulle vigne desiderose
di canicola, di pietre
arse dal sole,
estati torride e stridenti.
Poesia di un momento
di fine inverno
quando le emozioni
rincorrono profumi d'attimo,
attese vereconde,
emistichi sommessi.
Si fa favola il tramonto,
tremulo dietro le colline
che evaporano essenze
d'incenso e magnolia,
elisir di beatitudini terrene
e accondiscendenze divine.
Della sera si mescolano i rumori
in un andirivieni
che preannuncia il sonno
degli umani tormenti
placidi e profondi che pungolano
i solstizi dell'anima.

 

Colori del Sud

Colori del Sud adornano il creato,
fatto spuma di sinergie siderali,
sintomi di allegria
di prunalbi primaverili.
E delle acacie un rigoglire,
selvaggio verde,
capelvenere vezzoso
di gioie funamboliche esistenziali,
baluardi di paradisi perfetti,
prospicienti l'infinitesimale
geometria di un giunco
risorto, rilucente, rimescolato
alle categorie primigene
dell'essere. Sfumature
d'oblio cavalcano i pioppi,
le valli addormentate
sotto verdastri velami
di iridescenze scomposte.
Si attutiscono i profumi,
si fanno segreto d'innocenza.
E le cime dei monti
si ergono su un'umanità estasiata
di epifanie solitarie, improvvise,
colorate di ginestre gementi,
che innalzano inni
all'indefinibile cielo.
E la vita si fa acquario
dove effondono flutti
di fantastiche favole
d'inebrianti teoremi
di folle singulto.
Biancospini trionfano

di luce calabra,
ondeggianti tra cespugli
di felci fiabesche
e mirti abbagliati di zagare.

 

Nella savana dell'anima

Nella savana dell'anima
pulviscolo di nostalgie
che si stemperano tra gli amuleti
della tua incoscienza
oleosa, salmastra,
che riluccica di ubbie
nel percorso scosceso del vivere.
Simmetrie di pensieri aulenti,
rubicondi, inventano
rapsodie di avventure lontane
che sciamano lungo sentieri
di fantasie stantie,
evanescenti, minuscoli segni
di vitalità terrena.
Il silenzio adombra
percussioni di ritmi
sentimentali palpitanti
lungo raggiere
di soavità sommersa.
Inauditi pellegrinaggi
della mente si spostano
lungo semicerchi
di un altrove sperduto
su alture che portano piussù.
Singulti di energie adolescenziali
si stagliano tra le pieghe
del giorno che si dilegua
lungo i rivoli dell'esistere
quando un brivido
di divino percorre
le membra addolcite
dal passo della sera.


  
      

Quando

Quando non ascolterò più questa musica,
quando il domani
non sarà un turbamento,
quando il treno
non mi porterà verso Ovest,
quando non busserò alla tua porta,
quando non rimpiangerò
i miei passi,
quando non mi lamenterò
del sole, della pioggia, del vento,
quando il profumo delle chiare stelle
non mi sarà estraneo,
quando non riderò più
né piangerò,
fluttuerò nell'infinito
e della sua luce mi sazierò.

 

 

Sei la collina (a Pavese)

Sei la collina
che al meriggio si veste
di opalescenze indefinite
e richiami d'anima
nel vigorio dell'attimo.

Sei zolla di vigna verde
che s'inebria d'azzurro
nell'edulcorare del mattino,
quando i pensieri volano
tra gli interstizi che si perdono
alla foce dell'Iperuranio.

Sei ricamo che si ammira
tra i rami di pesco
e si accartoccia
tra i tremori del tramonto.

Sei cielo terso di Langa,
silente, irraggiungibile,
che ascolta i languori di quaggiù,
di noi finiti, mortali,
che obliamo il passato
e tendiamo mani incerte alla vita,
che pulsa di schegge di futuro,
eventi enigmatici
e incomprensibili.

Sei palpito sommerso
di pietra di Langa
levigata, prosciugata,
arsa dal tempo,

 

 

La vita non è qui

La vita non è qui,
non più avanti, non più indietro,
non mormora tra i boschi
dove caprioli s'incrociano
nella corsa e civette
attendono le tenebre.
Non dimora in città
dove rumori spezzano il silenzio
delle chiese e passi lesti
rincorrono ritmi
di energia vitale,
quotidiana, sintesi
di forze che si alleano.
È difficile scorgerla
tra le luci di una lampara
che invitano oltre, a dopo,
a segmenti che sfuggono
a intuizioni parallele.
Talvolta l'essenza vitale
guarda da lontano,
dirige lo sguardo più avanti,
dove le voci si abbassano,
s'acquietano, poi tacciono
e i segni matematici
più non contano.
Eppure la sento, mi sfiora,
sta più in là.
E tutto avverrà
quando si apriranno le nuvole,
i venti soffieranno da Est,
i pensieri fluttueranno nella mente
come iperboli assolate.

 

 

E-mail a Pavese

Un senso di nostalgiche
presenze rapisce lo spirito
ramingo verso proclami
d’ineffabili forme
e sequenze di ritmi langaroli.
Si sollevano epifanie
di luminosità indeclinabili
e si stagliano tra Moncucco
e la Gaminella ortocentri
di beatitudini terrene.
Balzano con veemenza
d’altri mondi teoremi
di inespresse formule
d’infinito che interrompono
aliti di foglie autunnali.
Certezze di antiche memorie
accarezzano loquacità
di primordiali fisionomie
di anime in fuga
e testamentarie assenze
di remore abissali.
S’inarcano tra gli interstizi
dell’enigma perfezioni
d’universo e sillabe,
squame di musicalità
e sinfonie di paesaggi
mitici. Il tuo ritorno
è miracolo d’altrove.
“Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi”.

 

E-mail a Baudelaire

Riempirsi di amuleti
di nostalgie che si stagliano
tra ortocentri di pensieri
e penombre d’oblio
è sibilo d’anima
quando le nebbie
s’innalzano piussù
di tediosi bracieri.
Si accendono fiammelle
nell’enuclearsi di emozioni
che sfiorano baricentri
di fantasie autunnali.
E svaniscono fleurs.
Ruotano malinconie
attorno eclissi del domani,
s’impigliano tra glicini
di ebbrezze oppiacee.
Simulacri di vezzose
forme inventano
teoremi di orizzonti
metafisici e nebulose ideali.
Lo spleen ascolta il pianto
di creature impazzite
nel gorgo delle umane incertezze.
Sistri e oboi puntellano
aneliti di divine
apparenze quando
“La nature est un temple
où de vivants piliers
laissent parfois sortir de confuses paroles ».

 

E-mail a Leopardi

Nell’attimo ambrato di pioggia
sgorgano dalle pareti
dell’anima estasi
di notturni autunnali
e chiaroveggenze di latitudini
che fluttuano ampolle
di silenzi siderali.
Le apparenze vacillano,
ritornano sfere planetarie
che comunicano
vistosità di presenze
ancestrali perse tra sinfoniche
orchestre intrise di cielo.
I tuoi versi baciati
dal tempo bussano
alle porte dell’infinito
in un’osmosi di acclarate speranze,
sensazioni vaghe
che cavalcano ebbrezze
di mondi captati da cerulee essenze.
Si dipanano sillabe
che rincorrono attese
di lungimiranti pensieri
e farfalle notturne
sospese in atmosfere lunari.
Le tue parole spalancano
“umili ginestre” che evaporano
sapienze di ritmi
e cadenze d’ottocento.
“Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

 

E- mail a Verlaine

Sulla retta infinita
del tempo scivolano
le parole sospinte
da aliti di poesia
e da meccanismi ultraterreni
che scalpitano al suono
di una campana autunnale.
S’intrecciano nelle penombre
simmetrie di reconditi segreti
e nostalgie di ricordi
scalfiti da piogge tibetane.
Il pensiero s’invola,
cavalca le cime dell’etere,
si perde tra presenze paradisiache
e atomi di mondi sconosciuti.
L’esistenza si fa chiara sostanza,
rosa canina attraversata
da rivoli di beatitudini
di città eterne,
intoccabili, appena sfiorate
da latitudini interspaziali.
Il mio canto diventa candelabro
che s’infiamma di cielo,
suono metafisico
di pentagrammi greci
alla ricerca di rime vaganti
e melodiose.
“Que ton vers soit la bonne aventure
eparse au vent crispè du matin
qui va fleurant la menthe e le thim…
et tout le reste est littèrature ».

 

E-mail a Montale

Solstizi autunnali in Tibet,
gioia di poeti raminghi
verso Est in cerca
d’inusitate sillabe
e teoremi esistenziali
che si adagiano “presso
un rovente muro d’orto”.
Dal portile della fantasia
giungono perle
di accondiscendenze ultraterrene,
avvisaglie “dell’anello che non tiene”.
Si stampano alveoli
di mistiche briosità,
condivisioni molecolari
che trascinano con sé
fermenti di vigne settembrine.
Glicini s’inerpicano sulle vette
di reminiscenze marine,
acanti ed eucalipti
s’inorgogliscono di salsedine
che conduce a rossastre forme
di apparenze enigmatiche.
Grappoli penduli
di pensieri autunnali
trascinano le nostre
essenze vaporose
verso mondi altri e abitati
da “ossi di seppia”.

 

Spuma d’oblio

Spuma d’oblio il tuo viso
perso tra i contorni
di un cielo plumbeo che richiama a sé
ombre d’acacia
e stridi di violini gitani.
L’attimo si dilata,
accarezza la foce del pensiero,
sonnecchia, spicca il volo
verso crepuscoli di bambagia
e il nulla diventa
la forza dell’essere.
Sintomi di irrequietezza d’anime
cavalcano ebbrezze d’inusitati
silenzi e cerulee forme
di plenilunio si addormentano
sotto auspici di soavità.
Sfilano sugli zigomi
schegge di sofferte solitudini
e appassite evanescenze
di mestizie autunnali.
Sinfoniche parvenze
appaiono sullo sfondo
di simmetrie illusorie
e grovigli di sensazioni
si rifugiano dietro costellazioni
di anatomie esistenziali.
Pensarti è il rifugio
della mia pena muta.

 

La rotta del pensiero

La rotta del pensiero
prosegue lungo linee
sconosciute e diseguali,
in un percorso
di rimembranze iridescenti
e atomi di presagi
che annunciano il domani.
Fragranze autunnali
declinano attimi
di tormenti esistenziali
 che evaporano nella luce
del ricordo. Filigrane
di illusioni appassite
volteggiano lungo
l’asse dell’esistere
e frammenti di antichi
ritorni si offrono
per navigare i cieli
del passato. Immagini
di mondi lontanissimi
e scoscesi tumultuano
nella memoria nostalgica
e inseguono loquacità
d’inespressi sentimenti
ed effimere conchiglie
di fantasie giovanili.
Quando il pensiero si placa il silenzio
della mente accarezza
i contorni del viso
e delle membra mute.

 

Stalattiti di ricordi

Stalattiti di ricordi
adornano l’anima raminga
in attesa di raggiungere
la Gerusalemme del cielo.
Equinozi autunnali
rallentano la corsa dei giorni,
sfolgoranti nella pigrizia del ritorno.
Sibili di beatitudini
ultraterrene scandiscono
opacità di sentimenti
e paradigmi di impercettibili
divinità. Sfere
 di luminarie lunari
ingigantiscono desideri
di aritmie megagalattiche
e atomi di quintessenze
universali preannunciano
l’ultimo minuto.
Si snodano tra gli interstizi
dell’Orsa Minore amuleti
di metalliche ascendenze
e meccaniche stellari
in cerca d’assoluto.
L’orizzonte scompare,
si fa enigmatica compresenza
d’altri mondi, lucciola
che puntella il buio di traversie
esistenziali.

 

L’humus dell’anima

Sofferenza, humus dell’anima,
non abbandoni il mio canto
e doni ortiche alla mente
stanca che vagola in cerca di unguenti
alle piaghe esistenziali.
Nelle ore notturne
mulinelli di ricordi
si attorcigliano alle spire
del mio essere bagnato
dalla salsedine del tempo.
Rimorsi s’impigliano
tra le pieghe della coscienza
che si genuflette
dinanzi al nuovo giorno.
Carismatiche dinamiche
di sconforto e speranza
si agitano al fondo
di metafisici teoremi.
S’inventano sinfonie
di silenzi lontanissimi
per addolcire i tentacoli
della vita ed enucleare
antropomorfiche divine
similitudini. Bandoli
di antiche meraviglie
lanciano barbagli
ad un’atmosfera ritmata
di poesia e incenso.

 

Pentagramma universale

La natura è un simposio
dove anelli concentrici
danno vita ad un pentagramma
universale. I profumi
evaporano al tramonto
tra ninfee ed eucalipti
quando algebriche figure
esalano gemiti d’immenso.
Il diagramma dei colori effonde
inflorescenze
ramificate su poligoni
di enigmi esistenziali.
Le colline sussurrano messaggi
di ascendenze celesti e fatiche
di umana memoria.
Asimmetriche concordanze
di singulti di rivi
in festa regalano
ritmi orchestrali a falene e farfalle
notturne. Simulacri
di antichi vulcani in escandescenze
di fuoco ricordano ere geologiche
di primavere estrose
di vento e di acacie.
La natura è un simposio
dove anelli concentrici
danno vita ad un pentagramma
universale.

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