UN VIAGGIO VERSO L’INFINITO

Un viaggio verso l’infinito
è una corsa verso l’ignoto
tra il verde della campagna
e l’incanto della montagna
in tutta la sua beltà
tra sogno e realtà.

I pensier or si fermano
or nella mente raffiorano.

Sei parte di quel tutto
e solo invisibil punto
che cerca sempre nel divino
la risposta al suo destino.

In questa corsa senza sosta
quel sole splendido ti conquista,
adagiato lassù a ponente
tra cielo e terra all’orizzonte
al di là dei confini della realtà
dove regna sovrana la bontà.

Ti dà un messaggio d’amore
e una speranza s’accende nel cuore:
non a quel tutto sei simile,
in te c’è una vita migliore.

Sei senz’altro un grandissimo punto.

 

A MIO PADRE

Lugubre fu quel giorno
in cui te n’andasti.

T’aspettai invano …
ma tu non ritornasti.

Volsi gli occhi intorno
per giorni e giorni,
capii … intanto …

Passaron gli anni …
ma non cancellaron
il disperato dolor
di una bambina
che cerca invano ancor
il tuo volto amato.

 

ERA UN’ORA INSOLITA

Era un pomeriggio pien d’arsura
e soffriva tutta la natura.

L’aura, mossa da un lieve venticello,
le fronde pian pianin muoveva
e ad ogni creatura solliev portava.

Era ancor presto: era un’ora insolita
e tu nel ciel te ne stavi candida
e beata e mi spiavi, luna maliarda.

Il cielo era azzurro e tu bianca;
il sole rosso rosso e tu bianca.

Dolce bambina mi ritrovai,
di me con te a lungo parlai.

Tu, di te, con me a lungo parlasti
e ancor una volta mi stregasti.

I miei sogni non sembravan vani
e vere, tutte quelle illusioni.

 

AUTUNNO IN SICILIA

Mite sei tu, malinconico autunno,
quaggiù in Sicilia.

Nuvole bianche e nere
prometton piogge e bufere,
ma il vento le porta via
e il sole ci fa compagnia.

La terra appena arata
di giallo è colorata.

Ci son già sui monti
stesi verdi tappeti
e, nei boschi, pennellate di color
mai uguagliate da estro di pittor.

Gli alberi son stanchi e smunti
e tremule le foglioline.

Al primo alito di vento,
come ali di farfalle, si staccan
e sulla zolla morbida si posan
piano – piano.

Nel cielo azzurro fan mille giri
le rondinelle prima di partire,
han voglia di restare:
il sole è ancora caldo
e questa terra tutto un incanto.

 

AL NONNINO

Beato te, nonnino
che sei sempre in vacanza
con un’aria così fine
in mezzo a questo verde!

Beato te, nonnino,
che hai la compagnia
di una cara mogliettina
e di tanti figli e nipotini
che ti amano davvero!

Ma … se ti guardo bene,
subito m’accorgo
che non sei tanto felice.

Il tuo viso è tanto triste !
Nelle tue orecchie vetuste
rimbombano forse terribili frastuoni ?
Vedi ancora quelle scene orrende ?

Dimentica, nonnino !
Quella terribile guerra
è finita per davvero !
Tutto è di già cambiato.

Vivi sereno,
ama la vita,
apprezza quel che ti dà,
assapora ancora le sue dolcezze.

 

GUERRA MALEDETTA

Anche oggi si piange:
la terra è insanguinata
da lotte fratricide.
La luna, da un velo coperta,
triste va per il firmamento.

Ancora un altro bombardamento.

Guerra maledetta,
tu semini fame e dolore,
distruzione e morte,
follie e terrore.

Speravo tu fossi cancellata
dal mio cuore e dalla mia mente
e, invece, torni insistentemente.

Rievoco le mie paure
e il terrore e il dolore
di persone in fuga, smarrite,
da case distrutte e desolate.

Erano i miei primi anni di vita,
e quell’incubo ancora mi tormenta.
Spesso si spegne il mio sorriso
e una lacrima scende sul viso.

 

RICHIESTA D’AIUTO

Tremendo ululato
giunge al mio cuore:
è un grido di dolore,
una richiesta d’aiuto.

Di notte disperato,
povero cane lupo,
da un falso amore segregato,
piangi e rimpiangi
la libertà, a te negata,
su montagne aspre e dure
e vaste pianure.

Pensi e ripensi
alla brezza notturna,
al tuo rifugio,
alle tue scorribande,
ai tuoi amici.

Pensieri amari…
ricordi tristi.

E così ogni notte
guardando il firmamento
ululi…. ululi…
e invano ti ribelli.

 

UN PAISI CA TOCCA U CELU E
A TERRA       

U munnu haiu giratu,                         
ma un paisi chiù pittorescu,                                               
chiù beddu e chiù fantasticu
nun l’haiu mai ‘ncuntratu:                                

un paisi ca parra sulu,                                     
ca ti dici e ti cunta                                           
storii di principi e principessi,              
di baruna e cavaleri;                                       

un paisi ca tocca u celu e a terra                     
e ti mostra manu ’ncadduti e vrazza forti,         
facci tunni e arrustuti di l’acqua e di lu suli:                  
genti onesta e travagghiatura;

un paisi cu picciriddi beddi e sperti,                 
cu picciutteddi e signurineddi               
fini, allegri e spinsirati,                         
ca sognanu passiannu,                                      

sempri a festa azizzati,                         
‘nto u cursu Umbertu                          
da la Matrici a la Catina,                                 
di tutti li Liunfurtisi vantu.                                

 

NANNUZZU MIU

Spissu guardu li vicchiareddi,             
assittati ‘nti la chiazza,                         
tristi e pinsirusi                                    
ca si godinu lu suli                                           
e st’aria fina.

Tra iddi cercu a tia,                                       
nannuzzu miu!  

Cercu dda faccia bedda                                
d’un omu onestu. 

Cercu ddu sguardu                                       
chinu d’amuri.                                                  

Cercu dda pirsuna semplici                            
c’amava prima Diu                                         
cu tuttu lu so cori                                            
e poi la so famigghia e la so terra                    
cu veru amuri.

Cercu dda pirsuna onesta                              
ca si sintia ricca                                              
pirchì avia lu pani e la famigghia.                     

Cercu dda pirsuna bona                                
ca cu tanta dignità                                           
elugiava la povertà                                          
si c’era l’onestà.                                             

La cercu e la ricercu sempri!             
Era na pirsuna spiciali!                                  

Amava tantu la so terra                                 
e nun si ‘ci ‘ni vulia staccari. 

Era cuntentu di sapiri                         
ca c’era lu so sangu                                        
ca cuntinuava a guardari                                 
li mennuli sciuriri                                             
‘nti la primavera                                            
e lu frumentu spicari                                        
sutta stu celu azzurru                                       
cu un suli sempri splindenti                              
‘nti stu padarisu di lu munnu.                           

TRA MILLE E MILLE ILLUSIONI

Sola, tra le vie del mondo,
cerco un amico, cerco un sorriso.

Per valli e monti vado e ridiscendo,
in un cammino spesso aspro e duro.

In un baratro sto precipitando
e non mi ritrovo più al sicuro.

Giro e rigiro, cerco una via,
cerco una meta in questa vita mia.

Così passano i miei giorni
tra mille e mille illusioni.

Nel mio cuore non c’è più pace,
eppur s’accende una speranza:
lassù nel cielo una tenue luce,
forse per me  appare in lontananza.

 

IL TEMPORALE

Il fulmine serpeggia,
il tuono rimbomba,
il cielo piange,
l’uomo trema.

Tutto tace.

Ma tu, pioggia, su di me
benefica scendi:
il mio cuore rinfreschi,
le mie idee rinnovi,
la mia anima trasformi.

Sempre desiderata scendi
su questa terra, arsa dal sole,
e nuova vita le ridai.

 

LA NEBBIA

Svanisce il mondo nell’irreale,
avvolto tutto nel mistero
di una nebbia fine e fitta.

Vaga la mente in quel mistero
e non ritrovo più le forme
dei cari monti della mia terra.

Solo nebbia davanti a me!

Or s’addensa, or si dirada.

La natura è triste, confusa e nuda,
sì smunta e dei suoi color svestita.

Nel nulla disperde ogni speranza
e con essa illusioni e bei ricordi
che di gioia coloran l’esistenza.

Tutto appare vago e indefinito:
presente, futuro e passato.

 

MARE MOSSO

Un’onda, un’altra, un’altra ancora…

Furiose s’infrangono a riva
con lo stesso ritmo
e lo stesso tonfo
ed io sto lì ad apettarle
e allegri ragazzi pronti a sfidarle
con tuffi e bracciate e belle risate.

Giunge inaspettata un’onda,
più incalzante di quell’altra
e ancora un’altra e tant’altre,
furiose e sempre minacciose.
Il mio piede vacilla
e il mio corpo barcolla.

Mosso è il mio mare
e sperduto il mio cuore.
L’onda m’insegue lì sulla riva,
sulla riva sicura,
ma non ho più paura.
Me ne sto inerme a guardare
or questa, or quella
e quell’altra ancora
e rimango a pensare
amori perduti e sogni spezzati.

Non riconosco il mio mare
sempre calmo e sereno
o leggermente increspato
con il suo azzurro sfumato.
L’incanto è finito
e il sogno svanito.

 

RUMORE INSOLITO

Pioveva… pioveva a dirotto
ed io sola e triste m’aggiravo
fra le stanze vuote di casa mia,
quando tu, piccolo pettirosso,
sulla vetrata della cucina,
che dà sul giardinetto,
forte picchiettasti.

Rumore insolito per me,
ma per te singolar richiesta.
Accorsi… ti guardai…
mi guardasti…

I tuoi occhietti nei miei fissasti
e poi fuggisti via.
Su un ramo del limone ti posasti,
mi guardasti e fuggisti via
tra la pioggia su nel cielo infinito.

 

UNICA LUCE

Luna, stasera così delicata
tra le nuvole adagiata,
t’affacci sorridente
e diventi evanescente.

Unica luce di un cielo
che avvolge in una tetra oscurità
questa terra e tutta l’umanità.

Trasognata vaghi nel cielo
e ricoperta da un argenteo velo.

Mi guardi e mi sorridi.
Io sospiro, ma tu non comprendi.

 

E’ GIUNTA L’ESTATE

Milena, è giunta l’estate
e il sol coi raggi d’or aspetta te.

Tutti ti aspettano…
nessuno sa…
nessuno pensa…

Tutti ti cercano…

Guardo il mare, la gente, il sole
e penso al tuo destin mortale.

Ma tu vieni all’improvviso
eterea, bella e lieta
e con fare quasi giocoso
cerchi la mamma sconsolata.

Le vorresti dar coraggio,
ma lei non c’è…
e le mandi un messaggio:
<<Con Gesù son davver felice
e ho ritrovato tanta pace>>.

 

GIOIA E DOLORE

Guardandomi allo specchio,
sussulta il mio cuore.
Mamma mia adorata,
vedo te in me:
i tuoi occhi nei miei,
il tuo viso nel mio.

Gioia e dolore,
gioia e stupore
vibrano le corde
del mio cuore.
Rimango a pensare…
al tuo dolce amore.
Questa triste vita
ci ha unite
e poi divise.

Invano…
tendo le mani
per accarezzare
il tuo viso
raggiante d’amore.
Invano…
tendo l’orecchio
per ascoltare
la dolce melodia della tua voce.


UN PAESE CHE TOCCA IL CIELO E LA TERRA

Il mondo ho girato,
ma un paese più pittoresco,
più bello e più fantastico
non l’ho mai incontrato:

un paese che parla da solo,
che ti dice e ti racconta
storie di principi e principesse,
di baroni e cavalieri,

un paese che tocca il cielo e la terra
e ti mostra mani incallite e braccia forti,
facce rotonde e bruciate dall’acqua e dal sole,

un paese con bimbi belli e intelligenti,
con giovanotti e signorinelle
delicati, allegri e spensierati,
che sognano passeggiando,

sempre a festa vestiti,
nel corso Umberto
dalla Chiesa Madre alla chiesa della Catena,
di tutti i Leonfortesi vanto.

NONNINO MIO

Spesso guardo i vecchietti,
seduti in piazza,
tristi e pensierosi
per godersi il sole
e quest’aria tiepida.

Tra loro cerco te,
nonnino mio!

Cerco quel viso bello
di un uomo onesto.

Cerco quello sguardo
pieno d’amore.

Cerco quella persona semplice
che amava prima Dio
con tutto il suo cuore
e poi la sua famiglia e la sua terra
con vero amore.

Cerco  quella persona onesta
che si sentiva ricca
perché aveva il pane e la famiglia.

Cerco quella persona buona
che con tanta dignità
elogiava la povertà
se c’era l’onestà.

La cerco e la ricerco sempre!
Era una persona speciale!

Amava tanto la sua terra
da cui non si voleva staccare.

Era contento di sapere
che c’erano i suoi nipoti
che continuavano a guardare
i mandorli fiorire
in primavera
e il grano maturare
sotto questo cielo azzurro
con un sole sempre splendente
in questo paradiso del mondo.

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