Vi è mai capitato di svegliarvi e avere negli occhi brandelli di sogno? Immagini nitide che, anche da svegli, rimangono lì, a sussurrare la loro inconsistente verità. E ci riscaldano l’anima. I componimenti poetici raccolti in questa antologia parlano di sogni, di piccole alchimie coraggiose, del tentativo “fantastico” di afferrare una realtà che non esiste per tradurla in pagina scritta. Borges nelle Finzioni parla del dubbio poetico come sguardo metafisico rispetto al reale, allude a realtà incomunicabili esprimendo il sentimento con metafore dove simmetria e disordine, alleati al caso, compongono un disegno individuale, attraverso la costante ricerca della verità.
“Allora, di sera, si purificò nelle acque del fiume, adorò gli dei planetari, pronunciò le sillabe lecite d’un nome poderoso e dormì. Quasi subito, sognò un cuore che palpitava. Lo sognò attivo, caldo, segreto, della grandezza d’un pugno serrato… ogni notte lo percepiva con maggiore evidenza […]
Sognò un uomo intero, un giovane, che però non si levava, né parlava, né poteva aprire gli occhi. Per notti e notti continuò a sognarlo addormentato…” (Jorge Luis Borges, Finzioni).
La memoria e il sogno sono legati da preziosi fili invisibili, l’intera vita dei poeti si esprime per interiorità, “vie appartate” dietro il paravento elegante delle finzioni possibili. La poesia trasforma la realtà aprendo delle vertigini sul mondo dell’altro, ed è bello vedere come tanti occhi creino suggestioni, emozioni e sentimenti. Il sogno poetico è un’esperienza meravigliosa! È un’invenzione multiforme dell’anima – diceva Artemidoro nel II secolo d.C., – un gioco di corrispondenze che si intrecciano, inevitabilmente, creando un dialogo straordinario per la veridicità delle situazioni che non sempre appare tale agli occhi degli altri, ma che rimanda alle nostre stanze del tempo.
“Quell’ora tarda restano talvolta ancora aperte alcune di quelle botteghe singolari e tanto attraenti di cui ci si dimentica nei giorni comuni. Io le chiamerei botteghe color cannella, dal colore delle brune boiseries che le rivestono. Quei negozi così nobili, ancora aperti a notte inoltrata, erano sempre stati oggetti di fervidi sogni. Fiocamente illuminati, scuri e solenni, i loro interni odoravano intensamente di vernici, lacca, incenso, aromi di terre lontane e merci rare”. (Bruno Schulz, Botteghe color cannella)
La scrittura ha l’abilità di un bravo scacchista, squarcia i mondi nascosti, le nostre nebbie che non vogliono proprio uscire allo scoperto! Le parole… minute gocce in grado di modificare la giornata costringendoci ad alzarci dalla comoda poltrona dei luoghi comuni.
Bisognerebbe non smettere mai di rispettare i propri sogni, inventare e inventarsi, scrivere limpidamente!
“Quello che temo di più, credo, è la morte dell’immaginazione. Quando il cielo fuori è soltanto rosa e i tetti delle case soltanto neri: quella mente fotografica che paradossalmente dice la verità sul mondo, ma una verità senza valore. […]
Se siedo immobile e non faccio niente, il mondo continua a battere come un tamburo allentato, senza senso. Dobbiamo muoverci, lavorare, creare sogni verso cui correre. La povertà di una vita senza sogno è troppo orribile da immaginare: è il peggior genere di follia” (Sylvia Plath, Appunti di Cambridge)
Gli autori di questi versi (alcuni hanno già pubblicato, altri sono alla loro prima esperienza), hanno il coraggio ingenuo e sfrontato dei poeti, parlano di mondi vicini o sconosciuti, tracce dolorose, a volte, ma indelebili nelle loro (nostre) esistenze: noi li accompagniamo “tra le righe” assistendo, spettatori e attori, al più grande degli spettacoli: la vita.
Alessandra Perrone Fodaro