POETI SCELTI DA ELIO PECORA
 
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CORRADO ALESSANDRINI

Quella fontana...

Quella fontana col putto
vestito di muschio, che acqua
versa in grembo alla vasca,
s’è vestita di algidi pizzi
utopiche forme assemblando.
Non miracolo, ma solo capricci
di madre natura che, in gelo,
acqua tramuta in lacrime
cariche di luce.


Anche se...

Anche se v’è un cielo
macchiato di nero,
che attenua dei giorni
passati l’afa infuocata;
anche se delle cicale
diurno concerto
fa parlare il silenzio
di siepi, rosso invadente
è sempre freddo fuoco
che brucia l’estate
salutando i passanti
coi primi voli di foglie.


La sera

Al fruscio di foglie
da serotina brezza agitate,
alla luce dell’astro che affoga
ai confini dell’orizzonte,
indorando dei monti
i confini deserti,
l’ultimo respiro di luce,
annuncia la malinconica sera:
madre puntuale delle ombre.
Pace si leva, ma freddo buio
scivola puntuale sull’ombre.


Paradiso proibito

In quell’angolo di luce
un giovane con una siringa
naviga assente,
in solitudine squallida,
fra paradisi di fango sociale,
ignaro degli ori
della sua giovinezza.


La passione

Nessuno la domina:
è troppo incastrata
nell’ala animata
del segreto dell’io.
Ottemperanze non ha,
né poteri su acciai
della mente.
Libera il freno
solo quando
segno d’amore la sfiora:
anche d’ingenuo sorriso di un bimbo.


Ricordanze

Come lago, verde riflette
nel suo limpido argento,
tale è reminiscenza d’amore.
Vecchiaia è sempre ruggine
d’amati giorni, di remote
tristezze, talora colme
di amabili sensi.

SIMONE BIRELLI

Ti ringrazio

Signore ti ringrazio per
avermi fatto provare le
difficoltà, perché ho
imparato l’arte di sopravvivere.
Ti ringrazio di avermi fatto
incontrare l’arroganza, perché
ho capito il valore dell’umiltà.
Ti ringrazio di avermi concesso
la sofferenza, perché ho
diviso il pane della solidarietà.
Ora vorrei rivolgerti
una preghiera: non sarebbe possibile
parlarti!!!


Venti di passione

L’amore non resta lì fermo
come una pietra, come il pane

deve essere rimpastato
e ricreato.

L’amore non è guardarsi
fisso l’un l’altra ma

guardare insieme nella stessa
direzione.

Tu eri il mio unico fiore,
sei stato reciso e la mia vita è deserta.

Tu eri il mio sole raggiante,
sei tramontato ed intorno è notte.

Tu eri l’ardore dentro il mio sangue,
ti sei spento e io sono di gelo.


Il senso della vita è amare te

Dare se stessi
è un piacere
molte persone
non lo capiscono...
La strada
dell’amore...
non è un’autostrada
è un sentiero di
montagna
scoperto solo
dai sognatori e dagli
amanti
ora...
stai guardando
il cielo....
fissa un punto e
pensa... che
tutto il resto
è l’amore che
provo per te.


Amore insicuro

«ma tu mi ami? non è vero!!»
«non lo so. La tua compagnia mi piace».
«comunque riesco a vivere senza di te».
«sei sempre alla ricerca dell’avventura, per non pensare
alle cose importanti. Vivi inseguendo l’adrenalina, nient’altro».

GIANNI GIORGI-ALBERTI

da Allineare parole

Le pousse au Crime

Di Parigi amo i tetti di ardesia,
i larghi ponti sulla grigia Senna
e le peniches lungo l’Ile Saint Louis.
È il ricordo della giovinezza,
le notti di Maggio, l’apertura al mondo.

Je m’ennuye de vous, ti dicevo
e calmi passavano i giorni
in quella tana sopra al Pousse au Crime,
la finestra sul chiuso piccolo cortile.

Dove eri allora, quando mi mancavi,
con chi parlare, raccontare
quelle quiete notti solitarie
e i miei lunghi silenzi dell’infanzia.


Lo scacco

Pensare nella notte,
falsa amica del pensiero,
è giocare a scacchi con se stessi,
uno studiato azzardo
dalle strategie sempre più complesse.

Servo di questa scacchiera fuggo,
nel sogno, nell’ombra,
ma è qui che lo scacco si aggira,
fra questi ordinati quadrati.

Fuggito dal sogno
il re è sempre più matto.


Vago pilota


Solca incontrollata l’ansia.
Vago pilota m’aggrappo e dò
lenti colpi di timone
fra la dimensione allungata del corpo
e l’annaspare di sensi appesantiti.

La materia sfila su questa scia
mentre delfini ne tagliano curvi
la superfice alla ricerca della preda.


Fogli bianchi

Manca
in questi fogli bianchi
l’espressione di uno sguardo
e il tono della voce
per spiegare a te
l’essenza di un pensiero.

La sofferenza danza fra cellule
disintegrate da ricordi
e silenzi dettati da minuti
o via vai d’inchiostro
sulla carta bianca.


Penetrare il silenzio

Allora, in questa mia lenta
ricerca di parole
scalfisco il vuoto
al fine di eliminarne il silenzio
e uscire finalmente dal nulla.

FERNANDO LENA

Corrispondenze d’afa

ritorna l’estate
e il sudore sostituisce l’inchiostro
con piccoli attimi di noia epidermica
- scrivo poco è vero... ma il sole
impagina i movimenti disidratando la memoria...
e anche se mi sforzo la fatica
perde il rigo, le mani l’incipit
di un’autostrada zeppa di auto e bagagli
tutto in ogni centimetro di adrenalina –

ma dove il mare sconosce:
la realtà tocca la voce pigra
di un’onda che si disperde inquieta
come un dolore mai venuto a galla..

ritorna l’afa, è in agguato,
e brucia come l’asfalto
che a volte ci lascia evaporare
con le nostre accuse...


*
sono giorni d’autunno
i brividi con cui
le cellule dell’ozio
modificano i colori dello spazio:
            sospese
strane anime di contrasto
rimangono immobili
come quei grattacieli
gelidi nel loro sogno verticale...

(sono occhi, mani, gambe
i complici di questo respiro
che striscia lontano
dove le nuvole hanno preso corpo

e sfiorati dall’urgenza
hanno deciso
di non essere la mia astinenza,
quel futuro consegnato
all’origine del sangue...)


*
una bestia nera è la notte:
feroce sorpasso di ratti
nel cerchio focoso dei fari...
tutto qui è uno stare fermo
tutto o niente è il coniugare
di una foglia abbandonata
dal respiro statico del verde
o dall’immensità boreale del mio giardino
dove alla radice
la visione perfetta dell’alba
è un’indigestione di strade logore
come il pollice che spinge
lo sparo di un attimo
ormai diventato eternità...

FAUSTO MARCHI

da Prolegomeni abissali

II

Sul nero scanno di nordico legno,
A se stessa insondabile riflesso,
Una giovane strega tesse il segno
Ramato della chioma che ama; presso

Di lei s’intravedono ombre. Ma il pegno
Ricalca la matrice e il vento ha smesso
La danza. La fanciulla lascia il regno
E alle spalle vibra un coro sommesso:

«Volerò come un maestoso gabbiano
Su di un putrido mare e l’assoluta
Staticità mi porterà lontano.

Spenta suprema l’ira della vita
Nulla rimarrà della mia memoria:
Nella quiete la Notte è già finita ».


VI

Direi che ho scarsa voglia di lottare
Per un domani fatto da noi stessi...
Come vorrei invece essere in soffitta,
Una soffitta con tessuti indiani

Per corollario e quattro occhi a scrutare
Nel cielo nero dai profondi e spessi
Silenzi, il viatico della sconfitta.
Sì, d’accordo, tappeti e incensi strani

Non nascondono il blu del ladrocinio
Lampeggiante dalla finestra aperta;
Ma, nel rifugio di coltri contorte,

Fluida come uno scialle di carminio,
La tua chioma servirà da coperta
Per celare il baratro della Morte.


Lo specchio nero

Gelido lago di nero basalto
Tra tende consunte della parete,
Tu ridi del Tempo il lugubre assalto
E invano un ragno ti tesse la rete.

Come capelli si avvolgono lenti
Poi, sulla fronte di un volto femmineo
Che in te si è formato, mille serpenti.


Spleen

Piove sangue stanotte sul giardino,
Piove e sfalda i nanufari dei laghi;
Abate inviolato: Bevo tristezza
Nel calice vuoto dei miei ricordi.
Pure le statue, crisalidi spente
E mai mutate, approvano in silenzio.
Piove sangue stanotte sul giardino.


Fragmento

Se vedi Lilith la ramachiomata...
Lo specchio intarsiato il collo riflette,
L’allume consuma se stesso, flette
La debole fiamma e l’ombra dilata,
Se vedi Lilith la ramachiomata.

ANNA MARIA PETROVA-GHIUSELEV

Sera

La sera. Che diavolo!
È sempre la solita! Per me...
È il cerchio chiuso...
Il cerchio aperto la mattina!
La mattina, che amo perché è speranza.
Il cerchio chiuso la sera!
La sera che odio, sfido, combatto.
La sera che non è dalla mia parte.
Odio ricambiato! Tremante! Ansioso!
Ahimè! Bisogna soffrire! Tutta una vita?
Avrò sbagliato quest’ultima?


La luna

La luna...Oggi!
È piena.

È grande.

È come una madre,
che guarda,
sorveglia!

Guardami!

Pensami!

Sono io che ti seguo,
ovunque tu vada.
Io che ti vengo vicino, e poi corro lontano,
ferita, incredula!

Io – catturata, ingenua. Io – unica, tua soltanto,
per sempre.

Io – chiaro di luna!...


Attimi

                      Attimi...
Che ti fanno saltare
               dalla sedia,
tremare, affannarti...

                Attimi...Unici!
Quando mi stai accanto...
Quando il tuo sguardo
mi arresta il fiato...
                Attimi nostri...


Le tue mani

Mani... Le tue...
Delicate. E anche vissute.
                Le mani che sanno!
                           dolci e forti.
Le mani che sanno distinguere
                Intelligenti, buone,
                   decise, tenere...
Mie! Sono le mani per me.
Che abbracciano la mia anima!
                  La accarezzano
                  La amano...
                  Mie dolci mani.

FIORENZO PINNA

Inverno

Adesso l’inverno,
le gialle foglie del fico moribonde,
l’azzurro cielo tra le crepe
d’un grigio intonaco che va distendendosi,
il volo d’uno zingaro attardato solitario
che si spegne rapido lontano
dolore acuto istantaneo.


Neve

In piena sera
fosca albeggia.
Manna
danza frenetica la neve,
rapida soverchia
obliando ogni cosa,
preda i miseri barbagli,
li magnifica.
Si fa luce
rosea tra i campi la via
della mia ovattata evasione.

Irremovibile stamane
lava via la pioggia
il candido guanciale,
rende al grigiore
ogni cosa.


Vita che trapassa in vita

Nel perenne rimescolio
di vita che trapassa in vita,
gatto ingloba a sé topo,
uomo si scompone in verme
e fiore di campo
per ricomporsi puzzle in grembo,
mi sembra di scorgere un unico
articolato io universale.
In questo pomeriggio assolato
le cime dei cipressi abbagliate
distanti compongono semplicemente
un grazioso giardino tra tanti
nella cornice della finestra.
Vita cesserà
quando più non avrà
di che morire.


Rido di serenità

Inebriato
di questo cielo denso,
di questa carezza di pioggia,
di questo robusto effluvio di scroscio.
Inebetito
da questa lieve aria novella,
da questa lietezza
che irremovibile mi si insinua,
da questa quiete che pervade.
Rido di serenità.

GAETANO PIZZUTO

Vi amavo

Vi amavo ingrati
anche quando
avete chiuso i portoni
lasciandomi fuori le mura.

Vi amavo dannati,
quando avete dimenticato
il nome mio cancellandomi
per sempre dal vostro cuore.

Vi amavo, scellerati
compagni miei di strada,
figuranti, maschere tragicomiche
di questa farsa di vita.

Vi amavo sciagurati,
anche quando
vi siete spartiti l’anima mia,
ridendo delle mie poesie.

Vi amavo maledetti,
perché nonostante tutto
non volevo fare a meno di voi,
nemmanco dei tradimenti;
meglio con voi, pur sconfitto
che solo, nella vittoria.

Vi amavo fratelli,
ma ora abitate la terra del buio
tanto lontana dai miei pensieri;
più non riesco ad amarvi... e piango.


Stornelli d’autunno

La danza delle farfalle
riannoda
la tenerezza col tardo meriggio
ed inventa
giochi di ventaglio nell’aria.
Nell’attesa del canto della sera
la tua bocca di rosa e di spine
solfeggia
l’amore che non vuol finire
e l’antica fontana del vialetto
stornella
mille cantilene insensate.
Un’ombra porporina d’amarezza
si confonde
con le foglie d’Ottobre
ed i salici spersi nella nebbia
piangono
coprendo il cuore di rugiada.
Un’onda d’oblio sofferta dal vento
si frange
contro l’amore che non vuole morire,
che vive
fra le braccia immense della notte
e vola
impigliandosi tra i ricordi d’autunno.


Rintocchi

La notte s’appisola
rischiarando le ombre
sui sentieri ricurvi
nel transumar dei pensieri
lungo i pascoli inebriati
di bucolici ricordi.

E s’odono in lontananza
i mattinieri rintocchi
dell’agresto campanile
che rammentano
al tempo fuggente
tra i campi di grano
lo scandir della vita.

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