POETI IN ERBA
A CURA DI ALESSIA TAVELLA
 
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Non si sottovalutino coloro che hanno meno di vent’ anni, perché uno dei nostri scopi principali è quello di creare delle opportunità stimolanti anche per i giovani che fra qualche anno saranno ancora giovani, ma avranno già potuto arricchire il loro curriculum letterario. Invitiamo anche loro quindi a farsi avanti con le loro poesie, al fine di vederle pubblicate nella rubrica creata appositamente per loro. Come sempre, invitiamo i ragazzi a spedire i componimenti all’indirizzo poesia@pagine.net completi di dati anagrafici ed età e specificando nell’oggetto dell’email il titolo di questa rubrica.
Alessia Tavella

Andrea Baltieri
Pavia, 19 anni


Come si può narrare
una storia sì mortale
che la lunga vita atteggia
in un gesto da evocare.
Con le dure spine amare
mi punteggio il dorso, sale
cinico, il pensier che riecheggia
nella notte dell’amare.

Passate quelle dune
troveremo acqua e vivremo ancora.
Tempesta di sabbia li travolse
senza attesa perirono di sorte;
restarono svegli nelle morse
dei loro odi, sbattendosi le porte.

Una connessione errata di emozioni
risulta indotta nel circuito del piacere,
che accumula, carica le idee di passioni
sprigionando ciò che non è amore.
Triste quel cuore che sanguina dolore,
spera nelle lacrime un credito di lode
non sapendo che quella lode è solo onore.
Questo poi non ha di che godere, la sua ode.

Ma che scrivo ma che dico
io chi sono?
Qual motivo ammicco,
cosa suono?
Dice l’artista quel che sente,
il mentore delle stelle
come il sol intorno mente
saran schioppi e poi scintille.
Sul da farsi rideremo tanto,
ci son pezzi e attrezzi
di una vita per un pianto,
dove stan i bei manzi?

Complicato come me
racconta quella vita
che parla e dice te,
mentre qui Dio la cita.
Si va sempre nel profondo
in quanto volare non possiamo,
che allora sia un rotondo
e insano ciclo di odio infilzato su di un amo.

Matteo Baldissara
Sassari, 18 anni


Fastidi

La frenesia di una caduta attraverso il fuoco dell’oblio. La disperazione dei primi respiri.

Sto sprofondando,
aiutami, parlami,
mi sto liquefacendo,
sto diventando lo stesso acido
che ti ho buttato addosso.
Mi infliggo più ferite
di quelle che posso,
e divento carne per il mio stesso macello.
Non mi lascio tregua,
nel ferirti mi uccido,
in punta di piedi
sulla cima del mio scarso controllo,
sommerso dalla frustrazione
che ho vomitato.
Immerso nell’acqua
rovente, un pugno di respiri,
silenzio.

Alessandro Bruni
Macerata, 18 anni


Il volo d’addio
 
Cellule pazze han votato il dolore
intrecciando una rete di disperazione
viaggiando contorte fin dentro il cuore
ti han lasciato privo di protezione.
 
Sale in alto il tuo sorriso
liberato dal male che infine ti ha ucciso
sciolte le ali dal buio e dal pianto
vola il tuo viso portato dal vento.
 
Ed ora in silenzio raccolgo una goccia
che il tuo ricordo ha portato alla bocca
scendendo glaciale dagli occhi formata
la lacrima solca la pelle imbrunita.
 
Chiamalo a te signore beato
accogli il suo animo dal male salvato
apri le porte del regno divino
cessa per sempre il sofferto cammino.
 
Il coraggio matura nell’animo forte
porta un uomo a sfidare la sorte
e ,di coraggio, ne ha mostrato il suo cuore
combattendo sereno contro l’oscuro dolore.
 
Ti mando un saluto oltre i confini terrestri
fin dentro i paesi dei reami celesti
il tavolo bianco per sempre assopito
del tuo ricordo ogni giorno nutrito.
Continua il tuo volo colomba innocente
fino a sfamare di pace il tuo ventre
ritrova la luce, ritrova il colore
dal sangue sbiadito con crudele furore.

Stefano Capponi
Ancarano (Teramo), 20 anni


Efferata rabbia

Convoglio di rabbia…
Rabbia lucente ed efferata,
rabbia che spacca la giornata;
logora, indebolisce,
e di sicuro qualcuno ferisce.
Rabbia maledetta, sentimento sublime…
Imprecare fino a quando non tornano le rime;
rabbia che viene e che va,
rabbia che rappresenta la realtà.
rabbia che vive al nostro interno,
rabbia che esplode verso l’esterno.
Rabbia che si esaurisce e si placa,
mentre inizia una nuova giornata…

Federico Casati
Cernobbio (Como), 20 anni


Porcellana

Ti ho fatta a pezzi,
dissolta in occhi
che non erano i tuoi,
cento occhi come soli
ed io lì ti ho bruciata,
in un sole che

non era il tuo.
Ti ho fatta a pezzi,
sparsa nel cielo
come fa il vento
con il temporale.

Ti ho ritrovata,
in mezzo a tutti
quei sedili rosso
velluto
e ti ho portata a casa,
posata fra le lenzuola
come porcellana.

A non toccarti,
com’eri bella.

Tremavi più leggera
di un sospiro.
Ed ora gioco
con i tuoi cocci
sparsi.

Cristian Ciammaichella
Bussi sul Tirino (PE), 13 anni

La Terra Senza Pace

Sugli impervi monti del sud,
nella terra dei grandi guerrieri,
il sangue dei soldati antichi
bagnò la nuda terra.

La guerra nei campi si sparse.
Coinvolse ognuno dal cuore nero.
E uccise coloro che il cuore,
avevan tenero e puro.

E i giovani presi a soldati,
e le donne portate in triste prigione.
E i vecchi che non hanno pace
e di giorno in giorno si muore.

Con il grande signore terreno
ricco e potente come un divo,
ci son uomini donne e bambini
che muoion per un pezzo di pane

E voi grandi, orsù, della terra,
vi giudicate retti e giusti,
ma negate ogni misero aiuto
per questi schiavi di una terra senza pace.

È come un veleno che uccide pian piano,
questa malvagità mascherata da ignoranza,
uccide la povera gente,
che in quella dimora più non danza.

Consuelo Colabuono
Roma, 19 anni


Presupposti mancati

In questi taciti silenzi
s’ode del cor mio il singulto.
Or dunque addoloranti
riconosciamo i presupposti mancanti!
Abbonda invece il desiderio
la cui forza non segue alcun criterio!
Uno sbaglio, una contraddizione,
come giudicare la nostra decisione?
Non riusciamo a capire cosa sia il vero
per poco o per molto sarà un mistero?
Un’amicizia che profumerà sempre d’amore
o un amore strozzato in un’amicizia?
Poco importa quando non perderti è lo scopo
perché l’averti per me non è un gioco!
Forse già lo sappiamo
anche se lo rifiutiamo:
intrecciate sono le nostre vite
ma giammai saranno unite!
Con malinconia e risoluzione
usciamo dunque dall’illusione.

Gabriele Deriu
Olbia (Sassari), 18 anni


Paese chiamato città

Carcasse lungo il sentiero,
che porta giù per la valle.
Vagabondi senza senno,
rigurgitano piscio e alcol malfermo;
danzanti su ubriache rotule,
sputano fango contro il cielo.
Dicono che gente si è rinchiusa,
non capendo più quale fosse la terra o il cielo.

Matti, storpi e deboli,
accudiscono ancora un dio;
sicuri umanamente,
di sfiorare un sollievo verso una fine.
Condannati a loro insaputa,
imprecano il loro unico rimpianto.
Dicono che gente si è rinchiusa,
non capendo più quale fosse la terra o il cielo.

Donne temono uomini,
dannate da una dote prestabilita.
Vecchie, flaccide serpi,
invocano i santi del pregiudizio.
Fedeli che più vivono,
sotterrati da pecore imbufalite.
Il popolino tra quattro strade,
celebra il pazzo di turno all’altare.

Lorenzo Fattor
Trieste, 17 anni


Lacrime dal 2 novembre

Ti scendeva un rivolo skuro dai tuoi occhi disperati
mentre correvi in una foresta nebbiosa
scappando dalla tua stessa dimora
dalle tua vita passata...

Strappando il tuo vestito tra i rovi e le rose
sporkandolo di skizzi skarlatti
graffiandoti i polsi senza provare dolore,
pulendoti la fronte grondante di sudore...

Arrivata alla fine del funesto sentiero
si annida nella mente un oskuro pensiero...

Si riflette nei tuoi occhi il lago scintillante
dove la luna si corica,di lakrime piangente...

Askolta il vento amore mio...

Segui il tuo dolce cuore...

E a me arriverai...

Nel cuore della foresta...

Vieni…

Vieni amore mio...

Rolando Giancola

Isernia, 20 anni


Dolce, lontana e maledetta
 
Dolce, lontana e maledetta
è la sostanza prima del mondo
 
Getta quei libri
metti in bocca dell’ erba d'agosto
godi ogni istante
sii lurido e vivo
piuttosto che bello, tosato e levigato
da trucchi per morti
 
Non osservarla
prendila!
Non capirla
mordila!
E smetti di cercarla
 
Essa è donna,
e adora rivelarsi
a chi non la comprende.

Luca Giordano
Sarno (Salerno), 18 anni


Il bar dei sogni

Un flash,
vago nel buio
nelle mie orecchie una musica sfocata
gente che mi chiama
sapore di whisky in gola
una luce in fondo…
mi sveglio svenuto in un bar
di terza classe.
Mi alzo per andarmene,
crollo
non mi sento più le gambe,
per quanto tempo avrò dormito???
Mi addormento di nuovo,
ululano i lupi,
canti tribali
serpenti sibilano
e il fuoco che brucia l’anima.
Mi risveglio a casa mia
nel mio letto,
con una bottiglia mezza vuota.
Lenzuola sudate,
confusione che tutto questo è
stata un’allucinazione, non ho
preso peyote, o almeno non ricordo.
Confusione in una calda estate,
confusione, frastuono, silenzio.

Francesca Ivone
Castellana Grotte (Bari), 17 anni


Vorrei mordere la tua pelle bianca

strappare i tuoi capelli di seta
infuocare i tuoi occhi vaganti
spogliarti dal ghiaccio che indossi.
Soffiare con forza le mie paure su di te
affinché tu le senta lievi e assillanti.
Baciare le tue labbra pallide e
bagnarle con la mia saliva filante,
aprire la porta della tua contorta anima e
possedere le tue macabre fantasie.
Percuoterti e ucciderti violentemente
nei miei sogni oscuri,
per la voglia di impossessarmi di te;
affinché tu sia per sempre mia,
affinché tu sia sempre accanto a me.

Daniele Lunardi
Marlia (Lucca), 20 anni


Giuramento a Dioniso

Dioniso,
perché non mi fai più accomodare alla tua tavola
imbandita, zuppa di una dolce vita
bagnata dal vino e da un profumo
inebriante, che apre le porte della mia mente.

O immortale Bacco,
lasciami ancora godere dei tuoi servigi,
donami l'ultima possibilità di sedere accanto a te
a godere dei tuoi beni
e rinascerò dalla terra come un uomo nuovo
ricco di bontà e malignità,
pronto ad ogni ostacolo che la vita mi pone davanti.

Beato Dio,
che mi vedi da chissà qual sterminata terra,
tra le tue vallate scorre la pace e la serenità,
che io tanto vorrei ritrovare.

Affogami ancora nei tuoi calici ricolmi di amore, passione e felicità.
Sarò un degno servitore ai tuoi occhi,
accogli la mia anima straziata da un mondo senza spazio,
dove non si trova più posto per trovare un compagno
che ami seguirti lontano
verso orizzonti dove tutto è sereno
e la tua presenza rende più viva la voglia di vivere.

Giulio Piccinonna
Bitonto (Bari), 19 anni


Un sonno mi vince

Un sonno mi vince e più non capisco.
Assente il morale,
piangente l’umore
faccio mille insensati pensieri,
è anormale il mio parlare
folle il mio gridare.
Vorrei nel sogno volare in alto
librarmi come aquila in volo
più su del dolce, perduto e indorato mondo
ispirato alla luce del sole
inebriato dalla candida purezza di un’acqua sorgiva
sottomesso ai voleri di madre natura
audace nel vincere la vil paura
capace di trovar pace senza subir le grate ansie.

Anna Piscopo
Bari, 15 anni


Rito notturno

Al limite del giorno,
quando la morte e la vita si incontrano,
ti offro il mio corpo
nudo e storpio, vuoto contenitore
in un rituale già noto.
Confusa e annebbiata
dal sonno e dalla fame.
Vorrei morderti, afferrarti, leccarti:
ma è solo sbattito di mascelle nel nulla,
e vuoto tra le mani
e non sapore
Vuoto. Quando la morte e la vita si incontrano.

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