Luigi Varlese
Non è una festa
Si, fratelli nostri
degli anni passeranno ancora.
Frettolosi file riarse
nel tempo si confonderanno.
Migliaia saranno disoccupati
alle porte delle officine,
nelle fabbriche, nei cantieri.
ma invano stazioneranno.
Madri proletarie
manderanno gridi d’angoscia,
penose dei loro piccoli nati
da mariti carcerati in pena.
Oh uomini! che scendete
a combattere le solenni battaglie;
Oh donne ! che albeggiate,
non crediate che sia una festa.
Per una sola ricchezza male acquisita
non sia dramma nella collettività sociale.
Onorate prima chi s’affanna con sudore!
Oh uomini! Oh donne
fraterni sorrisi di fede,
veglieranno con armi inerte,
davanti a fiaccolate o vessilli simboleggianti.
Pensate ai vostri figli, ai fratelli vostri, ai genitori;
quelle voci soavi no le vivrete più!
Si! Fratelli! Ripassate la storia:
le epoche remote non festeggiano armonia
anche oltre il duemila “presente”
Salvatore Violante
*
resta la catalessi della gente del Sud
e lo smeriglio, questa pietra dura,
resta la storia antica di paure
la calce bianca i santi
nelle campane di vetro.
*
il sisma ha scosso qui le fondamenta
di case marce, un sisma buono
certo pietoso
non è quel cataclisma che si dice
antichi sono i morti tumulati
ed è variato solo il cimitero.
*
no, non poeta sono ché il poeta
raccoglierebbe il senso, la misura…
io stento a puntellare del passaggio
l’ombra che disorienta, che s’orienta
dietro la deformata sua figura.
da: Sulle tracce dell’uomo, Marcus Edizioni, Napoli 2009
Salvatore Violante
Risparmio energetico II
M’illumino se penso all’oro nero
ridotto sgocciolante per un crac.
Come balletto a ritmo, le caviglie
van sopra i tacchi
rimarcando quelle,
tortuose, rassodate, tonde e belle:
chiare lune gemelle.
Oh i cilindri
di gemiti-bielle,
le cinque-cento fisse,
in serie e fuori
con dentro amori elastici
e consumi,
spenti dai lumi.
Festeggiano berline. Le penombre
concordano misure sopra l’onda
che fonde cavalcando e si sottrae.
Vedi? Ti sento, luce, mugolare
dentro ferme vetture al lungomare.
Per vie deserte l’aria è fina fina
pedoni d’ombre tracciano il cammino
tenendosi per mano nella notte.
Il mondo è assai più vero in poca luce,
l’occhio s’abbaglia al troppo, e non traduce.
Carmine Vitale
Secondigliano
Spesso il tempo passa cosi
Alle case dei puffi
Perché qui non serve la bellezza
Il dito non arriva al cielo azzurrino
Come se non fosse sabato mattina
Non c’è tempo per fare colazione
Si cercano i figli
C’è per strada una infinità di oggetti
Amuleti
Sedie sgangherate teste di bambole
bandiere di cartone con la scritta Marlboro
le gambe mordono l’asfalto
demoni offesi inchiodati in vecchi scantinati
si appartengono si sentono
la conoscenza durerà a lungo
la conoscenza non durerà a lungo
l’aria esplode vuota
come una bolla
nessuno trema per le cose perdute
e così ,così da un parrucchiere esce una donna
con i capelli bene in vista appena pettinati
domani è il mio compleanno
quest’inverno le previsioni dicono nevicherà
il calzolaio incide sul tacco
un bimbo bacia la nonna che piange
il sole s’allunga sulle carrozzine dei bambini
su un girotondo di polsi caviglie catene
si sente il rumore delle rotaie
gli occhi di una ragazza cominciano a bollire
qui tutto è possibile
un prato fiorito
una discarica
Ognuno si tiene stretta la chiave
Si arrotolano le maniche
Come fiumi si gonfiano le vene.
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