FABRIZIO ODDI
SACRE CŒUR (17-5-1984)
Eri là. Lo sapevo. Mi aspettavi:
tangibile, in quell'immenso
silenzio: dopo tutto, anche
quello struggente amore.
Pure ormai le lacrime,
piano dolcemente mi chiamava
la Tua pace: fermati, resta,
rimani. Ma dovevo andare.
E le tue vetrate multicolori
"Per te che sei..."
ed io... chi ero?
Così solo a rubare momenti
di gioia, un piccolo animo
che soffriva senza riuscire
a morire. Eppure nel tuo calmo
bizantino splendore ancora
volevo restare.
... Ma allora,
allora tutto era compreso, aveva un senso
anche il mio amore.
I terribili e meravigliosi giorni
passati. Il freddo e splendido opera vivace
per un attimo reso. La gotica traboccante
soave di canti Notre Dame. Il fiume di luci
irreali degli Champs Elysées in una sera
così triste. La Tour Eiffel e Montparnasse
superbi e alti su Parigi. Spensierate
compere nelle seducenti Galeries Lafayette.
Il Louvre e i suoi tesori invisibili, solo
asciutto disperato pianto e vivere... ancora.
E una sera di capodanno,
una musica così dolce,
qualche ballo, il calore
del suo dolce viso, quasi
senza riuscire a crederci,
lì lontano da casa,
lì incontenibile e inaspettata,
lì la tua presenza felice.
... e un tenue bacio affettuoso.
SONO TE (20-6-1984)
Bambina mia, un cielo limpido
di ricordi sereni ti sussurrerà ancora
di me nel tuo profondo cuore.
Ricordi?
Sulle mie ginocchia giocavi
spensierata e il tuo piccolo volto
delicato con dolcezza carezzavo.
Con una brezza leggera
avrei voluto soffiar via
lontano il tuo dolore,
con un bianco fiore asciugare
le tue lacrime d’oro.
Nel grembo della terra e del cielo
sono vivo per sempre e in questi
tristi giorni ti sono vicino
silenzioso.
... E i tuoi capelli piano,
mentre dormi ormai stanca,
carezzo la sera.