Il giapponismo letterario, che l’esperienza della rivista “Diana” valorizzava
nel primo Novecento, assunse un’importanza fondamentale in quello che fu
definito punto di snodo della poesia modernista italiana che trovò a Napoli il
crocevia più frequentato e il momento di punta del suo rinnovamento formale,
e può essere ricondotto all’urgenza di rintracciare le fonti di una autenticità
espressiva ed esistenziale. Napoli è stata, infatti, una delle prime città europee
a divulgare la poesia giapponese in Occidente attuando, nei primi anni
del Novecento, un legame ininterrotto con le seduzioni dell’arte orientale.
Nell’ambito stesso della poesia giapponese, si era registrata una significativa
spinta all’occidentalizzazione della scrittura poetica ad opera di diversi autori
che introdussero l’uso delle strofe e di altre tecniche letterarie occidentali fino
ad allora sconosciute in Giappone, e ciò fece sì che sorgesse una reazione in
favore del vecchio stile, reazione che si raccolse intorno alle figure dei coniugi
Yosano, Tekkan (1873-1953) e sua moglie Akiko (1878-1942). Nel 1916
Harukici Shimoi, fervendo a Napoli in pieno l’avanguardismo postvociano
della “Diana”, rivelò su questa rivista, a un gruppo di giovani studiosi, i cristallini
incanti della nuova poesia giapponese. Con Shimoi, il poeta Elpidio
Jenco (Capodrise 1892 - Viareggio 1959), tradusse Tsuchii Bansui e soprattutto
Akiko Yosano No, di cui ne apprezzava la grazia femminile e il fresco alito
innovatore. La poetessa si proponeva di conseguire effetti sublimi con una
semplicità quasi rudimentale di mezzi restituendo al lirismo quella forza
immediata di emozione: l’attimo solo, il puro momento essenziale saputo
cogliere e tradurre in un sintetismo nudo e commosso di parole indispensabili.
L’importanza di Akiko, per la poesia erotica giapponese, anticipando il
movimento di emancipazione femminile e di libertà sessuale, è fondamentale.
La sua raccolta Midaregami (Capelli arruffati, 1901) contiene i più appassionati
e sensuali tanka del Novecento.
Spingendo dolcemente
ho schiuso quella porta
che chiamiamo mistero.
Mammelle turgide
strette nelle mani.
Opponendosi alle convenzioni della tradizione, la poesia di Akiko Yosano
canta con singolare sensibilità l’istanza della donna giapponese, contro il
moralismo religioso e la repressione sessuale.
Senza parlar del come,
senza pensare al poi,
senza chiederci fama o nome,
qui, amando l’amore,
tu e io ci guardiamo.
I suoi componimenti furono considerati di una sensualità invereconda e
sorprendente.
Stringi il mio seno,
apri il velo del mistero.
Un fiore vi sboccia,
cremisi e fragrante.
Se qui adesso
ripenso al percorso
della mia passione,
somigliavo a un cieco
senza paura del buio.
Ho sentito, non so perché,
che tu mi aspettavi
e sono uscita. Nella notte
improvvisa spuntò la luna
sui campi in fiore.
Fino ai primi anni del 1900, la situazione della donna in Giappone rimase
invariata. Il sostanziale fallimento dei primi impulsi femministi è da mettere in
relazione prima di tutto al fatto che non vi furono contatti tra le donne entrate
in politica e le comuni lavoratrici (e questo problema, come è noto, si è
storicamente verificato in quasi tutte le società che sono state scenario di lotte
per i diritti civili).
Nella storia della letteratura giapponese, la produzione letteraria femminile
occupa un posto predominante: i primi grandi romanzi in lingua giapponese,
infatti, furono scritti dalle dame di corte e vennero presi a modello da
tutti i letterati dei secoli a venire. La loro comparsa diede l’avvio ad un vero
stile femminile codificato, che pose le basi alla cosiddetta “narrativa dell’Io”.
Secondo una frase di Akiko Yosano, il riemergere della donna giapponese
nel ventesimo secolo, poteva essere raffigurato come il risveglio di un vulcano
addormentato: il potenziale espressivo della donna, a lungo messo a tacere
dalle restrizioni sociali, si preparava ad esplodere in tutta la sua veemenza.
Le poesie di Akiko si resero immediatamente note per la loro audacia e anticonvenzionalità,
che le resero anche fonte di scandalo. I tanka di Midaregami
sono caratterizzati da una vivace sensualità considerata piuttosto esplicita
secondo i canoni dell’epoca.
Senza chiederci
se sia giusto o sbagliato
se la vita futura
se la fama…Tu e io
ci amiamo ci guardiamo