poeti e poesia - poesia italiana - club poeti - scrivere poesie - poesia - pubblicare poesie - elio pecora - pablo neruda - alda merini - poeti contemporanei - pubblicare

Nome e cognome:

Telefono:

Email:

Messaggio:

*obbligatorio - inviando il presente modulo accetto la legge 196/03 sulla privacy


BRUNELLA BRUSCHI
“I FUTURISMI E LA FEBBRILE INSONNIA”
(Dopo un secolo, immaginando di rivolgermi a Filippo Tommaso Marinetti)

La novità che invoca
dinamiche simultaneità
- manate di parole essenziali -
che sovvertano ordini
convenzionali
nel - far saltare il tubo del periodo
le valvole della punteggiatura
i regolari bulloni
dell’aggettivazione -
dipinge un’ansietà di reinventare
la lezione del verso
solcando analogie sempre
più vaste
nel dire già diverso
che libera da schemi letterari
e languidi stupori
arcaizzanti
(lotta all’estasi, al sogno
imbracciando l’umore
estemporaneo
d’alogiche beltà).
Il tuo messaggio intrinseco
all’azione
d’una eversiva sazietà
all’appannaggio
d’ogni violenza recidiva
(che brandiva manganelli ante litteram
per uccidere il chiaro di luna
e incendiare musei)
in male e in bene
impronta il secolo più breve
inneggiando all’artistica fortuna
della velocità
dello schiaffo e del pugno
alla guerra sola igiene del mondo.
Messaggio che non tiene
per la voce cosciente
e testimone fra la gente delle calamità
di cui è foriera
questa nuova frontiera
del conflitto mondiale
per la necessità fra gli uomini
di diritto e solidarietà.
Amo di più di Vladimir lo scavo
la scabra intensità della sua voce
 “…e la pietà schiacciata dalle suole
strillava strillava…”.
Accolgo del tuo Aldo l’ilare gioco
e l’agile tratteggio scanzonato
che mette a fuoco
funzione edificante
e retorico fiato
di obsoleta poesia
lo sberleffo indiscreto e svincolato
da norme che solo alla parola
riconsegna sensi inevasi
e forme fuori via
del suo cuore sonoro
“il divertimento gli costerà caro,
gli daranno del somaro”:
il proficuo disdoro
d’un grado zero
dell’identità.
                                   
                          FU!  TU?  RI-Ssss…MO ^^^                                                
FU   verbo passatista!                                  TU                                         RI
           TU  pronome della velocità                    FU                          S-MO
RI-S(sa)  parola in libertà                                     S-MO                TU
            MO   moto=modernità                                         RI  FU

Il mondo     macchina di caleidoscopiche geometrie
                                     I suoi colori     cibo elettrico
                                                         Che ha digerito
                                                          E dimenticato
                                                                    La stasi
                                    Ecco le parole come pennellate             e schiaffi
                                                               Sbocconcellate   /  contaminate
                                                                                Viaggiano
                                                                                         Alla velocità
                                                                                                       Della luce.
Incendiate da note le cose gridano
                          Materia dinamica
                                      Gli edifici
     Vanno nelle direzioni dell’aria
                Motori accesi mandano
                               Odori di fiori
                 Che non appassiscono.
                                            Varia il gioco delle contaminazioni
                                                             L’eccitazione
                                                              Della sazietà
                                                                    Vola
Con occhi estemporanei
E solubili
Idee.

Presentazione del testo
“I Futurismi e la febbrile insonnia”

La lirica si propone di concentrare alcuni aspetti del Futurismo che si è particolarmente caratterizzato come movimento programmatico (più di dieci manifesti) ed esteso a tutte le forme artistiche, alla società, alla cultura in genere, alla politica, assumendo sfaccettature diverse e anche antitetiche nella singole poetiche dei suoi autori (per questo il titolo plurale). E’ concepita come un dialogo con l’esponente più loquace e irrequieto del movimento e ne rappresenta le componenti innovative rispetto ai linguaggi artistici e ad una visione della società insofferente di quella recente “Italietta” giolittiana prebellica, una visione decisamente eversiva.
Mentre quest’ultimo aspetto mi appare, per la verità, poco condivisibile per un qualunquismo di fondo, una certa superficialità, che equivoca energie creative e linfe vitali rinnovate assimilandole al maschilismo, allo scontro fisico, alle ideologie del conflitto e della competizione, alla visione edificante e trionfalistica della nascente società dei consumi e dell’esistenza frenetica, insomma della destituzione di un umanesimo per me necessario, invece nell’ambito che più mi interessa, quello della poesia, trovo nelle proposte dei manifesti di Martinetti e nelle citazioni degli altri esponenti del movimento, benché a volte paradossali, importanti spunti di svecchiamento, un impulso decisivo alle nuove concezioni novecentesche dell’arte e della scrittura. Affermo il mio amore per quello che ritengo il più grande rappresentante europeo del Futurismo, Vladimir Majakovskij, che lega le sue istanze di rinnovamento ad un progetto politico, sociale e culturale di maggiore consistenza, sebbene nella concreta realizzazione si sia poi rivelato fallimentare (tuttavia ispirato a valori quali la giustizia, l’uguaglianza, la democrazia). Ma soprattutto perché sa realizzare una poesia di intensa incisività, un’immagine scavata ed essenziale, una cifra originale ed inequivocabilmente novecentesca nella potenza espressiva assolutamente antiletteraria.
Allo stesso modo apprezzo con entusiasmo la metapoetica, puntuale destituzione che Aldo Palazzeschi fa della poesia paludata, per la forza innovativa, l’apertura di orizzonti che implica il ridefinire la funzione poetica e l’identità del poeta, non più vate e veggente, ma funambolo del cuore e della mente, in quel particolare inizio di secolo, vivace fucina di novità, ma credo anche di scottante attualità in questo momento, perché parimenti necessaria. L’impronta formale a cui affido questa riflessione in versi (e ciò vale anche per l’altra lirica) è un’espressività sonora e simultanea, esuberante come l’arte, la poesia e la scrittura futurista in genere, dei cui autori cito passi insieme ad alcuni celebri del manifesto parigino, e a cui mi propongo di rifare un po’ il verso.
La seconda poesia è invece un “esercizio di stile” vero e proprio, nel quale gioco con le parole e con i suoni, con l’impostazione grafica della pagina, per mostrare, come facevano i Futuristi, ma anche i poeti delle varie Avanguardie storiche di quel tempo, le potenzialità di rinnovamento espressivo del linguaggio poetico. La simultaneità, l’energia cinetica, la concitazione febbrile sono anche qui gli ingredienti del testo.