Todi è una città etrusca, fondata tra l’VIII ed il VII secolo a.C. dagli Umbri (che si stanziarono dall’altra parte del Tevere, rispetto agli Etruschi) col nome di Tutere, che significa città di confine. Si sviluppò particolarmente fra il V e il IV secolo a.C. quando, nel 340 a.C., divenne romana acquistando posteriormente il nome di Colonia Julia Fida Tuder (I secolo a.C.), con il diritto di coniare moneta propria. Todi diede i natali verso il 1230 a Iacobus de Tuderto, Iacopone da Todi, poeta francescano, nato dalla nobile famiglia dei Benedetti. Scarso valore storico hanno gli elementi biografici desunti dalla Chronica XXIV generalium o dal Catalogus sanctorum Fratrum Minorum. La tragica morte della moglie operò un’improvvisa conversione del poeta che vestì l’abto terziario francescano e si diede, per dieci anni, a dolorose prove di mortificazione e di penitenza. Iacopone si schierò contro i conventuali a favore degli spirituali per la stretta osservanza della regola di San Francesco. L’opera principale di Iacopone sono le laudi, in numero di 90 circa, nella forma di ballate in settenari e ottonari, sono una rappresentazione impietosa della realtà umana e terrena, attaccata violentemente per la sua caducità e vanità. La poesia di Iacopone è didascalica e morale e le sue forme sono il crudo realismo che, negato spiritualmente, si afferma in rappresentazioni concrete, scabre e discordanti Le sue laudi costituiscono la storia di un’anima che dal ricordo e dalla meditazione del peccato e della miseria umana, mediante l’ascesi, con uno sforzo continuo per affermarsi sulla natura che la limita e la chiude in un cerchio di dolore, attinge, col lume della grazia, le vette della sua eterna spirituale essenza, operando secondo la volontà di Dio. La dottrina che sostiene questa esperienza è, senza esatta corrispondenza di gradi, quella desunta dalla tradizione mistica dei Vittoriani e di San Bonaventura. Quando dall’esperienza ascetica il poeta passerà all’esperienza mistica, la lirica si trasformerà in slanci dell’anima per conquistare se stessa: ansia del sentimento che sta al di là della concretezza della parola: esclamazioni, invocazioni, periodi rinfranti, cioè l’alogico che tenta di esprimere l’ineffabile. Come in tutti i mistici affettivi, anche in Iacopone l’espressione d’amore assume i colori del tempo e s’attiene agli atteggiamenti, alle movenze e alle forme dell’amore profano, quello della lirica provenzale inserito in un’ardente atmosfera religiosa che lo protende verso il puro sentimento e lo rende grido che misura le profondità dei silenzi contemplativi in cui l’anima si è obliata adorando.
Le spoglie dell’autore sono conservate nella chiesa di San Fortunato in cui vi è una tomba di quattro santi (tra cui San Cassiano) e, su di una parete del muro, un ovale con l'immagine ad affresco del beato Jacopone da Todi, da come è evidente dalla foto